ULTIMI 3 POSTI

Corso LANGUAGE DESIGN: PROGETTARE CON LE PAROLE | Milano 28 ottobre

Iscriviti ora
Home
Censura senza frontiere

02 Marzo 2001

Censura senza frontiere

di

Internet non è sempre quel paradiso di libertà che spesso si crede. A svelarcelo, l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières, che parla di paesi che lottano attivamente per mettere la museruola alle minoranze.

È la prima volta che un rapporto è costruito sulla lotta giornaliera portata avanti da alcuni stati totalitari contro la libertà di espressione su Internet.
La prima constatazione del rapporto e che “Internet ha fatto esplodere il quadro tradizionale dei rapporti di forza tra gli stati e quelli che producono informazione”.

RSF sottolinea che “i regimi più autoritari legiferano, sorvegliano, censurano con un’energia decuplicata”, ma “a oggi, nessuno stato riesce a controllare realmente il Web”.

Quanto alle democrazie occidentali, “la paura di un Internet incontrollabile, parzialmente amministrato da entità sovranazionali, si traduce in ripetuti tentativi di inquadramento legislativo”.

RSF e Transfert.net stimano “che non serve a nulla erigere un arsenale legislativo ancora più draconiano” e vedono in Internet “uno strumento ideale per aggirare la censura che l’organizzazione combatte in tutto il mondo da 15 anni”.

Lo stato più radicale nella lotta a Internet è, senza dubbio, la Corea del Nord, “solo paese al mondo dove Internet non esiste”.
Nessuna connessione è possibile, perché non esiste alcun fornitore di accessi, ne server, “cosa che non impedisce a Pyongyang di possedere molti siti di propaganda ospitati in Giappone”.

L’Arabia Saudita, che ha autorizzato l’accesso alla Rete nel 1999, si protegge con l’aiuto di un “gigantesco filtraggio degli indirizzi e dei contenuti”.
Per lottare contro la pornografia, “tutte le connessioni a siti nazionali e stranieri” passano attraverso un server installato a Djeddah.

Quanto alla Cina, “che conta già 20 milioni di internauti, ha diversificato gli ostacoli alla libera circolazione” sulla Rete: formazione di una polizia specializzata, controllo esercitato dai fornitori di accessi e responsabili dei siti, accesso vietato a molti siti stranieri, “irruzioni nei cybercafè per controllare i computer”.

Il governo cinese ha anche messo in piedi “un dispositivo legislativo estremamente repressivo”. “In meno di un anno, non sono meni di tre le leggi che sono state adottate” e almeno tre “cyberdissidenti sono attualmente imprigionati”.

Il rapporto, però, non risparmia i paesi occidentali e parla dei tentativi in Francia, Germania e Stati Uniti di far votare leggi restrittive su pressione di magistrati o gruppi ultraconservatori.

“In questi tre paesi, le restrizioni legali alla diffusione dell’informazione su Internet ci sono, oggi ancora per casi eccezionali”, stima RFS.

Vuoi rimanere aggiornato?
Iscriviti alla nostra newletter

Novità, promozioni e approfondimenti per imparare sempre qualcosa di nuovo

Gli argomenti che mi interessano:
Iscrivendomi dichiaro di aver preso visione dell’Informativa fornita ai sensi dell'art. 13 e 14 del Regolamento Europeo EU 679/2016.