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Banda larga, in Italia fa rima ancora con impasse

09 Agosto 2010

Banda larga, in Italia fa rima ancora con impasse

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I tavoli di concertazione al ministero delle Comunicazioni sono in stallo: difficile comporre gli interessi di Telecom Italia da un lato e quelli del blocco Fastweb-Vodafone-Wind-Tiscali dall'altro

Bisogna arrendersi all’evidenza. Mettere da parte gli ultimi ottimismi. La banda larga italiana è nel pieno di un’impasse: è tutta ruotata verso un passato che ammuffisce a vista d’occhio. Il sistema Paese ha mancato anche un ultimo appuntamento: nemmeno prima della pausa estiva riuscirà a mettere un punto fermo sulle grande questioni che impediscono alla nostra banda larga di fare un passo verso il futuro. Il digital divide, la rete di nuova generazione, le risorse degli operatori mobili. I tre nodi sono sempre gli stessi, immobili, da almeno un anno. Anche il motivo di fondo dell’impasse è lo stesso: opposti interessi che si annullano a vicenda.

Il tavolo del ministero

Vediamo l’ultimo caso: il tavolo dove il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani sta cercando di mettere d’accordo Telecom Italia, da una parte, e Fastweb-Vodafone-Wind-Tiscali dall’altra. I due gruppi hanno ancora altrettanti progetti di Next generation network paralleli; il problema è che quasi ovunque in Italia è sostenibile soltanto una rete di nuova generazione (fibra ottica nelle case). Ebbene, una riunione decisiva del tavolo Romani sarebbe dovuta esserci a fine luglio, ma è stata saltata. Era ipotizzata per i primi d’agosto, ma ormai fonti vicine al ministero danno per probabile il rinvio a settembre.

Telecom non accetta di fare fronte comune con i concorrenti nelle zone redditizie della rete italiana, ma solo in quelle a fallimento di mercato. Una posizione inconciliabile con quella dei concorrenti («opposti interessi che si annullano a vicenda») e che contrasta anche con le norme del settore. Al momento, in Italia valgono le stesse regole ovunque, per la rete fissa e la banda larga: l’Autorità garante delle comunicazioni ha individuato un mercato unico, senza differenziazioni geografiche. Telecom Italia le chiede a gran voce da anni, per ottenere un alleggerimento dei propri obblighi nelle zone più redditizie.

Arrivano i “medi”

Altro tavolo, stesso impasse: Agcom sta dialogando con i vari soggetti per formulare le prime regole dettagliate alla base dell’Ngn. Gli operatori alternativi a Telecom però stanno partecipando poco. Non riconoscono l’imparzialità del Comitato Ngn, l’organismo che sta lavorando a una prima proposta di regole. Se n’è lamentato di recente Stefano Mannoni, commissario Agcom. Il che la dice lunga sul clima di sospetti che regna. Nell’impresa con cui si vorrebbe assicurare un futuro alla banda larga italiana – e quindi in generale alle nostre infrastrutture – è necessaria un’intesa del sistema Paese: l’hanno detto tutti gli esperti, oltre al presidente di Agcom e allo stesso Romani. Ma alla prova dei fatti l’intesa sembra lontanissima.

La sola novità che è arrivata, su questo fronte, è la scesa in campo degli operatori medi. Un gruppo di provider storici di internet (MC-Link, Kpn-Qwest, Panservice, Enter, Metrolink, Infracom, E4A,Unidata, Clio, Cd Lan, Flynet) a settembre fonderà una società per azioni per partecipare alla nuova rete, al fianco di quelli che ora litigano al tavolo Romani. Altri attori nel mucchio, insomma. E viste le premesse non è detto che trovino un’intesa con almeno i concorrenti maggiori di Telecom.

Il dividendo

Un altro esempio di interessi contrapposti, a danno dell’innovazione, è ormai noto: le frequenze del dividendo digitale sono ancora saldamente in mano alle emittenti tv. All’orizzonte non c’è ancora un’asta per assegnarle alla banda larga. Un’asta invece c’è già stata in Germania ed è stata fissata in Francia, Svizzera e Irlanda (nel 2011). Per ora da noi c’è solo l’ultima promessa di Romani: asta prima del 2015. Secondo esperti come Maurizio Decina e Antonio Sassano, però, bisognerebbe farla entro il 2012, pena gravissimi ritardi dell’Italia sull’avvento del 4G (quarta generazione di rete mobili). Le conseguenze di questo stato dei fatti già però affiorano evidenti, non bisogna attendere il 2012.

Le offerte dei principali operatori italiani sembrano una foto in bianco e nero: nessun reale progresso negli ultimi anni. E anzi alcune offerte hanno anche subito piccoli rincari (di Wind e Tiscali, di recente). Sono lontani i tempi in cui le velocità massime Adsl raddoppiavano di colpo, per tutti gli utenti, nel giro di pochi mesi. Del resto, si è raggiunto il limite: più di 20 Megabit sull’Adsl non si può dare. Ma anche le velocità reali non migliorano, sono sempre bloccate a 3-4 Mbps per le Adsl 7 Megabit. La conferma è ancora in un recente test basato su 50.000 rilevazioni. La via d’uscita, per superare l’impasse, è forse solo una: Agcom e il ministero dovranno spingere per imporre una posizione comune. Per far prevalere, tra gli opposti, gli interessi che più sono vicini a quelli del sistema Paese.

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