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Bloccati i fondi per la raccolta dei dati personali dei passeggeri che volano negli Stati Uniti

26 Giugno 2003

Bloccati i fondi per la raccolta dei dati personali dei passeggeri che volano negli Stati Uniti

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Dopo le innumerevoli critiche ricevute, è stato accantonato per qualche tempo il progetto CAPPS II, per la raccolta dei dati personali di tutti i passeggeri europei in volo da, per o attraverso gli Stati Uniti

Il 17 giugno scorso, una Commissione parlamentare americana ha revocato lo stanziamento di fondi inizialmente previsti per il Computer Assisted Passenger Pre-screening System II (CAPPS II) – di cui ci siamo già occupati in questo sito – il programma volto a registrare i dati personali di tutti i passeggeri europei che viaggiano da o per gli Stati Uniti o, addirittura, li attraversano senza fare scalo.

La Commissione europea, il 5 marzo 2003, aveva raggiunto un accordo con le autorità doganali americane, con il quale aveva autorizzato questo genere di raccolta di dati.

L’European Digital Rights (EDRI), una federazione di associazioni europee di difesa della vita privata e delle società civili aveva subito lanciato una campagna contro questo “trasferimento illegale” dei dati personali relativi ai passeggeri europei, invitando questi ultimi ad inviare due lettere-tipo di reclamo, i cui modelli erano stati messi a disposizione degli utenti, sul proprio sito.

La prima avrebbe dovuto essere indirizzata alle compagnie aeree, per chiedere quali fossero le informazioni in loro possesso sul proprio conto e quali di queste erano state trasmesse alle autorità doganali americane.

La seconda lettera – che, invece, avrebbe dovuto essere indirizzata alla propria autorità nazionale di protezione dei dati personali – consisteva nella domanda di apertura di un’inchiesta sull’accordo intervenuto tra l’Europa e gli Stati Uniti, sul trasferimento dei dati personali.

Anche il Parlamento europeo, il 13 marzo scorso, ha votato a larga maggioranza una risoluzione che respinge l’accordo, ritenuto privo di una base giuridica e ha esaminato la possibilità di adire la Corte di giustizia.

Il CAPPS II, frutto di una richiesta degli Stati Uniti, fondata sull’Aviation and Transportation Act, una legge americana approvata in seguito agli attentati dell’11 settembre 2002, è da tempo sotto accusa da parte delle organizzazioni che si occupano della difesa della libertà personale, a causa dei molti abusi cui dà luogo.

Reporters sans frontières ha recentemente denunciato che sei giornalisti francesi sono stati costretti, al momento della loro discesa dall’aereo, a lasciare immediatamente il territorio americano. Molti altri passeggeri, omonimi di soggetti ricercati dall’FBI, sono stati sistematicamente bloccati al momento dell’imbarco.

L’American Civil Liberties Union (ACLU), prendendo le difese di due attivisti pacifisti, ai quali è stato impedito di imbarcarsi su un aereo, ha denunciato il Department of Homeland Security, con l’intento di bloccare CAPPS II.

Il 13 giugno scorso, anche il gruppo di lavoro sulla protezione dei dati personali presso la Commissione europea, chiamato “Articolo 29”, ha pubblicato un secondo “Parere sul livello di protezione assicurato dagli Stati Uniti per la trasmissione dei dati dei passeggeri”, molto critico, come già il primo.

Il gruppo di lavoro ha precisato che la raccolta di informazioni contenute nelle banche dati delle compagnie aeree e richieste dagli Stati Uniti riguarda all’incirca 11 milioni di passeggeri all’anno. Pertanto, “il volume delle informazioni che deve essere trasferito va ben oltre ciò che può considerarsi adeguato, pertinente e non eccessivo”, così come esige la direttiva europea relativa alla protezione dei dati personali, in applicazione del principio di proporzionalità.

La direttiva europea prevede inoltre che i dati personali raccolti non devono essere conservati che per un periodo di tempo limitato. Secondo Articolo 29, invece, nel caso di CAPPS II, i dati vengono conservati per un tempo troppo lungo (si parla di alcuni mesi e, in qualche caso, di anni).

È, poi, necessario chiarire quali sono i soggetti pubblici autorizzati a ricevere questi dati.

Conformemente alla direttiva europea – prosegue Articolo 29 – i passeggeri dovrebbero avere diritto d’accesso e di rettifica dei dati raccolti; diritto che non viene riconosciuto dalle leggi americane.

La Commissione parlamentare americana ha ora bloccato l’ulteriore stanziamento di fondi a favore della Transportation Security Administration, la società alla quale era stato affidato il compito di sorvegliare i passeggeri e raccoglierne i dati personali, in attesa che il progetto venga rivisto, in modo da placare le proteste.

Dal canto suo, la National Academy of Science è stata incaricata di emanare, entro il 31 dicembre 2003, una raccomandazione contenente un monito a CAPPS II, affinché non leda le libertà civili dei passeggeri.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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