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Banda larga, ci aspetta un altro anno di passione

11 Gennaio 2011

Banda larga, ci aspetta un altro anno di passione

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Il broadband italiano procede a strappi, tra sporadiche buone notizie, scarse certezze (soprattutto sul fronte governativo) e qualche novità. Il 2011, intanto, cominicia con la riapertura dei termini per gli operatori WiMax

Il nuovo anno si apre con qualche buona prospettiva e anche varie incognite, per chi vive nel digital divide (nel settore ormai s’intende, con questo termine, coloro che non sono coperti da banda larga almeno a 2 Megabit). Le buone notizie sono che le tecnologie wireless intensificheranno le coperture, grazie soprattutto all’iniziativa 1000Comuni di Vodafone e al rilancio del WiMax. Nel frattempo, le connessioni satellitari diventeranno un’alternativa più valida. Le cattive sono che la banda larga tradizionale e più veloce – basata su fibra ottica fino alla centrale Adsl o alle antenne degli operatori mobili – farà solo piccoli passi avanti. Perché è stata semi-dimenticata dai finanziamenti pubblici. Facciamo un quadro di quello che ci aspetta nel 2011, in base agli indizi che già abbiamo in mano.

Wimax

Per prima cosa, una notizia che ancora non si è diffusa: il ministero dello Sviluppo Economico ha dato altri due anni di tempo agli operatori WiMax italiani per rispettare gli obblighi di copertura minima (pena, la perdita della licenza). Scadevano a novembre 2010 e quindi sono stati prorogati a fine 2012. Il governo ha riconosciuto che la durezza della crisi aveva posto difficoltà oggettive agli operatori. A quanto risulta, solo Linkem e Mandarin erano riusciti a rispettare già a novembre i termini della licenza. L’impatto positivo è che adesso altri possono serenamente ritornare in gioco: la lista dei vincitori dell’asta WiMax è lunga, infatti, ma tra questi solo Retelit, Linkem (Aft), Mandarin (Tourist Ferry Boat) e Aria si erano mossi con copertura e offerte; da qualche giorno anche Wavemax è entrato nell’arena. Telecom Italia si appoggerà alla rete di Linkem e quindi non dovrà farne una propria. Mancano all’appello molti altri, tra cui uno del calibro di Infracom, ma l’ossigeno dato dalla proroga ministeriale riapre i giochi. Al limite, chi non vuole più investire in WiMax potrebbe vendere ad altri l’uso delle proprie frequenze, il che migliorerebbe copertura e prestazioni del loro servizio.

Non illudiamoci però che il ritardo di copertura sia senza conseguenze per il mercato WiMax. Nel frattempo, infatti, la concorrenza si è irrobustita. Il progetto di Vodafone è appena partito ed è un investimento da un miliardo di euro per coprire mille comuni entro il 2013 tramite banda larga mobile Hspa (standard 14.4 Megabit; ma la promessa dell’operatore è di dare in quelle zone almeno 2 megabit reali). Ad oggi le segnalazioni, di comuni in digital divide mandate a Vodafone dagli utenti, sono quasi 1.400. A conferma che il problema è molto sentito dalla popolazione.

Hspa e satellite

Certo, probabilmente le connessioni WiMax danno un servizio più simile all’Adsl, nelle case, rispetto all’Umts/Hspa. La potenza di marketing di Vodafone potrebbe però avere la meglio, in alcune zone coperte sia da Hspa sia da WiMax. Vedremo: sarà una battaglia. Dove si rafforza anche un altro combattente: le connessioni satellitari. Passeranno a 10/2 Mbps, nel 2011, con offerte che partiranno a febbraio e giugno (su satelliti Hylas ed Eutelsat, rispettivamente, appena lanciati). E prezzi da 25 euro al mese. Beninteso, è improbabile che già nel 2011 le connessioni satellitari diano un servizi pari a quello delle altre tecnologie, per costi/qualità. Ma ci sono quasi. L’idea comunque è che l’utente non coperto da Adsl dovrà scegliere tra WiMax e Umts/Hspa. Se non è coperto da nessuna di queste tecnologie, potrà sperare nell’Hiperlan (il cui rapporto canoni/velocità è ora tendenzialmente peggiore rispetto al WiMax, standard di cui è il predecessore). Alla fine, ultima spiaggia, si rivolgerà al satellite.

Insomma, nel giro di pochi mesi si è scaldato il mercato del digital divide. Segno che tecnologia e domanda di offerte banda larga sono maturate, in Italia, al punto da rendere profittevole investire nelle zone che fino a poco tempo prima erano a fallimento di mercato.

Copertura e strategie

Questo è vero, ma solo in parte, anche per l’Adsl. Telecom Italia ha progetti di espanderne la copertura nel 2011, ma con interventi mirati e circoscritti. Lo possiamo vedere con un giretto sul portale Wholesale di Telecom, nel percorso Accesso/Bitstream/Coperture geografiche. Qui Telecom comunica, agli altri operatori, la situazione e i piani della rete. In una piccola parte di comuni sta ancora mettendo apparecchi miniDslam o Dslam da armadio a 640 Kbps (che non sarebbe a rigore “banda larga”). In altri, posiziona Dslam da armadio a 2, 4 o 7 Megabit. Ci sono poi rari casi in cui fa l’upgrade, da una situazione con Dslam da armadio a quella, più normale, di Dslam in centrale (a 7 o 20 Megabit).

Le scelte non dipendono solo dalla volontà di mettere questo o quell’apparato; ma anche dalla disponibilità di banda sufficiente in backhauling (cioè nel collegamento fino al resto della rete). Il problema si pone dove il backhauling non è in fibra ottica. E qui mettiamo il dito nella piaga: il governo ha di recente dimezzato i fondi previsti contro il digital divide (da 800 a 400 milioni), che servono appunto per estendere la fibra ottica. La società di scopo Infratel continua a farlo con i fondi che le restano, circa 300 milioni, che se li centellinerà fino al 2013. Obiettivo, per allora, portare il digital divide a quota 6% (sulla popolazione), dall’attuale 12%. Il piano Romani (dell’attuale ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani) contava invece di scendere allo 0,5% nel 2012. Forse ci si riuscirà lo stesso, ma grazie soprattutto alle tecnologie wireless. E quello 0,5% rimanente potrà contare su connessioni satellitari migliori delle attuali. Non andrà troppo male. Ma poteva andare meglio e prima.

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