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Big Media e blog: convergenza inevitabile?

03 Aprile 2006

Big Media e blog: convergenza inevitabile?

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Negli Stati Uniti, studi e analisi ribadiscono la complementarietà tra mezzi di comunicazione vecchi e nuovi. Tra chiaroscuri e indecisioni

«I blogger condividono contenuti, discutono tra loro e aggiungono elementi a una storia in modo dialettico. Ecco perché oggi la blogosfera è la fonte d´informazione più vitale in America». Questa la conclusione di un articolo, apparso recentemente sul sito del quotidiano britannico Guardian Unlimited, a firma Arianna Huffington, scrittrice e protagonista dei blog liberal a stelle e strisce con il seguitissmo HuffingtonPost.com. Ma se l´affermazione è decisamente robusta, va innanzitutto messa nel giusto contesto, come sintetizza un altro passaggio dello stesso pezzo: «I blog e i new media stanno trasformando il modo in cui viene disseminata l´informazione, come è evidenziato dalla quantità di testate tradizionali che immergono collettivamente la punta delle dita nel laghetto dei blog». Un rapporto che va diventando sempre più simbiotico, centrato sull´integrazione continua e diffusa di fonti disparate, piuttosto che sulla reciproca esclusione o sulla guerra aperta che altri insistono a suggerire.

Lo conferma una ricerca curata da WebWatch per conto del Consumer Report: pur se la televisione rimane la fonte principale per l´informazione mainstream, l´11% degli americani interpellati dichiara di aggiornarsi sull´attualità esclusivamente online e il 76% di aver visitato un giornale web negli ultimi mesi. Ancora, tra i navigatori regolari, oltre un quarto (27%) aggiunge di aver seguito almeno un blog – pur se soltanto il 12% crede in quel che vi legge generalmente, a fronte del 56% che ritiene invece accurate e credibili le notizie diffuse da quotidiani e telegiornali. Rispetto a queste ultime, però, i lettori vorrebbero notare una distinzione più chiara e tra il contenuto originale della redazione e quello degli inserzioni: lo richiede il 69% dei rispondenti, con una crescita del 10% rispetto all´ultimo sondaggio del 2002.

Una fluidità che forse viene fotografata ancor meglio dalla terza edizione annuale sullo stato del giornalismo statunitense, denominata The State of the News Media 2006, appena pubblicata dal Project for Excellence in Journalism. Affrontando in dettaglio l´attuale andamento dei diversi ambiti mediatici, l´analisi riprende proprio quegli ultimi dati sui blog del Consumer Report, sottolineando tuttavia un punto importante: «All´alba del 2006 è chiaro che gli Americani considerano Internet con una prospettiva sempre più complessa. Il fascino del web sta nella sua convenienza, interattività, diversità e controllo. Eppure, più la gente usa il web e meno sembra credergli. I siti più affidabili sembrano essere quelli dei media tradizionali. Anche se la gente legge i blog, ad esempio, ne rimane sospettosa. Li seguono per l´energia, l´argomentazione e l´autenticità che vi trova, non per l´informazione nuda e cruda. Con sempre maggior frequenza, sembra che il pubblico acceda a parti diverse di Internet per motivi diversi».

Il giornalismo online è ancora adolescente, suggerisce lo studio, e in quanto tale sta imparando a muoversi. Riesce a fare un po´ di soldi, ma non è ancora in grado di mantenersi da solo e non sa bene cosa vuol fare da grande. Le news online diventeranno sinonimo di velocità e puntualità, oppure di maggiore profondità d´analisi? S´incrementerà la comunicazione e il dialogo con il pubblico, per arrivare a un nuovo tipo di giornalismo dei cittadini? O piuttosto cresceranno gli inserzionisti di nicchia? Elementi certo presenti nei vari siti analizzati, pur se mai tutti insieme, e in tal senso la funzione dei blog sarà ancora quella di setacciare e scandagliare i media mainstream alla ricerca dei dettagli assenti o dimenticati. Non è vero che la blogosfera sia una creatura parassitaria, insiste il team di Project for Excellence in Journalism, quanto piuttosto un fenomeno «idiosincratico», qualcosa che s´avvicina a un concertato forum civico mediatico, espresso con toni e nomenclatura tutti propri.

In questo scenario altalenante e ricco di chiaroscuri va infine ad incastrarsi la ricerca guidata da Jay Rosen (nella foto in alto), blogger autorevole e professore di giornalismo alla New York University, tesa a individuare i migliori giornali dotati di blog. Partendo dall´analisi delle sezioni riservate ai blog di 100 quotidiani nazionali (con oltre 100.000 abbonati paganti all´edizione cartacea), si è arrivati ai top 20, passati al microscopio per studiarne la qualità e l´originalità dei contenuti, l´approccio generale alla navigazione e la forma espressiva sciolta e immediata del nuovo medium. Il Blue Plate Special, questo il nome del progetto, ha visto vincere a mani basse lo Houston Chronicle con 128 punti, perché copre ognuno di tali ambiti e lo fa bene, con un ampio ventaglio di blog ben individuabili dalla pagina principale e mettendo in bella vista—prima ancora di arrivare ai blog dello staff—la sezione chiamata Chron.commons, i blog dei lettori. Dietro, a notevole distanza, troviamo il Washington Post (69 punti) e USA Today (38 punti), seguiti da testate meno blasonate. Come ha chiarito lo stesso Rosen, non si è trattato di «uno studio sui quotidiani ma sul modo in cui un medium tradizionale sta tentando di ringiovanirsi».

Da tipico work-in-progess, il Blue Plate Special va rilanciando commenti e contributi di vario tipo—incluso un report dal futuro, anno 2007, in cui Ed Cone, giornalista per Ziff-Davis Media, scrive tra l´altro: «Oggi ovviamente i giornalisti comprendono che i blog facilitano loro il lavoro e ne migliorano gli articoli, e i blog sono stati incorporati in quasi ogni fase della professione. I reporter vi inseriscono i loro appunti e li discutono con le fonti e i lettori prima di pubblicare il grande articolo, con il risultato di avere un processo più trasparante, un lavoro organizzato al meglio e una maggiore accuratezza; e l´articolo in se stesso, completo con i commenti dei lettori e delle fonti, diventa un post regolare del blog personale del reporter». Tracciando così il percorso non verso un´utopia, quanto piuttosto per un obiettivo obbligato.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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