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Benetton vince la battaglia contro Google

07 Gennaio 2008

Benetton vince la battaglia contro Google

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Il colosso di Mountain View si era rifiutato di oscurare un blog che utilizzava indebitamente il marchio Benetton

Google Inc. è stato condannato per non aver tempestivamente soppresso o reso inaccessibile un blog, a seguito della segnalazione ricevuta da parte di Benetton in merito al contenuto illecito del blog stesso.

Benetton aveva infatti scoperto che in due blog – ospitati rispettivamente da Microsoft France e Google France – sotto lo pseudonimo di Angela Brozzi, una blogger affermava di essere stata incaricata di realizzare un servizio fotografico per il catalogo Benetton della collezione di costumi da bagno e biancheria intima. Invitava, perciò, le ragazze interessate a partecipare al servizio a inviarle delle fotografie con questi indumenti succinti.

Dopo aver infruttuosamente inviato una diffida alla blogger, perché desistesse dall’utilizzare il marchio Benetton, quest’ultimo si è rivolto alle due società che ospitavano i blog. Mentre Microsoft ha reso immediatamente inaccessibile il blog, Google si è rifiutato di prendere provvedimenti.

Nel mese di maggio, Benetton ha perciò citato in giudizio Google Inc. e Google France, notificando loro tutti i documenti comprovanti il carattere manifestamente illecito del contenuto del blog. Nonostante ciò, Google si è attivato per impedire l’accesso al blog solo a seguito dell’ordinanza del Tribunal de Grande Instance di Parigi, affermando che l’illiceità del contenuto non emergeva manifestamente dal solo fascicolo notificatogli e che, perciò, spettava al Giudice la decisione in merito. Nel mese di dicembre, la Corte d’Appello ha confermato la decisione del Tribunale, condannando Google a versare € 15.000 a Benetton e sostenendo che Google è incorso in responsabilità civile per non aver soppresso o reso inaccessibile il blog già a partire dal mese di maggio, cioè dalla data in cui gli è stata comunicata formalmente l’esistenza di contenuto presumibilmente illecito nel blog.

La Corte ha ricordato che chi ospita un blog «nel momento in cui gli vengono denunciati dei dati il cui contenuto è dichiarato illecito, non deve rimettersi all’apprezzamento del Giudice, ma deve valutare se il contenuto del blog ha un carattere manifestamente illecito e, in questo caso, sopprimerlo o renderlo inaccessibile».

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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