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Aziende Linux alle prese con la recessione

25 Settembre 2001

Aziende Linux alle prese con la recessione

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La drastica frenata economica imposta in USA dagli attentati colpisce anche il pinguino

Business as usual. Ripetuto da Bush già all’indomani dei tragici eventi dell’11 settembre, lo slogan è subito rimbalzato ovunque. Soprattutto, manco a dirlo, nelle strutture economiche. A meno di una settimana dai fatti, Wall Street ha riaperto e la macchina finanziaria del paese si è rimessa in moto. Com’era però ampiamente previsto, i motori girano tutt’altro che a pieno regime. Diverse fonti spiegano anzi che la temuta recessione è ormai arrivata: occorre prenderne atto e aggiustare il tiro, anche perché ci vorrà del tempo prima di uscirne. Sempre più problematico quindi lo scenario high-tech, con svariate aziende Linux ed open source costrette a fare i salti mortali pur di sopravvivere. Tra queste, drastiche le misure prese nei giorni scorsi da due società che navigavano in acque agitate già da qualche tempo. Lineo ha ridotto di quasi la metà la forza lavoro, mentre Ebiz Enterprises ha avviato la procedura di protezione per bancarotta. Caldera conferma l’8 per cento di licenziamenti, mentre qualche problema finanziario si affaccia anche in casa Red Hat.

È vero che tali operazioni erano state sostanzialmente già annunciate, ma restano pur sempre indicative dell’aria che tira nell’intero settore. Lineo, ad esempio, rientra tra le aziende leader dei sistemi embedded, ambito assai promettente che punta su Linux come sistema operativo per set-top box, router, computer palmari. Ebbene, sono stati confermati oltre 150 licenziamenti, fino a ridurre la forza lavoro complessiva a poco più di 100 addetti. I quali si dedicheranno ai pochi progetti-base del futuro: i sistemi operativi Embedix e RTXC, e la messa a punto di specifici strumenti di programmazione. Cancellato il progetto di entrata in borsa, recentemente Lineo ha comunque raccolto investimenti per 20 milioni di dollari. Difficile però dire se il contante, insieme ai tagli occupazionali, le consentirà di tener testa agli agguerriti rivali del settore, per primo Wind River Systems.

Ancor più precaria la situazione per Ebiz Enterprises, la quale non è invece riuscita a trovare i necessari finanziamenti. Inevitabile la decisione di avviare le pratiche per la procedura di bancarotta, con annessa la sussidiaria Jones Business Systems. “Nostro obiettivo è la riorganizzazione, non la liquidazione”, ha spiegato nei giorni scorsi il CEO Dave Shaw in una lettera agli azionisti. “Un piano riorganizzativo che ci consenta di re-impostare le obbligazioni finanziare in modo che l’attività possa proseguire e forse rifiorire in futuro, proseguendo così nella fornitura di servizi ed assistenza senza ulteriori interruzioni.” Ebiz Enterprises commercializza software e hardware Linux a una vasta clientela, ma in borsa il titolo è sceso a 2 cent per azione.

Caldera International ha intanto confermato il licenziamento di 51 dipendenti, ovvero l’8 per cento della forza lavoro. A riduzione delle spese generali, sono stati anche abbassati i fondi a disposizione delle varie unità e riorganizzata la struttura operativa, soprattutto nella filiale di Santa Cruz, in California. Sul fronte delle buone notizie, da segnalare la continua strategia di consolidamento in Italia e in Europa. La scorsa settimana è stata annunciata la nomina di Orlando Zanni a Regional Country Manager con la responsabilità per l’Italia, la Turchia e la Grecia. L’obiettivo complessivo rimane quello di rilanciare con nuovo vigore la crescita sul mercato globale delle soluzioni UNIX/Linux indirizzate alle aziende. Caldera vanta infatti uffici in 82 paesi e oltre 15.000 rivenditori nel mondo — anche se resta tutto da vedere se e come l’azienda-madre saprà tirarsi fuori dalle sabbie mobili in cui è caduta da tempo.

Qualche impiccio si fa strada anche nel maggiori distributore Linux, Red Hat. I dati del secondo trimestre riportano un margine negativo, pur se non grave (100.000 dollari), Lo scorso anno le perdite erano di 4 milioni di dollari. A dire il vero gli analisti finanziari aspettavano quantomeno il pareggio del bilancio, dopo che nel trimestre precedente per la prima volta si era toccato un margine attivo di 600.000 dollari. A parziale giustificazione vanno notati gli investimenti per la recente ristrutturazione, oltre 37 milioni di dollari, che ha rifocalizzato l’attività aziendale sull’ambito business e sui sistemi embedded. A seguito dell’annuncio, le azioni Red Hat hanno subito una caduta del 15 per cento, finendo a poco più di 21 dollari — pur se al momento la società non mostra alcun segno di preoccupazione. Il settore va comunque seguito con attenzione in vista degli inevitabili problemi economici che non mancheranno di colpire anche l’ambito open source e Linux.

Per quale va ricordata in chiusura una notizia di altro genere. Il KDE Project ha diffuso gli aggiornamenti del software desktop per GNU/Linux ed altri sistemi operativi simili a Unix. Si tratta degli update — disponibili per il download gratuito nel relativo sito — di KDE 2.2 e KOffice rilasciati il mese scorso. Il primo aggiornamento offre documentazione e traduzione del software in 42 lingue diverse, insieme ad alcune migliorie nelle prestazioni e all’annessa serie di “bug fix”. Viene in particolare migliorata la gestione dei contenuti delle pagine web tramite il browser integrato nel pacchetto.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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