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Licenze e contratti software? È ora di parlare con un buon avvocato

12 Giugno 2019

Licenze e contratti software? È ora di parlare con un buon avvocato

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Come funzionano i contratti di fornitura e cessione del software? E quelli relativi al software libero? Che cosa devo sapere se mi occupo di un progetto complesso? Ci sono risposte e anche un corso apposta.

Software e contratti: un aspetto sottovalutato

C’è ancora poca chiarezza oggi sugli aspetti legali della cessione e fornitura di software da parte di professionisti e aziende. L’aspetto più sottovalutato è proprio l’importanza del mettere nero su bianco. Troppi sono i clienti che si rivolgono a me con progetti anche in stato avanzato, senza sapermi fornire una traccia scritta univoca degli accordi presi con il loro interlocutore o partner. E allora, nell’eventualità di una causa legale, ci troviamo nella fastidiosa (ed economicamente dispendiosa) situazione di dover ricostruire gli accordi presi attraverso un intricato puzzle di email, preventivi, fatture, a volte anche scambi di messaggi di Whatsapp. Purtroppo è abbastanza diffusa questa mentalità un po’ provinciale secondo cui se chiedi di formalizzare gli accordi sotto forma di contratto sei un pignolo rompiscatole, uno che non si fida, uno che preferisce far perdere tempo con questioni meramente formali. Nel mondo dello sviluppo di tecnologia forse questo atteggiamento è ancora più amplificato perché la velocità e la fluidità con cui l’innovazione spesso viaggia non è compatibile con i tempi più lenti e le forme più rigide della burocrazia; e quindi chi sviluppa tecnologia risulta spesso più insofferente all’idea di fermarsi un attimo per mettere per iscritto gli accordi e magari parlare con un legale prima di partire con i progetti (invece di parlarci solo a frittata fatta).

Ci vuole chiarezza sugli aspetti legali anche quando si usa software libero

Ho iniziato la mia carriera proprio dal free software e conservo in me la speranza di poter un giorno proporre anche un corso come Strategie e modelli contrattuali per cedere e acquisire software in versione specificamente dedicata al mondo open source. Ad ogni modo, dalla mia esperienza vedo sempre meno casi in cui il software viene sviluppato completamente da zero, mentre vedo sempre più situazioni in cui gli sviluppatori cercano di partire da una base di codice preesistente e possibilmente disponibile proprio secondo i principi del software libero. E questo anche da parte di aziende che non sono minimamente interessate a sposare quella causa. Perciò, anche se il software libero non è argomento specifico del mio corso, di certo non mancheranno una panoramica sui principali modelli di licenze open source ed esempi pratici di riutilizzo di codice preso da progetti di questo tipo.

Da dove si parte per sapere chi è tutelato dalla legge e come

Se ci riferiamo alla legge italiana sul diritto d’autore (che poi sarà la normativa principale cui faremo riferimento nel corso), è tendenzialmente più a favore di colui che sviluppa. La tutela nasce automaticamente con l’atto della creazione e dunque il copyright è originariamente dell’autore, il quale poi potrà trasferire la titolarità di questi diritti al committente. Fa però eccezione il caso in cui lo sviluppatore lavori come lavoratore dipendente; in quel caso i diritti vengono direttamente acquisiti dal datore di lavoro. Bisogna comunque considerare che, a seconda dei casi, può capitare che chi commissiona lo sviluppo di un software dia anche delle direttive creative molto chiare, precise e costanti; in quel caso l’attività creativa (e quindi anche i diritti d’autore) sarebbero di entrambi.

Dove sta il valore da tutelare e come lo si calcola

Ore lavorate? Righe di codice? Un contratto di consulenza? Canone o forfait, licenza d’uso oppure cessione di diritti? La risposta è dipende. Dipende dal modello contrattuale. Se rientriamo nel caso della cessione di diritti, si paga per diventare proprietari dell’opera. Se rientriamo nel caso della licenza d’uso, in realtà si paga solo per avere il permesso ad utilizzare il software. Infine, se siamo nel modello software as a service, stiamo pagando solamente per avere l’accesso a un servizio. Oltre a questi tre modelli classici, possiamo anche ricadere in casi più simili ad un rapporto di consulenza professionale, dove invece si paga per le ore/uomo necessarie per realizzare una soluzione o per intervenire/customizzare una soluzione preesistente.

Avvocati e innovazione possono funzionare assieme

Qualcuno dei miei corsisti forse resterà sorpreso di apprendere che esistono avvocati capaci di comprendere le principali esigenze di chi sviluppa software e che sanno parlare la stessa lingua di chi fa innovazione. La mia speranza è che chi partecipa al corso esca da quella giornata con una solida infarinatura, che gli permetta quantomeno di notare le questioni più essenziali e di porsi la domanda giusta al momento giusto.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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