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Blog e democrazia elettronica, un connubio in evoluzione

03 Marzo 2005

Blog e democrazia elettronica, un connubio in evoluzione

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C'è chi inizia a credere nel potenziale della democrazia elettronica e chi, invece, ancora non ne intuisce fino in fondo i punti di forza, lasciandosi sovrastare dagli evidenti punti di debolezza. Ecco un esempio

Un battage online aveva presentato, già a giugno 2004 e poi ripreso a dicembre 2004, la notizia che la cittadina di Milton Keynes (GB) e il suo consorzio di sviluppo territoriale stessero per decidere di usare un blog come canale preferenziale di diffusione e di recepimento feedback del proprio operato, consistente nel definire le strategie di crescita del piccolo nucleo urbano inglese per i prossimi 30 anni.

Il consigliere laburista White giustifica questa richiesta con la scarsa risposta in termini di efficacia di altri strumenti e canali comunicativi unidirezionali, quali brochure e comunicati stampa. L’e-democracy è risultata un’appetibile modalità comunicativa bidirezionale di semplice moderazione. Il blog, in più, può fornire una chiara rappresentazione di
come si sia evoluta nel tempo una determinata posizione, ad esempio in tema di pianificazione del territorio, individuando in questo modo responsabilità e posizioni di tutte le parti coinvolte senza mezzi termini.

È questo l’elemento fondamentale su cui si basa l’evoluzione dell’e-democracy: la responsabilità politica vincolata alla temporalità o, esasperando il concetto, la tracciabilità delle scelte politiche in ogni fase del loro sviluppo.

La Comunità Europea preme affinché la partecipazione democratica si esprima in un sistema multicanale e continua a finanziare progetti coordinati da funzionari illuminati e avallati da politici. In genere si tratta di testare software di content management con funzionalità interattive, destinati a mettere in rete divisioni, dipartimenti o interi enti pubblici con altri omologhi per dimensione, colore politico o caratteristiche morfologiche e/o socio-economiche (avendo come obiettivo generale la crescita della comunicazione tra enti e tra questi e i cittadini).

Esempi sono i progetti AVANTI (Added Value Access to New Technologies and services on the Internet), EDEN (Electronic Democracy European Network) e SmartGov. Al sacro fuoco che anima la volontà dei funzionari non può che corrispondere un tiepido interesse del contraltare politico, con le conseguenze immaginabili.

Buona parte della classe politica attuale si troverebbe, infatti, nella necessità di studiare nuovi sistemi di motivazione della decisione politica che permettano “just-in-time” di dare un indirizzo chiaro nella sua struttura generale (rendendo trasparenti anche gli orientamenti e interessi in competizione), pur garantendo negoziabilità con il singolo cittadino su aspetti più o meno marginali.

A un recente meeting dedicato alla democrazia elettronica presso la Camera dei Deputati inglese, lo studioso Phil Noble ha dichiarato: “Siamo all’inizio dell’inizio dell’inizio. Probabilmente stiamo utilizzando solo il 20% delle possibilità del Web”. Conferma alle tesi sopra esposte si ha anche dal commento di Stephen Coleman, professore di e-democracy all’Oxford Internet Institute. Secondo il docente inglese, “I messaggi monolitici non funzionano più”: i politici sono stati lenti nel rispondere a una variazione nel sentire pubblico, che è ora meno deferente delle generazioni precedenti e meno incline ad assorbire messaggi passivamente.

Ecco perché l’iniziativa di Milton Keynes e i progetti di altre 20 municipalità (sponsorizzati dall’Office of the Deputy Prime Minister inglese) non sono ancora operativi.

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