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Carta di credito? Meglio l’impronta di un dito

07 Giugno 2002

Carta di credito? Meglio l’impronta di un dito

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Addio alle vecchie carte di credito? L’assalto a questo sistema di pagamento continua e nascono nuove tecnologie pronte a rimpiazzarlo.

Già oggi, negli Stati Uniti alcuni consumatori possono utilizzare una nuova tecnologia basata sul riconoscimento delle impronte digitali, al posto delle carte di credito per effettuare pagamenti.

Appena nata, però, questa nuova tecnologia suscita problemi legati alla protezione della privacy.

Sono più di 2 mila i clienti del negozio Thriftway, nella west Seattle, che hanno dato le loro impronte, informazioni sulle loro carte di credito e il loro numero di telefono per partecipare a un progetto pilota gestito dalla società californiana Indivos.

Possono acquistare nel negozio e, una volta fatto il conto della spesa, pagare passando semplicemente un dito sullo scanner di riconoscimento.
“Io lascio sempre il mio portafoglio in auto o me lo dimentico negli altri pantaloni – spiega un cliente alla AP – Non ho l’impressione di un’intrusione nella mia vita privata, vedo piuttosto il lato pratico”.

Come è abbastanza comprensibile, questa nuova tecnologia non fa altro che legare l’impronta digitale a un conto bancario o a una carta di credito.
Ma cosa succederebbe se qualcuno approfittasse di possibili falle nel sistema?

È quello che si chiedono alcune organizzazioni di difesa della privacy, tenuto conto che negli Stati Uniti non esiste una legge nazionale sulla vendita di informazioni e di database riguardanti le impronte digitali. Dunque, come dice uno dei rappresentanti di queste organizzazioni “potrebbero esserci abusi”.

Eppure, questo nuovo servizio ha avuto un grande successo a sentire l’entusiastico commento di Paul Kapioski, proprietario del negozio.
Da che è partito il 1 maggio, “molti clienti sono venuti a iscriversi direttamente – spiega il proprietario – Penso che il sistema sarà diffuso entro qualche anno”.

Mentre questa tecnologia è anche utilizzata in alcuni negozi del Texas, un ristorante della catena McDonald’s in California aveva dato l’ok per la sperimentazione, salvo poi rinunciare. Sembra che la stessa catena stia studiando altri metodi di pagamento elettronico.

La procedura per registrare la propria impronta digitale non è proprio rapidissima. Bisogna passare almeno cinque volte lo stesso dito sullo scanner perché risulti un’impronta leggibile che, poi, viene digitalizzata e conservata nel database di Indivos.

Insieme al “dito” bisogna poi dare gli estremi di un conto bancario o di una carta di credito e registrare un numero a sette cifre, utilizzato per aiutare la ricerca dell’impronta nel database.

Per pagare, bisogna passare il dito e digitare il numero di sette cifre. L’impronta viene confrontata con quella in memoria sui computer.

Se il pagamento avviene attraverso carta di credito, il cliente deve sempre e comunque firmare la ricevuta, oppure se il pagamento è legato a una carta bancomat, digitare il PIN.

Scontata, poi, l’assicurazione della Indivos, secondo la quale questa tecnologia è a prova di ladro e non c’è modo di aver accesso a un’impronta e di violare il sistema.

In ogni modo, sarà meglio dotarsi di un paio di guanti in lattice per non lasciare impronte in giro.

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