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B2B, B2C e integrazione di processo

30 Ottobre 2000

B2B, B2C e integrazione di processo

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È all'insegna del cinismo neo economico la crisi che sta decimando i fautori della tecnologia a misura d'uomo

Dietro ogni portale di successo c’è un complesso processo di analisi delle esigenze dei clienti del portale. Da queste esigenze scaturisce l’elenco dei desiderata informativi e commerciali dei clienti: dove dati e funzioni non sono presenti nel sistema informativo aziendale che sosterrà il portale, si dovrà ricorrere all’esterno, ad altri content provider o ad altri partner secondo la logica d’integrazione propria del business e della tecnologia della Rete.

Dietro un’applicazione della New Economy si celano cospicui sottosistemi dell’informatica tradizionale, dal sistema ERP (Enterprise Resource System) – necessario per gestire il sistema gestionale (contabilità, magazzino, produzione, logistica, per esempio) – al CRM (Customer Relationship Management) – necessario per tracciare le interrelazioni con il mercato (clienti e prospect). Nel mondo Finance ci saranno altre applicazioni ancora, così per altri specifici settori merceologici.

Il portale come punta dell’iceberg
Nel caso dei sistemi informativi, le applicazioni sono spesso slegate fra loro, ma è normale che siano di differenti fornitori; a queste applicazioni interne si aggiungono le applicazioni dei sistemi informativi di tutti gli attori (i partner commerciali) che partecipano a queste operazioni commerciali.

Un esempio per essere più chiari: per chi compra un CD sulla Rete, la transazione commerciale comincia nel momento in cui ha operato la scelta e deciso la forma di pagamento, mentre il termine della transazione sarà la consegna del CD (o l’avvenuto scarico del medesimo sul suo hard disk) e la segnalazione dell’avvenuto prelievo di denaro dal proprio conto corrente.

Dietro questo processo ci sono una serie di singole applicazioni aziendali: dall’applicazione portale al controllo sulla validità della carta di credito (operazione esterna al fornitore di CD), alla disponibilità a magazzino (può essere esterna anche questa), al movimento contabile, all’emissione dei documenti di spedizione e di consegna per lo spedizioniere, fino all’applicazione dello spedizioniere stesso. E ritorno. I dati debbono poter fluire liberamente da un pezzo applicativo all’altro al di là del formato e del contenuto.

Il problema è l’integrazione di questi sotto processi in un unico processo “tracciabile” in ogni istante sia dal cliente sia dal gestore del sistema. Da qualche anno si parla di EAI (Enterprise Application Integration) indicando quell’esigenza di avere meccanismi e tecniche d’integrazione, secondo processi aziendali, di applicazioni che non sono state progettate per dialogare in modo reale fra loro e che quindi hanno una struttura chiusa rispetto a questa nuova esigenza. La soluzione è stata quella di trovare una modalità di scambio di dati attraverso una lingua franca che, tra l’altro, utilizzasse lo standard della Rete, XML (Extensible Markup Language).

Oggi si parla molto di XML dimenticando che è solo un linguaggio, come suo cugino HTML e che sarebbe bene avere delle centrali di controllo di processo che funzionassero con l’XML piuttosto che il solo XML.
Che cosa vuol dire? Vuol dire che l’EAI necessita innanzitutto di uno studio del processo e delle tempistiche del processo stesso con la precisa definizione in termini di business delle attività e delle priorità, sviluppando poi i meccanismi d’integrazione scritti in XML.

La prima generazione di prodotti per l’EAI risale a tre anni fa; erano prodotti d’integrazione tecnologica che lasciavano molto del problema gestionale al malcapitato che doveva sviluppare il portale, per esempio: come andare a prendere dati dal data base X e integrali con quelli di Y e poi mandare il tutto al sistema contabile?

La seconda generazione (lo scorso anno) ha incominciato a fornire anche linguaggi di modellazione dei sistemi, in modo da fare una precisa analisi di processo con gli utenti e di sviluppare meccanismi di accesso, almeno ai principali prodotti Data Base e prodotti applicativi (SAP, Oracle, Peoplesoft, Siebel, Vantive ecc.).

Oggi c’è una terza generazione di prodotti (pochi) che costruisce sulla piattaforma d’integrazione una serie di servizi propri del business B2B e B2C, ovvero funzionalità necessarie per sviluppare i relativi portali quali, ad esempio, il tracciamento delle scelte, la “schedulazione” delle attività, la comunicazione, il profiling dei clienti ed altro ancora.

Tra questi prodotti segnalo l’ultimo arrivato in Italia, Total-e-Business di Bluestone che si segnala, tra l’altro, per avere un modulo anche per la comunicazione wireless.
Bluestone Italia nasce da una joint venture fra la società di Philadephia e Stargroup Italia, società milanese già attiva nel mondo XML (XML Solutions Italia).

La strategia, ci dice Enrico Costantini direttore generale, è quella di sviluppare una rete di partner specializzati in soluzioni verticali ed interessati ad entrare nel mondo delle soluzioni del commercio elettronico, partendo però da specifiche competenze di business. I clienti di Bluestone sono per oraCD Now, Sony, AT&T, Kmart, Time, Colgate Palmolive, Swisscom e molti altri ancora.

Bluestone http://www.bluestone.com
Stargroup Italia http://www.stargroup.it

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