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Benvenuti al II congresso virtuale di Antropologia e archeologia

31 Ottobre 2000

Benvenuti al II congresso virtuale di Antropologia e archeologia

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Dalle colonne dei suoi Alertbox bisettimanali, il guru della "web usability" Jakob Nielsen, tuona contro il Wap, ormai suo nemico giurato

È il II Congresso Virtuale di Antropologia e Archeologia, promosso dalla associazione Naya (Noticias de Antropología y Arqueología). NAYA è un network di studiosi di lingua spagnola, prevalentemente latino americani, che ha dato vita a partire dal 1995, a moltissime iniziative di carattere culturale e commerciale, come la produzione e la vendita di CD ROM su temi etnologici e archeologici.

Naya opera in Rete, dove il sito Internet riceve più di 30.000 visite al mese, ma anche negli atenei dell’America latina, dove organizza da alcuni anni seminari e congressi, per lo più in Argentina e Brasile. Un’altra delle attività virtuali più interessanti è costituita dalla mailing list ANT-ARQ, una delle poche di lingua spagnola e portoghese in ambito antropologico, che attualmente ha più di 750 iscritti, una cifra di tutto rispetto nell’ambito delle Humanities.

Il Congresso virtuale è tenuto per tutto il mese di ottobre e, come due anni fa, è stato possibile partecipare ai Forum, leggere o scaricare online i poster e gli interventi inviati nei mesi scorsi dagli studiosi partecipanti, eventualmente mettendosi in contatto con essi, o proponendo loro di aprire un forum all’interno del Congresso stesso.

I Forum quest’anno riguardano principalmente temi sull’Identità, la Globalizzazione, le Politiche sociali e l’Ecologia, molto sentiti in Sud America, oltre a tematiche inerenti l’Antropologia visuale, l’Antropologia urbana e problematiche inerenti patrimonio culturale e materiale (monumenti, tradizioni ecc.) dei nativi americani.

L’esperimento due anni fa riuscì bene; oltre ad una cinquantina di interventi, i forum furono complessivamente frequentati da oltre 700 persone, tra specialisti, studiosi e molti curiosi.

Il Congresso è un fenomeno interessante anche perché dimostra come, seppure la lingua e la cultura anglo-americana siano chiaramente maggioritarie in Rete, ci siano ancora possibilità per fare qualcosa nell’ambito della comunicazione culturale con uno stile (e una lingua, una cultura) diversa, e in modo eccellente.

Inoltre dimostra come la CMC sia una comunicazione “reale” e proficua, costruttiva, a tutti gli effetti, visto che permette ai partecipanti, persone di oltre 40 paesi diversi, di leggere, imparare, insegnare, discutere, comunicando e condividendo informazioni e conoscenze dalla propria scrivania, con un risparmio in termini economici notevole.

Infatti è intuitivo leggere il fenomeno collegandolo alla cronica mancanza di fondi per la ricerca, un problema pressante per molti studiosi dell’America latina; d’altro canto però appare anche come l’ennesimo display di una sempre più sentita esigenza da parte delle comunità scientifiche di aggregarsi nel cyberspazio formando knowledge networks, per condividere e scambiare informazioni e conoscenze.

Lo si può leggere anche come un tentativo di superare la frammentazione e la dispersione delle informazioni e dei saperi, sempre di più, numericamente parlando, e sempre più contraddittori, particolaristici, postmoderni.

Sito Web del Congresso

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