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Basta Microsoft: Mac al Pentagono e Linux alla Casa Bianca

16 Settembre 1999

Basta Microsoft: Mac al Pentagono e Linux alla Casa Bianca

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Interessante il pot-pourri di notizie dell’ultimora intorno a Microsoft. Il presidente Steve Ballmer annuncia le nuove iniziative finalizzate alla conquista del Web super-integrato con il desktop (comprensivi di servizi, quali un portafoglio elettronico, che i singoli siti possano riutilizzare, dietro apposita licenza), mentre ci si avvia alle fasi finali della prima parte del processo anti-trust dopo 76 giorni di tribunale, sicuramente seguite da anni di appelli e ricorsi vari. Vengono intanto scoperti nuovi problemi di sicurezza sia per Internet Explorer che per HotMail, il servizio e-mail gratuito di Microsoft, dopo che erano state appena messe le toppe al bug della settimana scorsa. Ma forse le notizie più interessanti, o perlomeno divertenti, arrivano dalle maggiori istituzioni governative statunitensi.

L’esercito USA ha annunciato di aver sostituito, seppur temporaneamente, i server Web da tempo basati su Windows NT con, udite udite, l’alternativa poco usata del Macintosh, WebSTAR. Il portavoce del Pentagono ha spiegato che ciò è dovuto a motivi di forza maggiore, ovvero come risposta ai recenti e ripetuti attacchi di agguerriti “hacker” nei sistemi informatici della Difesa. Affrettandosi ad aggiungere: “Implementeremo di nuovo Windows NT non appena ne verrà provata la maggiore sicurezza.”

Sembra inoltre che lo staff della Casa Bianca stia esaminando la “diversificazione dei sistemi operativi” utilizzati al suo interno. Si tratterebbe, in pratica, di passare a sistemi open source, in particolare al solito Linux. Anche in questo caso, cruccio maggiore dell’anonimo ufficiale vicino al presidente Clinton che ha diffuso la voce, sarebbe la scarsa sicurezza garantita da Windows NT. Una scelta più simbolica che concreta, ribattono comunque gli esperti. Ma certamente di sicuro impatto quantomeno a livello di immagine.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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