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Bozza di proposta di un Programma Nazionale di Ricerca sul tema freeware

25 Febbraio 1998

Bozza di proposta di un Programma Nazionale di Ricerca sul tema freeware

di

Dal Centro Elaborazione Numerale dei Segnali del C.N.R. Politecnico di Torino.

1. LO SCENARIO INTERNAZIONALE DELL’INFORMATICA

1.1 La posizione dell’Italia

E’ ben noto che il nostro Paese occupa una posizione di arretrata
retroguardia sullo scenario internazionale delle tecnologie e dei
prodotti dell’informazione. Tutti gli indicatori relativi al mercato,
alla diffusione dei prodotti, alla produzione industriale nel settore
collocano l’Italia sotto le medie europee, che sono a loro volta molto
inferiori ai dati corrispondenti dei due paesi leader, Stati Uniti e
Giappone.

Nel 1996, ultimo anno per il quale disponga di dati consolidati, il
mercato italiano dell’informatica valeva 23.050 miliardi di lire contro
un mercato mondiale di 603 miliardi di dollari, nettamente al di sotto
di quel 3.4% che rappresentava il contributo italiano al reddito
mondiale. La spesa informatica italiana per cittadino era pari a 253
dollari, contro 909 di Stati Uniti, 741 del Giappone, 523 di Gran
Bretagna, 512 della Germania e 489 della Francia. Anche rapportata al
PIL, tale spesa (1,4%) appare nettamente inferiore non soltanto a
quella dei due paesi leader (3,1% per gli USA, 1,8% del Giappone), ma
anche a quelle dei tre piu` importanti paesi europei (2,8%, 1,9% e 2,0%
di Gran Bretagna, Germania e Francia, rispettivamente).

Su 100 addetti soltanto 26 lavoratori italiani dispongono di un
personal computer, contro 68 americani e circa 40 per gli altri paesi
europei. Di questi soltanto 17 usano la posta elettronica, contro 67
americani, 65 inglesi e 30 tedeschi. Il numero di personal computer
collegati a un modem e’ nel nostro paese soltanto pari al 4% contro
l’87% degli Stati Uniti e il 20% della Germania.
……………omissis
Fell’informazione sono molto preoccupanti, i corrispondenti dati
pertinenti la produzione, come soggetti industriali, di quei prodotti
e quelle tecnologie appaiono disastrosi. Consumiamo poca informatica
e ne produciamo pochissima. Il caso della Olivetti, che non e` piu`
un’azienda industriale in senso stretto, e quello della Telettra, che
e` divenuta parte della francese Alcatel con una conseguente
delimitazione del ruolo, sono emblematici della scelta del sistema
industriale italiano, tutto concentrato sulle tecnologie e sui prodotti
maturi.

Il nostro Paese ha fatto proprio, o quanto meno ha accettato, un
modello della divisione internazionale del lavoro che delega ad altri
lo sviluppo delle tecnologie di punta, e delle tecnologie
dell’informazione in particolare, e lascia a noi tecnologie e comparti
tradizionali. E’ una scelta economicamente sbagliata, perche’ i
comparti di punta sono caratterizzati da valori aggiunti e profitti
piu` elevati, e strategicamente pericolosa, perche’ le tecnologie sono
sinergiche l’una con le altre, e non si puo` trascurarne una senza
implicitamente danneggiare tutte le altre.

1.2 Il software italiano

Nel 1996 il mercato italiano del software e dei servizi relativi ha
raggiunto il valore di 12.590 miliardi di lire, che diventano 14.850 se
si considera anche il fatturato “captive” di imprese informatiche verso
le loro capogruppo. I valori e i tassi di crescita di questo mercato
sono ancora una volta nettamente inferiori alle corrispondenti medie
europee, a loro volta molto minori dei dati di Stati Uniti e Giappone.
La spesa procapite italiana per software e servizi e` stata pari a 126
dollari contro 571 degli USA, 346 del Giappone, 301 della Francia, 276
della Gran Bretagna, 242 della Germania. Analoghe differenze si
riscontrano nella spesa per occupato e nel rapporto fra la spesa e il
P.I.L.

Dei 12.590 miliardi di lire che rappresentavano il mercato italiano del
1996, 4600 miliardi erano rappresentati da prodotti software e altri
2068 miliardi corrispondevano ai fatturati per lo sviluppo e la
manutenzione di programmi su commessa. La quota rimanente era
rappresentata, in misura pressoche’ uguale, dalle consulenze, i servizi
di integrazione di sistemi, la fornitura di servizi di elaborazione
dati, formazione e “outsourcing” a vari livelli.

I dati riportati non mettono in chiara evidenza tutta la dimensione del
ritardo del nostro Paese in questo settore. Ad esempio, non spiegano
che soltanto il software prodotto su commessa nasce nel nostro Paese,
che quasi tutto il software di base – sistemi operativi, linguaggi e
compilatori, strumenti e ambienti di sviluppo – e la grande maggioranza
del software applicativo sono importati dall’estero, che le
esportazioni di software e servizi collegati sono praticamente
inesistenti. Piccolissimi paesi come la Finlandia o paesi del terzo
mondo come l’India ci surclassano in questo settore. Forse, soltanto il
comparto delle noci di cocco vede una bilancia commerciale cosi’
sbilanciata sulle importazioni. Non e` strano, poiche’ la cultura delle
tecnologie dell’informazione e del software in particolare e` diffusa
nel nostro Paese, soprattutto a livello del management che opera le
scelte, come le piantagioni di noci di cocco.

1.3 Tecnologie soffici e terzo mondo

Nella seconda meta` degli anni `70, in una serie di studi approfonditi
sulla realta` mondiale, personaggi molto noti della cultura, della
politica e dell’industria di quegli anni intravidero nell’avvento delle
tecnologie dell’informazione un’opportunita` di progresso per i paesi
in via di sviluppo.
……………………………………….

Quei rapporti furono tutti caratterizzati da un grande ottimismo,
ispirato dalla constatazione che le tecnologie dell’informazione hanno
un contenuto intrinseco di materie prime ed energia praticamente
trascurabile. Essendo il contenuto di quelle tecnologie puramente
intellettuale ed essendo l’intelligenza umana distribuita nella stessa
misura su tutti i popoli della terra (come osservava Cartesio), le
stesse opportunita` di sviluppo tecnologico ed economico avrebbero
dovuto aprirsi al paese ricco e a quello povero.

A venti anni di distanza dal momento in cui uomini animati da acuta
intelligenza e ideali forti, come Brandt, Mc Namara, Shiller,
Mitsubishi, Schreiber, Peccei, sognavano un futuro migliore, basato
sulle nuove tecnologie e sull’industria dell’informazione e costruito
su una stretta collaborazione internazionale, non soltanto constatiamo
che il divario tecnologico, industriale ed economico fra paesi ricchi e
paesi poveri non e` diminuito per l’avvento delle tecnologie
dell’informazione, e anzi e` cresciuto, ma rileviamo amaramente che le
stesse tecnologie dell’informazione si sono diffuse quasi
esclusivamente nei paesi del Nord.

Il mercato dei calcolatori, degli apparati e delle reti di trasmissione
dati, dei satelliti, delle stesse linee e apparecchi telefonici e`
dominato dagli Stati Uniti, e` presente in misura inferiore ma
significativa in Europa e nell’Est Asiatico, ed e` praticamente
inesistente nei paesi in via di sviluppo. Il divario gia` molto alto
nel consumo di tecnologie e di prodotti informatici diventa abissale
dal punto di vista della produzione industriale: i paesi in via di
sviluppo utilizzano poca informatica e poche reti, e producono
pochissimi prodotti e tecnologie per i due settori dell’elaborazione e
della trasmissione dei dati. Al limite, il mercato del software, che
teoricamente avrebbe dovuto essere il piu` aperto ai contributi di
tutti, registra praticamente un unico protagonista: gli Stati Uniti
d’America.

Il dominio dei paesi del Nord, e degli Stati Uniti in particolare, non
si limita all’area delle tecnologie e dei prodotti dell’informazione,
ma si estende ai contenuti culturali della stessa informazione,
comprensivi di valori morali, norme giuridiche, regole politiche e
tutto cio` che costituisce il modello dell’universo.
……………………………….
Cosi, contrariamente a quanto si aspettavano Brandt e gli altri
studiosi che si rifacevano al suo rapporto, il monopolio dei paesi
ricchi sulle tecnologie “soffici” e sui prodotti dell’industria
“leggera”, anzi “leggerissima”, dall’informatica alle
telecomunicazioni, dal software, che dell’informatica e delle
telecomunicazioni costituisce l’anima economicamente piu` preziosa,
sino al giornale, al libro, allo spettacolo, e` ben piu` accentuato del
monopolio sulle tecnologie e sui prodotti “duri”, quelli tradizionali,
dall’edificio all’automobile.

A nostro giudizio, le difficolta` che incontrano i sistemi industriali
deboli nell’entrare nei comparti delle tecnologie soffici derivano
essenzialmente dalla natura “non industriale” della cosiddetta
“industria del software” e piu` in generale dell’industria dei prodotti
“leggeri”.
………………………segue una teoria delle ragioni economiche per cui
sistemi economici ricchi diventano sempre piu’ ricchi ecc.ecc…….
……………………………………….

1.4 L’avvento del freeware

Nel 1990 uno studente ventenne dell’universita` di Helsinki, Linus
Torvalds, che si diletta nello scrivere programmi per calcolatore
trascurando lo studio, decide di comprarsi un computer nuovo.
…..segue la storia di Linux…………………..

Oggi LINUX e` operante non soltanto sull’architettura del personal
computer Intel, ma anche su altre piattaforme importanti, come McIntosh
della Apple e Alpha della Digital. Si calcola che sia stato installato
su circa due milioni di calcolatori, che sono soltanto l’uno per cento
del parco macchine dominato da Microsoft, ma che rappresentano forse la
popolazione piu` acculturata del mondo degli informatici.

Quello di Linus Torvalds non e` che un esempio di un modello di
attivita` collettiva che vede nel mondo migliaia di protagonisti, da
raffinati ricercatori a dilettanti appassionati ma talvolta
superficiali, da singoli professionisti a vere e proprie imprese, da
privati e piccolissime organizzazioni a grandi istituzioni pubbliche e
grandi associazioni di imprese e istituzioni.

E’ nato cosi il “freeware”, software distribuito gratuitamente sulla
rete, che chiunque, in qualunque parte del mondo, puo` acquisire in
pochi minuti e fare proprio per eventuali correzioni, modifiche o
adattamenti.

Non sempre il software acquisito dalla rete puo` essere liberamente
commercializzato. Talora il progetto puo` essere utilizzato
gratuitamente soltanto per un limitato periodo di tempo, oppure puo`
essere utilizzato ma non rivenduto. Comunque, i prodotti piu`
interessanti dai punti di vista “scientifico-tecnico” e
“industriale-commerciale” sono “freeware completo” nel senso che sono
distribuiti in forma sorgente e quindi possono essere modificati,
corretti e adattati a specifiche esigenze; possono essere utilizzati in
altri prodotti senza alcun versamento di “royalties” a chi ha
sviluppato il prodotto; possono essere distribuiti commercialmente,
ossia “rivenduti”, senza alcun limite; possono essere modificati e
rivenduti senza alcun vincolo.

Abbiamo contato oltre cinquecento siti di Internet, ciascuno dei quali
mette a disposizione dei visitatori moduli software e relativa
documentazione completamente “free” per coprire una specifica area
applicativa. Sono globalmente molti milioni di istruzioni, per
l’equivalente, secondo la valutazione di alcuni studiosi, di oltre
cento miliardi di dollari che sono comunque virtuali poiche’ i prelievi
di software dai siti della rete non sono accompagnati da trasferimenti
di valuta. Sul fuoco sacro della Rete si fonde l’intelligenza
informatica mondiale riproducendo l’antico rito africano di quando ogni
membro della tribu` portava al pentolone il proprio contributo libero
per il pasto collettivo.

2. IL PROGETTO FREEWARE

2.1 Obiettivi

Si e` accennato nel precedente paragrafo 1.3 al fatto che importanti
organizzazioni scientifiche si sono attribuite ruoli di
razionalizzazione del “freeware” e coordinamento delle attivita` di
sviluppo relative. Questo lavoro ha avuto comunque una prevalente
caratterizzazione scientifica e non ha mai avuto finalita`
industriali.

L’obiettivo centrale del progetto qui proposto e` invece rappresentato
dalla sistematizzazione organica, a fini industriali, comprensiva del
lavoro di certificazione e di ampliamento, ove necessario, del
materiale disponibile. Il sogno e` fare dell’ Italia la capitale
mondiale del “freeware”. Quattro aree di attivita`, concettualmente
sequenziali ma praticamente interallacciate, caratterizzeranno il
lavoro da svolgere.

Nella prima area si produrra` un inventario dell’esistente, insieme a
una prima grossolana valutazione e classificazione. Il risultato del
lavoro sara` rappresentato da un sito pubblico, dotato delle
fondamentali funzionalita` della sicurezza, e soprattutto della mutua
autenticazione sito-visitatore con certificazione delle firme,
contenente le informazioni di sintesi di ogni frammento significativo
del freeware, insieme ai relativi puntatori in rete. L’informazione
testuale sara` scritta in inglese, italiano, francese e tedesco.

La seconda area di attivita` avra` come obiettivi centrali la
valutazione e la certificazione dei singoli prodotti o linee di
prodotti. La valutazione sara` effettuata dal duplice punto
scientifico-tecnico e industriale-commerciale, con enfasi sulle
implicazioni di progresso scientifico, sulla rilevanza applicativa,
sulla dimensione del bacino d’utenza potenziale.

In questa fase, si procedera` separatamente per linee applicative
verticali, selezionate sulla base dei criteri indicati e delle risorse
disponibili. Nel paragrafo successivo sono indicati alcuni esempi non
esaustivi di aree applicative su cui si propone di concentrare
l’attenzione.

La terza area di lavoro, strettamente interconnessa con la seconda,
sara` finalizzata alla produzione della documentazione e della
manualistica dei singoli moduli software certificati. Tale
documentazione dovra` riguardare sia gli aspetti delle funzionalita` e
delle prestazioni offerte dai singoli prodotti, sia quelli
dell’operativita` del codice sorgente. In altri termini, si dovra`
consentire all’utente non professionale di utilizzare senza troppe
difficolta` il programma applicativo, come ad esempio il sistema di
videoscrittura, e si dovra` mettere il professionista software nelle
condizioni di installare, correggere e modificare un sistema operativo
o un ambiente di sviluppo.

La documentazione tecnica potra` essere prodotta solo in lingua
inglese; quella funzionale dovra` essere scritta almeno in italiano,
inglese, francese e tedesco.

Il risultato di questa terza area di attivita` sara` costituito da una
serie di “compact disk”, uno per ciascuna linea di prodotti
significativa.

La quarta area di attivita`, la piu` complessa e interessante dal punto
di vista scientifico, sara` volta a completare le linee di prodotti
disponibili con moduli nuovi, necessari per completare vere e proprie
“suite” di sistemi operativi, strumenti e ambienti di sviluppo, sistemi
per la gestione di basi di dati, ambienti di rete, programmi
applicativi per l’ufficio o, al limite, per la gestione e il controllo
di processi produttivi. Ovviamente, non si potra` coprire tutto
l’universo delle aree applicative attualmente occupate dai molti
programmi del mercato, ma si dovra` operare scelte precise, che tengano
conto della rilevanza scientifica, della dimensione del bacino
d’utenza, della fattibilita` economica. Cosi`, pare opportuno
orientarsi prevalentemente al mondo del personal computer, in
considerazione della sua dimensione, e alle aree applicative delle
reti, dei “data base”, dell’ufficio.

Eccezionalmente i sottosistemi attuati per l’integrazione di “freeware”
esistente e di moduli nuovi sviluppati nell’ambito del progetto
potranno prevedere anche un ruolo per prodotti disponibili sul mercato
purche’ di basso costo per l’utenza e a condizione che i produttori
coinvolti accettino l’integrazione del loro software nei nuovi
strumenti.

2.2 Aree di attivita`

Senza pretendere di essere completi e, soprattutto, senza voler
anticipare scelte di carattere strategico che competeranno alla
direzione del Programma , si indicano alcune aree di intervento che mi
paiono particolarmente interessanti dal punto di vista delle finalita`
indicate nel successivo capitolo 3.

Sistemi operativi

Ovviamente il mondo LINUX-UNIX sara` al centro del progetto……
……………………….

Ambienti di programmazione
………………….
……………………
Sistemi di videoscrittura e altri prodotti per l’ufficio
……………………..
……………………..

Sistemi per la gestione di basi di dati
……………………..
……………………….
Strumenti per la grafica e il design
………………………
………………………..
Programmi per la sintesi di suoni, voce o musica
………………………
……………………….

Videogiochi e altre applicazioni multimediali
………………………..
………………………….

Strumenti per la gestione di reti

Molto del software utile per la gestione di reti di calcolatori e per
l’attuazione dei protocolli di comunicazione appartiene al mondo del
“freeware”. In particolare, forse la maggioranza del software di
comunicazione per Internet – protocolli del mondo TCP-IP, strumenti di
monitoraggio e gestione, moduli “proxy”, software dei “communication
server”, “mail server” e “www server” come ……………
…………………

Applicativi per Internet

L’importanza del “freeware” di questo settore, associato al ben noto
quadro del mercato ove alcuni concorrenti aspirano all’egemonia
assoluta, hanno portato alla distribuzione gratuita anche di alcuni
prodotti commerciali, come i ben noti “browser”.
Un sottocapitolo a parte e` costituito dalle macchine virtuali per
Java, come ………………..
………………………
Software per la sicurezza

Il problema della sicurezza informatica e’ caratterizzato da molti
aspetti, i piu` noti dei quali sono sicuramente la crittografia, la
mutua autenticazione con la tecnica della chiave pubblica e della
chiave privata e, strettamente legata all’autenticazione, la firma
elettronica. Le ben note norme imposte dal Pentagono per ragioni di
sicurezza militare, che vietano l’esportazione di programmi di
crittografia con chiavi piu` lunghe di 40 bit e di programmi di
autenticazione basati su chiavi piu` lunghe di 128 bit, hanno aperto
uno spazio molto esteso ai programmatori europei e molto del loro
lavoro e’ “freeware”. ………
………………………

……………segue la descrizione di aspetti organizzativi………
…………………………………………..
………………………………………….
2.3 Durata e costo del progetto

La struttura modulare del progetto consentira` di dimensionare gli
obiettivi in funzione delle risorse disponibili.

Una prima macrofase di attivita` , della durata di tre anni,
consentira` di operare nelle aree indicate nel precedente paragrafo
2.2, con una spesa molto variabile in funzione del settore prescelto.
Mediamente saranno necessari circa 10 miliardi per ciascuna area
tematica, per un costo complessivo di circa 100 miliardi.

La valutazione del costo di un’area tematica media deriva dalle
seguenti stime:

– inventario dell’esistente: 2 anni-uomo;
– certificazione dell’esistente: 6 mesi-uomo per ciascun modulo
acquisito, per un totale di 5 anni-uomo;
– documentazione funzionale dell’esistente: 5 anni-uomo;
– documentazione strutturale dell’esistente: 10 anni-uomo;
– definizione degli obiettivi industriali del sottoprogetto, delle
specifiche funzionali di ogni modulo e dei requisiti di concatenazione
con gli altri moduli: 10 anni-uomo;
– riprogettazione dei singoli moduli in un quadro di integrazione
globale: 4 anni-uomo;
– sviluppo di circa 40 moduli elementari, di lunghezza media pari a
circa 10.000 istruzioni: 80 anni-uomo.

3. BENEFICI ECONOMICI ATTESI PER IL SISTEMA PAESE

Un primo ordine di benefici economici derivera` dal miglioramento della
bilancia commerciale attraverso una drastica riduzione delle
importazioni di prodotti software. La particolare natura del progetto,
che ha, come primo obiettivo nel tempo, la valutazione di prodotti gia`
esistenti e non lo sviluppo di nuovi, consentira` di ottenere questo
primo ordine di benefici economici gia` nell’arco di pochi mesi. Al
termine del progetto questo beneficio potrebbe essere dell’ordine di
mille miliardi di lire all’anno o piu`.

Un secondo ordine di benefici economici derivera` dagli incrementi di
produttivita` e dai miglioramenti della qualita` del software
applicativo prodotto dalle aziende italiane. Infatti, la produzione
del software applicativo sopra gli strati di un “freeware” certificato,
ben noto, disponibile in forma sorgente e quindi flessibile e
modificabile, appare piu` semplice e piu` idoneo al rispetto dei
dettami di una corretta “software engineering” che non l’utilizzo di
strumenti del mercato venduti soltanto in formato eseguibile, poco
trasparenti, chiusi e rigidi. Questo ordine di benefici appare di
difficile valutazione economica; tuttavia, si tenga presente che i
miglioramenti incideranno su un complesso di attivita` valutabili
intorno a duemila miliardi di lire all’anno.

Un terzo ordine di benefici economici e` connesso ai servizi di
consulenza sul freeware, che costituiscono un mercato nuovo, appena
sbocciato ma destinato a una rapida crescita. Un successo scientifico
del progetto potrebbe attribuire alle aziende e alle istituzioni
pubbliche del nostro Paese la “leadership” mondiale di questo mercato,
con ritorni culturali ed economici di dimensioni difficilmente
valutabili oggi, ma certamente molto importanti.

Colloco soltanto al quarto livello i benefici economici diretti che
potrebbero derivare dalla vendita sul mercato internazionale dei
programmi applicativi costruiti sul “freeware” di base. In effetti,
nessun principio o norma giuridica vieterebbe di sviluppare software
per il mercato utilizzando moduli “freeware”, e cio` potrebbe anche
avvenire nell’ambito delle iniziative promosse dal programma nazionale
qui proposto. Ad esempio, un’azienda che nell’ambito del programma
avesse sviluppato un foglio elettronico per LINUX potrebbe offrirlo al
mercato internazionale anziche’ esporlo gratuitamente nella vetrina di
Internet. Tuttavia, non ritengo politicamente corretto che cio`
avvenga. Scopo centrale del progetto deve essere l’estrazione e la
raffinazione dei prodotti di quell’enorme miniera che ha il nome di
“freeware”, ed e` dovere del nostro Paese contribuire alla crescita di
questo patrimonio collettivo rispettando la sua logica e la sua etica.

Per queste ragioni, i benefici economici derivanti dalla vendita di
prodotti software costruiti sul mondo del “freeware” potranno essere
prodotti soltanto da aziende che non godano di finanziamenti pubblici
per questa iniziativa, oppure da qualunque soggetto dopo la conclusione
del progetto. Infine, saranno enormi, anche se difficilmente
valutabili, i benefici indotti sul medio e lungo periodo dalla crescita
culturale collettiva che il progetto determinera`. Nel settore delle
tecnologie soffici e in particolare nel comparto del software, nessun
fattore di successo e` piu` importante della cultura
tecnico-scientifica, una cultura che deve essere vasta, profonda,
estesa sul dominio professionale e sul territorio geografico, sinergica
con gli altri capitoli del sapere tecnologico. In virtu` della sua
prevalente componente di studio rispetto a quella dello sviluppo, un
progetto dedicato al “freeware” appare ideale per accrescere quella
cultura collettiva delle strutture pubbliche e private della ricerca
che e` stata, ed e`, uno dei fattori di successo piu` importanti dei
sistemi industriali dominanti.

4. FREEWARE ED ECONOMIA SOLIDALE

Il successo del Progetto qui discusso potrebbe rappresentare una
novita’ molto importante dal punto di vista sociale e politico. La
riflessione sociologica degli ultimi anni ha conferito molto risalto a
un terzo settore dell’economia, dopo il mercato e lo stato (2). E’ il
settore del volontariato, che interessa oltre cinque milioni di
italiani e comprende un ampio spettro di attivita’, dal lavoro,
soprattutto femminile, nell’ambito della famiglia, all’assistenza agli
anziani e ai malati. …….
…………………..

Sul piano delle concrete realizzazioni non e` mai esistito un modello
puro, ma indubbiamente il modello di economia monetaria e di economia
mista monetaria e non monetaria nelle diverse articolazioni che si
concretizzano nella formula “piu` mercato o piu` stato” hanno guidato
l’organizzazione sociale ed economica moderna e contemporanea.,

L’inadeguatezza di un modello improntato ad una pura logica di mercato
e la crisi del “Welfare State” hanno riacceso l’interesse per forme
di regolazione sociale in disuso come la reciprocita`, il principio di
regolazione economica e sociale proprio di sistemi istituzionali
precedenti la regolazione del mercato, finalizzate alla creazione di
una attivita` economica radicata in una relazione sociale,
caratterizzata da forme di cooperazione e di solidarieta`. E hanno
messo in evidenza, come documenta un dibattito ormai ricchissimo
l’importanza di un modello economico che integri principi economici,
sociali e ridistributivi. La combinazione di queste tre principi
costituisce il nucleo di una economia solidale riattualizzata da
numerose pratiche sociali che si sono sviluppate in questi anni per
rispondere ad una domanda sociale sempre piu` complessa e pressante
soprattutto per quanto riguarda la richiesta di lavoro e di servizi
sociali, esperienze che fondano la loro proposta di intervento
concreto su un modello che concilia i valori di economia e
solidarieta`.
…………………………
……………………………..
“Il “freeware” puo’ essere collocato in questo nuovo quadro di
un’economia solidale, indipendentemente dalle motivazioni o dalla
vocazione di chi lo produce, innovatore intellettuale o mercante o
francescano. Tuttavia, rispetto alle esperienze sopra citate, due
novita’ importanti lo caratterizzano: la sua collocazione in un
contesto internazionale e il suo fondamento tecnologico.

Sarebbe molto bello che l’Italia assumesse il ruolo di guida mondiale
del “freeware”. Oltre ai benefici scientifici ed economici sopra
elencati, il nostro Paese trarrebbe anche utili di immagine non
effimeri.

……………………..

L'autore

  • Angelo Raffaele Meo
    Angelo Raffaele Meo è un informatico e accademico italiano. Professore emerito del Politecnico di Torino, in pensione dal 2010, è un pioniere dell'informatica italiana, noto per le sue posizioni a favore del software libero open source.

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