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Caccia ai pirati: ennesima battuta d’arresto per la Techland

06 Febbraio 2008

Caccia ai pirati: ennesima battuta d’arresto per la Techland

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Anche per i giudici francesi, la società non potrà usare gli indirizzi IP per identificare gli internauti che scaricano illegalmente i suoi videogiochi

Che la tutela della riservatezza personale prevalga su quella del diritto d’autore sembra ormai un principio consolidato. Dopo le pronunce del Tribunale di Roma e della Corte di Giustizia Europea, infatti, ora anche il Tribunal de Grande Instance di Parigi ha respinto le richieste che la Techland, società polacca produttrice di videogiochi, aveva rivolto ad alcuni provider, per ottenere i dati degli internauti che scaricavano illegalmente un videogioco di sua produzione, Call of Juarez.

Il caso francese

La società polacca si era rivolta alla società svizzera Logistep, per rilevare, sulle reti peer to peer, gli indirizzi IP dei pirati. Con questi dati la Techland ha identificato gli internauti sorpresi a scaricare il videogioco, ai quali ha fatto inviare dal proprio legale una lettera di messa in mora, dal contenuto “poco ortodosso”, nella quale quest’ultimo proponeva di definire bonariamente la questione, evitando loro un giudizio molto costoso, a condizione però che l’internauta si impegnasse per iscritto a non scaricare più il videogioco, a cancellare le copie di Call of Juarez sia dal disco fisso che da ogni altro supporto e, sopratutto, versasse alla Techland l’importo di € 400, a titolo di risarcimento forfetario dei danni subiti.

Molti provider francesi avevano però opposto resistenza nel consegnare i dati degli utenti corrispondenti agli indirizzi IP fornitigli dalla Techland e hanno portato la questione in tribunale, ottenendo ragione: l’avvocato di Techland, conservando le liste degli indirizzi IP senza il consenso della CNIL (il Garante per la privacy francese), aveva agito illegalmente, in quanto questi indirizzi sono da considerarsi dati personali.

Techland ha impugnato questa decisione, ma con esito sfavorevole. Il Tribunal de Grande Instance di Parigi, infatti, lungi dal mettere in discussione «il motivo incontestabilmente legittimo» della società, di voler far cessare i comportamenti illeciti degli internauti che le creano un pregiudizio, sostiene però che, essendo gli indirizzo IP dei dati personali, per conservali occorre preliminarmente ottenere l’autorizzazione della Cnil. Sostanzialmente si tratta di una questione procedurale che ha comunque privato la Techland della possibilità di identificare i pirati che hanno illecitamente scaricato il videogioco di sua produzione.

La società polacca è stata citata – per le medesime ragioni – anche in Svizzera, luogo dove ha sede la società Logistep, dall’associazione Razorback. Il Preposto Federale alla protezione dei dati ha stabilito che non sono state rispettate le norme in materia di trattamento dei dati personali e ha chiesto alla Logistep di «astenersi dal trattare i dati personali in questione». Logistep ha trenta giorni per decidere se seguire o meno questa Raccomandazione; in caso negativo, il Preposto potrà investire della questione il tribunale amministrativo.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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