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Banda larga e Ngn, l’Italia fanalino di coda

14 Dicembre 2009

Banda larga e Ngn, l’Italia fanalino di coda

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Peggio di noi soltanto la Bulgaria e in parte la Grecia: nella connettività siamo il paese con l'offerta meno qualificata e con meno progetti per gli anni a venire

L’Italia è il solo Paese, tra i principali, ad avere due lacune allo stesso tempo: nessuna offerta banda larga oltre i 20 megabit per le famiglie né un piano finanziato da fondi pubblici per potenziare la rete. Per questa seconda lacuna ci fa compagnia solo la Spagna, che però ha già offerte a 50 e 100 Mbps. Il piano con fondi pubblici spagnolo si occupa, come quello italiano, solo di digital divide. La banda larga a 50 Megabit manca anche in Grecia, ma lì c’è un piano nazionale di 2,1 miliardi di euro per arrivare all’obiettivo. Già il fatto di doversi paragonare alla Grecia, non certo tra i Paesi più industrializzati, non fa essere allegri.

È il bilancio che è possibile mettere insieme alla luce di tutti gli annunci fatti da operatori e governi negli ultimi mesi e degli studi pubblicati. L’ultimo di questi, il più aggiornato, è di Idate ed è stato presentato il 12 dicembre. È l’analisi più completa sulla situazione delle Next Generation Network nel mondo. L’Italia fa una figura da Cenerentola all’interno di un’Europa che pure sfigura, nel complesso, al confronto con altre regioni.

A metà 2009 c’erano 54.346 milioni di abbonati Fttx nel mondo, termine con cui Idate raggruppa varie tecnologie Ngn (fibra nella casa, fino al palazzo, fino all’armadio in strada…). «L’80% è in Asia, mentre in Europa Occidentale (Russia compresa) ce ne sono soltanto 3,4 milioni, contro i 6,39 milioni del Nord America», dice Roland Montagne, analista di Idate e autore dello studio. Certo, si può dire che non vale la pena confrontarsi con Estremo Oriente e Nord America. Nel primo caso le Ngn sono fortemente finanziate dallo Stato; nel secondo caso c’è una competizione sulla banda larga ad alto livello, grazie alla grande tradizione del cavo coassiale e alla presenza di molteplici aziende infrastrutturate in rame e fibra.

Il ritardo italiano

Rimaniamo quindi in Europa, per dimostrare che i ritardi italiani sono reali e le critiche fondate: gli altri corrono, noi restiamo nel passato della banda larga. Per dirne una, ricordiamo che la sola Ngn consumer in Italia è di Fastweb e «non si espande più. Offre 30 Mbps di velocità, su fibra ottica, vero?», ci chiede Montagne. Resta piuttosto sorpreso quando gli diciamo che Fastweb dà ancora 10 Mbps, agli utenti residenziali. Perché dovrebbe aumentare la velocità, se manca la concorrenza di alto livello? Non c’è una rete via cavo, vero sprone, in molti Paesi europei, agli operatori telefonici per arrivare a 30 e 50 Mbps. Telecom Italia promette di lanciare l’offerta commerciale a 50 Mbps entro fine anno, a Milano.

Scandinavia

Situazione privilegiata in Scandinavia. Nell’immediato, ci sono le reti Ngn di TeliaSonera (Finlandia) e di B2 (Svezia), mentre in Norvegia agisce Lyse, azienda dell’energia elettrica. Svezia e Norvegia sono in testa per diffusione dell’Ngn (11-10% di abbonati, sulla popolazione). A Stoccolma la rete in fibra è della municipalità, che poi rivende l’accesso all’ingrosso. La Scandinavia si distingue anche per l’ambizione dei piani statali: 100 Mbps a tutti entro il 2015, in Finlandia; 100 Mbps al 90% della popolazione entro il 2020 e il 40% entro il 2015, in Svezia. Caso a parte l’Olanda, dove a fare Ngn sono le municipalità, con iniziative dirette: hanno raccolto fondi pubblici e, soprattutto, privati. Fa scuola il caso di OnsNet.

Francia

Tra i grandi Paesi europei, è il paradiso delle Ngn: quattro operatori in fibra ottica più uno su cavo si affrontano con velocità di 50 Megabit o (meno diffusi) 100 Megabit. È il Paese con più case coperte (6 milioni). Altri 4 milioni di case dovrebbero essere coperti con fondi pubblici entro il 2012, per dare i 100 Megabit alla maggior parte della popolazione entro il 2016.

Germania

Situazione anomala: l’incumbent (Deutsche Telekom) ha un’ampia copertura Vdsl a 50 Megabit, mentre la fibra nelle case è prerogativa dei progetti di alcune municipalità. È il caso di Colonia, che già annuncia 1 Gbps. Sulla rete dell’incumbent dovrebbe germogliare un po’ di concorrenza, nel 2010, vista la sentenza della Corte di Giustizia europea.

Regno Unito

Rispetto ad altri Paesi è un po’ in ritardo, sull’Ngn, che al momento copre solo 63.000 abitanti. Ma BT, gli operatori alternativi e quelli via cavo hanno un piano preciso, per arrivare al 34,8 Mbps entro il 2012, come dice un recente studio di Point Topic. «Lo Stato intende completare la copertura con i fondi derivanti da una tassa ad hoc, su cui c’è molta polemica», spiega Oliver Johnson, analista di Point Topic.

Spagna e Grecia

Che cos’ha la Spagna di più dell’Italia? Una rete via cavo, con cui l’operatore Ono offre i 50 Mbps costringendo Telefonica a rispondere. Telefonica sta passando da 50 ai 100 Megabit. La Grecia è ultima sull’esistente (ci fa compagnia del resto per assenza di una rete via cavo), ma ha un piano ambizioso da 2,1 miliardi (pubblico-privati) di euro in 10 anni. Bisognerà vedere se sarà rispettato; certo è che in Italia non c’è nessun piano analogo. A onor del vero, Spagna e Portogallo hanno una rete in fibra nelle case o fino al palazzo più piccola di quella italiana (di Fastweb), che per copertura è seconda in Europa solo alla Francia. Ma la nostra è una rete di otto anni fa, immobile negli ultimi tempi, sviluppata con un’architettura che ormai non è più adottata nei nuovi progetti Ngn. Non è il caso di dormire sugli allori.

Un’obiezione

Qualcuno dirà: ha senso investire sull’offerta, la rete, quando la domanda è così indietro, in Italia? Peggio di noi fanno solo Grecia e Bulgaria, confermano i dati di pochi giorni fa. Molti esperti sostengono però che sono due facce della stessa medaglia. Serve rilanciare la rete per incentivare la domanda, per portare la società (a partire dalla pubblica amministrazione) nell’era digitale. Certo, è una scommessa: non ci sono esperienza passate che confermino questo calcolo. Ma l’alternativa è rinunciare al futuro delle telecomunicazioni e rassegnarsi a diventare, tra 5-10 anni, un Paese arretrato.

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