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Attività di gruppo con Flickr

07 Novembre 2006

Attività di gruppo con Flickr

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Già iscritti a Flickr? Già impegnati a “taggare” le foto, raggrupparle in set e inserirle nei gruppi? Se l’esperienza è stata positiva, forse è il momento di approfondire il discorso, ricorrendo alle funzionalità avanzate

È molto probabile che chi non si occupa prevalentemente di reti sociali e Internet non sia familiare con l’espressione “web 2.0”. Chi la conosce sa che indica un modo di vedere la Rete come luogo di condivisione delle conoscenze, in cui utenti attivi mettono in comune e confrontano le loro esperienze, e sa anche che Flickr è l’applicazione più conosciuta tra quelle che rientrano sotto questo cappello. È comunque un fatto che anche chi non sa nulla di web 2.0 usa Flickr con facilità ed entusiasmo. In un precedente tutorial abbiamo visto come creare un account e iniziare a inserire le proprie foto. Ma Flickr, anche per chi non ha un account “pro” (cioè a pagamento, per circa 25 euro all’anno) offre molto di più.

Concentriamoci sulle due voci più complesse (e perciò a volte meno utilizzate) del menu principale di Flickr, quello posizionato in alto subito sotto il logo: Organize e Groups. Il primo link serve sostanzialmente a organizzare con maggiore precisione i propri scatti, mentre il secondo ci porta nella vera e propria community di fotografi della quale potremmo, volendo, essere parte attiva.

Immaginiamo di aver postato sulla nostra area di Flickr una serie di foto diverse tra loro. Cliccando su “Organize” (che presenta anche tre diverse opzioni: tutte le foto, solo le più recenti o i propri set) si apre una nuova interfaccia che presenta nella striscia in basso tutte le nostre foto, all’interno delle quali sarà possibile selezionarne alcune (magari anche in base alla data degli scatti o al set nel quale sono state inserite) e nella parte alta un nuovo menu con le voci Batch Organize, Your Sets, Your Groups e Map. Le foto selezionate possono essere trascinate nella parte centrale dello schermo e (quando è attiva la modalità “Batch Organize”) modificate per quanto riguarda titoli, descrizioni, tag, date, permessi e licenze. Bisogna tener presente, infatti, che si può anche decidere che le proprie foto debbano avere un copyright o che siano distribuite online con licenza Creative Commons (un’opzione sicuramente più “in linea” con la filosofia di Flickr).

La funzione di geolocalizzazione delle immagini

La funzione di geolocalizzazione delle immagini

La finestra “Your Sets”, invece, presenta le proprie raccolte tematiche di immagini. Ricordiamo che l’utente free può creare un massimo di tre set, mentre l’utente pro può crearne diversi a propria discrezione. Per organizzare le foto nei propri set è sufficiente selezionare le foto in basso e trascinarle dentro il set desiderato. Lo stesso accade nella finestra “Your Groups”: tanti più sono i gruppi ai quali ci si iscrive, tanto più è possibile mostrare al maggior numero possibile di utenti le proprie foto, il che costituisce un primo, significativo passo verso la condivisione dell’informazione. Infine (ed è una novità delle ultime settimane) è possibile organizzare su base geografica le proprie foto, usando la funzione “Map” che riporta nella parte centrale dello schermo l’interfaccia di Yahoo! Maps. Le foto possono in questo caso essere trascinate con estrema precisione sul luogo in cui sono state scattate, il che permette a tutti gli utenti interessati ad un determinato luogo geografico di scoprire le nostre foto con facilità.

Questo per quel che riguarda l’organizzazione ottimale delle immagini. Ma saper utilizzare la funzione “Organize” ci permette in sostanza di essere dei perfetti utenti “passivi”. Quello che rende intrigante l’esperienza di Flickr è invece la funzione “Groups”. Abbiamo visto che è possibile individuare gruppi già esistenti cui iscriversi tramite una ricerca per parola chiave (ad esempio, se abbiamo molte foto di una vacanza alle Maldive troveremo almeno una mezza dozzina di gruppi cui iscriverci). Sulla pagina principale di ciascun gruppo è possibile guardare le foto degli altri iscritti, commentarle, e soprattutto partecipare alle discussioni che (a seconda del gruppo) possono essere molto intense e frequenti.

Dopo qualche settimana di frequentazione, verrà naturale creare il proprio gruppo, del quale si sarà ovviamente amministratori, e invitare i propri contatti a farne parte. Il gruppo potrà essere generalista (per esempio, “foto in bianco e nero”) o molto specifico (per esempio, “foto di giocattoli di latta degli anni ’70”). A seconda del caso, ci si può aspettare un certo tipo di risposta. Essere amministratori di un gruppo generalista vuol dire accogliere potenzialmente un’enorme quantità di iscritti, soprattutto se l’iscrizione è libera e non moderata. In quel caso è preferibile “promuovere” i membri più attivi del gruppo a co-amministratori, per non essere completamente risucchiati dalle attività di Flickr. Nel secondo caso, è possibile che gli iscritti siano più selezionati, le foto più diradate, ma si è sicuri che le discussioni e le relazioni tra i membri saranno puntuali e in argomento con l’oggetto del gruppo.

La gestione dei gruppi

La gestione dei gruppi

Creare gruppi (e postare le proprie foto in altri gruppi) vuol dire in buona sostanza alimentare la rete sociale di Flickr proponendo sempre nuovi nodi e “aumentando” la conoscenza. Il meccanismo dei gruppi, inoltre (collegato con quello dei tag e delle mappe) permette alle proprie foto di essere più viste, più commentate, eventualmente inserite tra gli scatti preferiti degli altri utenti, quindi più interessanti.

Per chi usa Flickr anche come vetrina per un talento fotografico in essere o in potenza, il concetto di interestingness è la chiave di volta dell’esperienza sociale sul sito. Per i creatori di Flickr, ci sono diversi elementi che rendono una foto interessante: da dove arrivano le visite; chi commenta le foto e quando; chi le segnala come preferite, e via dicendo. Si tratta di un algoritmo segreto di posizionamento (simile al Page Ranking di Google) che mette in relazione tutti questi dati e altri ancora. Può capitare anche al meno avvertito degli utenti, infatti, di trovarsi per caso nel novero delle foto più interessanti della settimana, senza nemmeno sapere perché.

Allora è ovvio che ci sono dei metodi empirici, anche se mai completamente sicuri, per creare un “caso” attorno alle proprie foto migliori. Intanto bisogna avere molti contatti, e non solo di amici personali (una visita o un commento da chi è considerato “Friend” ovviamente vale meno di quella di uno sconosciuto), e andare spesso a vedere e commentare le loro foto. Poi occorre inserire la propria foto in molti gruppi, facendo attenzione alle regole che alcuni di essi hanno (per esempio, commentare la foto precedente prima di inserire la propria) ed evitando di inserire la propria immagine in gruppi fuori argomento. Questi due accorgimenti garantiscono un certo numero di commenti alla foto. Quindi la foto deve essere oggettivamente bella, intrigante, affascinante. Questo può garantire un alto numero di Favorites, anche se non è detto: tutti i gusti sono gusti, come si suol dire, e la foto che a noi piace tanto potrebbe essere snobbata dagli altri a favore magari di un’altra nostra foto che noi stessi consideriamo meno bella.

Infine, è opportuno usare tutti, ma proprio tutti gli strumenti che Flickr mette a disposizione per facilitare la localizzazione delle fotografie: i tag (bene in italiano, ma per essere maggiormente visti anche in inglese) e l’uso della mappa (in sostanza un geotagging visuale che permette di vedere dove la foto è stata scattata). Più il tagging è preciso, più le foto saranno viste (questo non assicura commenti o altro, ma è comunque un ottimo primo passo). Anche i set fanno la loro parte: chi capita sul Photostream di uno sconosciuto, come minimo guarda i suoi set per vedere se c’è qualcosa che cattura il suo interesse. E se così è, c’è anche la possibilità di scrivere una testimonianza per quel fotografo (per ottenere un testimonial, comunque, è consigliato scriverne uno a propria volta per un altro utente: basta andare sul profilo dell’utente e cliccare su Write a testimonial).

La reciprocità, insomma, è alla base di Flickr come di tutti gli esperimenti di social networking. Alcuni lamentano che in fondo si tratta di un mezzo con cui alcuni utenti interagiscono tra loro e la maggior parte degli altri sta a guardare. Può essere, ma su Flickr l’impressione è che tutti si sentano autorizzati a dire la loro: sarà perché un’immagine vale più di mille parole?>

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