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Catastrofi? Si salva solo l’azienda previdente

16 Novembre 2001

Catastrofi? Si salva solo l’azienda previdente

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Gli attentati e la distruzione del World Trade Center, oltre allo spaventoso tributo di vittime, ha insegnato anche una lezione.

Alcuni inquilini delle due torri gemelle hanno potuto riprendere le loro attività il giorno stesso degli attentati, grazie a sistemi informatici di “soccorso”, mentre altri sono rimasti paralizzati o mutilati per settimane.

Una cosa che ha fatto scattare il campanello di allarme in numerose aziende che si sono chieste come continuare a lavorare e anche solo a sopravvivere in caso di catastrofe.

L’abbiamo accennato ieri, parlando dell’apertura del Comdex. Proprio a questo importante salone mondiale dell’hi-tech le aziende hanno cercato di darsi una risposta.

“C’è ormai una grande richiesta per tutto quello che tocca la gestione di catastrofi e la prosecuzione delle attività di fronte a un tale scenario”, ha detto Stanley Quintana, vicepresidente della AT&T.

Per una settimana, tutte le aziende situate nella parte sud di Manhattan non hanno potuto accedere ai loro locali anche se erano stati risparmiati dagli attentati, visto l’imponente cordone di sicurezza installato intorno a quello che rimaneva del World Trade Center.

Per quelle, poi, che avevano gli uffici all’interno delle torri, hanno perduto locali, infrastrutture e anche, questo molto più grave, buona parte dei loro impiegati.

“In caso di catastrofe – stima un po’ cinicamente il direttore della società di servizi informatici Big Apple Technologies, John Burke – dovete essere in grado di continuare a consegnare i vostri prodotti e servizi e di presentare un flusso continuo di soldi ai vostri banchieri”.

Alcuni giganti della finanza mondiale, come Merrill Lynch e American Express, hanno attività e infrastrutture di soccorso fuori da Manhattan.
Questi sistemi di soccorso sono dotati di reti di computer e hanno nelle memorie copia di tutti i file e cartelle importanti.

“Nelle sei ore trascorse dopo gli attentati – racconta Robert Naylor, responsabile del gruppo di servizi informatici americani EDS – American Express aveva collegato la sua rete di soccorso e riprendeva le transazioni”.

Altri sono stati meno fortunati e ancora a due mesi dagli attentati sono costretti ad arrangiarsi alla bene e meglio. Come il direttore generale di una grande azienda finanziaria di New York che continua a lavorare da casa sua.

Ma, anche nei casi più fortunati come quello dell’American Express i locali fisici si sono dimostrati insufficienti. Racconta Robert Naylor che gli impiegati che non sapevano più dove andare a lavorare, sono affluiti in un centro dove c’era posto solo per 85 persone.

Lo stesso concetto di catastrofe, dopo gli attentati dell’11 settembre è cambiato nelle teste di molti dirigenti.
“Prima dell’11 settembre – spiega Naylor – si pensava piuttosto a scenari tipo inondazioni del centro dati informatico e un disfunzionamento di cinque giorni”.

Molte aziende si erano preparate, dotandosi di centri di comando, per il baco del millennio, e subito dopo hanno abbandonato queste operazioni anche perché costose.

Infatti, se per le grandi aziende dotarsi di servizi e strutture di soccorso risulta un costo tutto sommato sopportabile, per le piccole e medie aziende risulta oneroso per i loro bilanci.

“Bisogna valutare i rischi e decidere se sono accettabili”, conclude Quintana.
E aggiunge John Burke: “la maggior parte delle aziende dedica dall’1 al 5 % del loro budget informatico alla preparazione in caso di catastrofi. Questa cifra dovrà chiaramente aumentare”.

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