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Case, Cose, Internet

14 Luglio 2014

Case, Cose, Internet

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Semplificare e velocizzare sono paradigmi obbligatori in sistemi di complessità crescente. Per godere, con calma, di tutto il resto.

Si avvicina rapidamente l’era in cui qualunque dispositivo sarà connesso a una rete globale. Nel 2011 oltre il 61 percento delle case italiane risultava già coperta da Wi-Fi e credo che l’odierna situazione sia solo in miglioramento.

Non siamo nemmeno ultimi in classifica, a dimostrazione che la semplificazione la sposeremmo volentieri – in questo caso evitando costosi cablaggi via cavo – se non fosse che parecchie zone del nostro paese non hanno ancora accesso a nessun tipo di banda digitale; ma questo è un altro discorso.

La diffusione del Wi-Fi – 800 milioni di installazioni previste entro il 2016 – ci dice che siamo pronti, in tutto il mondo, a collegare in rete tutto il possibile. Dalle attuali Smart-TV ai sistemi di allarme, dalle lavastoviglie ai frigoriferi, passando per porte, finestre, lampadari e perfino automobili, per il controllo remoto della temperatura di casa prima di arrivare.

L’interesse è altissimo: Apple ha recentemente annunciato HomeKit, piattaforma di controllo e comunicazione dei dispositivi casalinghi, mentre Google non s’è fatta attendere acquisendo per 3,2 miliardi di dollari un’industria di termostati intelligenti, Nest, che evidentemente non limiterà la sua offerta ai soli controllori di temperatura.

Nest

Termostato intelligente a prova di complessità.

Dov’è l’inghippo? Nell’usabilità, nella necessità assoluta di assenza di attriti con la gestione di ogni singolo dispositivo. Ve la immaginate una lavastoviglie il cui portello non si apre fino a che non inserite una password? Nemmeno si venga a proporci di collegarla a un account Google, o a quello Facebook. Sarebbe come costringere ogni membro della famiglia, ma anche la domestica e l’addetto alla manutenzione, a mantenere un portafoglio di account di ogni altro membro della casa frequentata, per non parlare di luoghi pubblici come alberghi, ristoranti e chissà cos’altro. Ingestibile.

Lavatrice smart

Per favore non chiedeteci la password.

Come ha affermato Genevieve Bell, antropologa e direttrice della divisione User Experience di Intel in una recente intervista rilasciata alla testata MIT Technology Review, le questioni aperte sono veramente molte e rappresentano una bella sfida, anche perché

Le città di tutto il mondo sono molto diverse l’una dall’altra e raggruppano persone con culture ed esigenze diverse. Questo significa che ci sono molte ragioni differenti per le quali si desidera collegare le infrastrutture di una città a Internet. In una città potrebbe avere senso monitorare i parchi, mentre in un’altra ciò potrebbe sembrare troppo invadente e invece sarebbe una buona idea monitorare la presenza di squali al largo della costa.

Un intreccio di sicurezza, di usabilità, di tecnologie e di esigenze diverse che non ostacolerà l’Internet delle Cose, a patto che siano progettate tenendo presente la cultura di chi le userà.

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