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Canada: limiti alla conservazione delle e-mail da parte dei fornitori d’accesso, in caso di sospensione del contratto con l’abbonato

13 Novembre 2002

Canada: limiti alla conservazione delle e-mail da parte dei fornitori d’accesso, in caso di sospensione del contratto con l’abbonato

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Un'abbonata del fornitore d'accesso canadese Inter.net ha intentato un'azione giudiziaria contro quest'ultimo, accusandolo di avere sospeso l'abbonamento, senza dargliene comunicazione, e di aver illegittimamente trattenuto e conservato i messaggi di posta elettronica a lei diretti, senza provvedere a inoltrarglieli. Il Commissario canadese per la protezione della vita privata ha ritenuto fondate le argomentazioni dell'abbonata

La signora Nancy Carter, ex-abbonata di Inter.net, ha recentemente citato in giudizio il suo fornitore d’accesso a Internet, accusandolo di aver conservato i suoi messaggi di posta elettronica dopo la sospensione dell’abbonamento, senza averle inviato alcun messaggio che la informasse della cessazione dell’attività di recapito delle e-mail.

La querelante ha, perciò, avanzato una richiesta di risarcimento dei danni, per un ammontare di 110.000 dollari canadesi, sostenendo di aver perso un’occasione di lavoro offertale in un messaggio che non le era stato recapitato da Inter.net, durante il periodo di sospensione.

In seguito al mancato pagamento dell’abbonamento, infatti, il fornitore d’accesso aveva sospeso il servizio alla signora Carter e aveva conservato i suoi messaggi di posta elettronica senza inviarglieli e senza fornirle nessuna comunicazione in proposito.

Al termine di una lunga trattativa, l’interessata aveva ottenuto la risoluzione del suo contratto di abbonamento, ma aveva scoperto che tra i messaggi conservati dal fornitore durante il periodo di sospensione, ce n’era uno che conteneva un’offerta di lavoro.

La signora Carter si era, perciò rivolta, in un primo tempo, al Commissario canadese per la protezione della vita privata, che il 28 agosto 2002 aveva emesso un parere a lei favorevole, invitando i fornitori d’accesso a non raccogliere i messaggi degli abbonati in caso di sospensione, senza informarli preventivamente.

Il Commissario ha, infatti, chiarito che la raccolta e conservazione dei messaggi di posta elettronica da parte dei provider, in attesa del pagamento dell’abbonamento, costituisce una forma di utilizzazione dei dati personali “non compatibile con le finalità per le quali la società raccoglie ordinariamente le e-mail per conto dei propri clienti”, ed ha ritenuto che tale pratica costituisca una violazione del Federal Personal Information Protection and Electronic Documents Act, che vieta la raccolta dei dati personali senza il consenso dell’interessato.

In seguito a questa decisone Nancy Carter ha deciso, poi, di rivolgersi ad un giudice per chiedere di essere risarcita.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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