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Attenti, col digitale non si tramanda

11 Dicembre 2003

Attenti, col digitale non si tramanda

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I sorprendenti risultati di alcuni test sulla longevità dei supporti informatici mettono a rischio la conservazione dei nostri dati di famiglia: foto, musica, video, e-book e giochi non saranno accessibili ai nostri figli, se non prendiamo precauzioni

Un CD musicale dura vent’anni, poi marcisce. Molti CD vergini durano un paio d’anni. I nastri magnetici delle videocassette reggono da dieci a trent’anni. I DVD hanno presumibilmente la stessa durata dei CD, e comunque verranno a mancare prima gli apparecchi per leggerli, rimpiazzati da altre diavolerie già in fase di progettazione. Traduzione: quando i vostri figli vi chiederanno di vedere i video o sentire le canzoni di quando eravate giovani, non potrete farlo come avete fatto voi con i vostri genitori.

Pensateci. Viviamo circondati di tecnologia come non mai, eppure siamo la prima generazione che non potrà tramandare gran parte delle proprie esperienze ai propri figli. I nostri genitori, nonni e trisavoli hanno saputo “salvare” le loro immagini in “formati” ancora fruibili adesso: i negativi e la stampa su carta. Un filmato in superotto di cinquant’anni fa è ancora perfettamente utilizzabile, come ha scoperto con gioia Peter Mangone, parrucchiere di Manhattan che da ragazzino filmò la ventinovenne Marilyn Monroe in giro per la città e ora ha ritrovato intatta in soffitta una bobina di pellicola che vale una fortuna. I dischi del secolo scorso si suonano ancora col giradischi. È normale avere in casa libri di cent’anni fa.

Credete seriamente di poter fare altrettanto con i media di adesso? I video che avete girato, se avete avuto la sciagura di usare il formato Video 2000 o Betamax, sono irrecuperabili. Dove lo troverete un apparecchio per leggerli? Le videocassette VHS reggeranno ancora qualche anno, poi spariranno, rimpiazzate dai DVD registrabili. E che fine ha fatto la cassetta audio Stereo 8? La stessa che farà tra poco l’audiocassetta “tradizionale”, inventata nel 1963 e ormai sul viale del tramonto, spodestata dai CD vergini e dai masterizzatori. Qualcuno ricorda la Digital Compact Cassette di Philips? Introdotta nel 1992, ritirata nel 1996. Potrei andare avanti a lungo, ma il concetto mi pare abbondantemente chiaro.

Lasciamo perdere, poi, i videogiochi e gli e-book. Un’enciclopedia di soli quattro anni fa non è più utilizzabile, perché gira soltanto sotto Windows 98, che ormai è reperibile soltanto come copia pirata o con acrobazie di licenza degne di un contorsionista. I giochi per MSX, Intellivision, Colecovision e Atari, giusto per citarne qualcuno, sono già inutilizzabili: sopravvivono precariamente nelle emulazioni create dai cultori del retro gaming, sempre che i detentori dei diritti non li sbattano in galera per violazione del copyright. Avete insomma ben poche speranze di giocare a Pac-Man, Space Invaders o Lemmings con i vostri nipotini. La scacchiera e la scatola del Monopoli, invece, reggeranno benissimo il passare degli anni.

Tre problemi, un pericolo

Il problema è triplice. Da un lato, i media moderni invecchiano fisicamente molto in fretta. Dall’altro, gli apparecchi necessari per leggerli invecchiano ancora più rapidamente: quindi anche se il medium è durevole e ben conservato, in breve tempo non c’è modo di leggerlo. Ciliegina sulla torta, anche se i dati sono leggibili perché il medium è in buono stato ed esistono ancora i dispositivi di lettura, è facile che i dati non siano decodificabili perché salvati in un formato non più supportato.

Cominciamo dai media. In un test recente della rivista olandese PC-Active, sono stati verificati dei CD registrabili di varie marche più o meno prestigiose, scritti due anni prima e conservati con cura. I risultati sono disastrosi: molti erano completamente illeggibili; altri erano leggibili solo parzialmente. Tutti avevano perso dei dati, anche se talvolta restavano accessibili grazie alla correzione d’errore. Nei climi molto caldi, i CD vengono letteralmente mangiati da microscopici funghi; negli altri climi, l’inquinamento intacca il sottile strato metallico che consente la lettura dei dati. Lo stesso discorso vale per i nastri audio e video e per i supporti magnetici in genere: le ricerche indicano che durano una trentina d’anni.

Questa però è la durata del supporto: resta da vedere se tra trent’anni ci sarà ancora un lettore di CD o di audiocassette o videocassette, visto che alcuni di questi formati o sono scomparsi (i dischetti da 5,25″, per esempio) o stanno già scomparendo adesso: persino il CD sta per essere soppiantato da dischi non standard perché “protetti” contro la copia e dai Super Audio CD.

È ovviamente inutile avere un supporto in perfette condizioni se poi non c’è l’apparecchio per leggerlo. I videogiochi per la Playstation o la X-Box che usate adesso non saranno più utilizzabili per mancanza di console compatibili. Né possiamo tranquillizzarci pensando che la tecnologia del futuro ci permetterà di ricreare questi “antichi” apparecchi, così come noi ricreiamo i grammofoni: la complessità della filiera necessaria alla tecnologia elettronica non è confrontabile con quella di oggetti meccanici che, non me ne vogliano le passate generazioni di inventori, possono essere ricostruiti da un bravo lattoniere. Inoltre, nel caso di supporti per personal computer, occorre anche che sia disponibile l’apposito sistema operativo, con tutti i problemi di licenza e reperimento che questo comporta.

Il terzo ostacolo è il formato. Pensate davvero che un file scritto con, che so, WordStar 3.4 sarà leggibile tra venti o cinquant’anni? Già adesso abbiamo problemi nel leggere file generati da versioni differenti di Microsoft Office o AutoCAD, magari risalenti ai primi anni Novanta. Recuperare dati dai vecchi minicomputer e mainframe è un incubo, come ben sanno le pubbliche amministrazioni. Il marasma di formati grafici e video, ciascuno con le proprie sottoversioni, è una garanzia di incompatibilità a lungo termine. Se poi il formato è addirittura segreto, non c’è speranza di rileggerlo in futuro se il produttore di quel formato va a gambe all’aria. I bit saranno fisicamente leggibili, ma non decodificabili.

La questione dei formati si complica ulteriormente quando entrano in gioco i sistemi per impedire la copia, che dal punto di vista della conservazione sicura dei dati sono un controsenso. Molti CD anticopia introducono intenzionalmente degli errori nel disco; errori che vengono corretti in modo inaudibile dai lettori CD audio ma non da quelli per PC, più rigorosi. Ma che succede se un errore dovuto all’invecchiamento si affianca a un errore intenzionale? Nasce un “macroerrore”: un buco nel segnale troppo grande perché possa essere compensato dalla correzione d’errore. Introdurre errori intenzionali, insomma, significa ridurre ulteriormente le attese di vita del medium.

Lo stesso problema nasce per i sistemi di digital rights management, come quelli usati da molti file audio e video per Windows Media Player o da certe console per videogiochi: se si perde la chiave di sblocco, o se il file è cifrato in modo da essere eseguibile soltanto su uno specifico PC o lettore, il file è inutilizzabile.

Tutto questo ovviamente fa comodo all’industria del disco, che così può contare periodicamente su un’infornata di riacquisti, e fa assai meno comodo a noi consumatori, costretti a ricomprare lo stesso disco a intervalli di due-tre decenni. Ammesso, s’intende, che il disco che ci interessa sia ancora disponibile a quella data. La rapida obsolescenza dei supporti digitali è un modo subdolo per trasformare una vendita una tantum in un affitto permanente, in modo da farci pagare e ripagare lo stesso prodotto.

Addio CD, benvenuto HD

Intendiamoci, non sto invocando un drastico ritorno all’era analogica, con libri su carta, Polaroid al posto delle fotocamere digitali, trentatré giri a sostituire i CD e filmini superotto in cambio di DVD in Dolby Surround. Il digitale ha enormi vantaggi: bisogna però rendersi conto anche degli svantaggi, in modo da saperli evitare.

Digitalizzare le nostre collezioni di foto, dischi e filmati rimane una mossa prudente, ma occorrono alcune semplici precauzioni. La prima è evitare tassativamente formati controllati da un unico produttore o sistema operativo (Windows Media, per esempio); la seconda è non fare affidamento sui CD registrabili come archivio di massa, come invece è ormai abitudine diffusissima, ma usarli solo come supporto temporaneo.

Infatti grazie alla combinazione dell’astutissima tassa sui CD vergini e del calo dei prezzi dell’hardware, il costo per megabyte degli attuali dischi rigidi più capienti è ormai praticamente uguale a quello di una quantità equivalente di CD registrabili, con i vantaggi non trascurabili del minore spazio occupato e della facilissima riscrivibilità.

Quando un disco rigido da 250 gigabyte costa trecento euro come oggi, diventa addirittura proponibile creare le immagini ISO dei propri CD musicali (su un mostro del genere ci stanno 380 CD), in modo da non avere neppure la modesta perdita di qualità della compressione MP3. Il backup di un CD musicale o di dati fatto in questo modo costa meno di un euro. Dalle immagini ISO si può poi generare quando serve una copia su CD da usare in auto, nell’impianto stereo o nel computer, sapendo che quando il CD si deteriora se ne può creare una nuova copia perfetta.

Naturalmente anche il disco rigido, come tutti i supporti, invecchia e va incontro a danneggiamento e deterioramento, e non è bello mettere tutte le proprie uova in un unico capiente paniere. Nessun problema: basta prendere due dischi e usarne uno come backup dell’altro, operazione velocissima e automatica. Contro il deterioramento si può eseguire periodicamente il controllo dell’integrità del disco, in modo da prevenire ogni problema.

Complicato? Per ora forse sì. Ma man mano che i ricordi della nostra vita diventano digitali, se vogliamo tramandarli ai nostri discendenti dobbiamo fare questo sforzo. Altrimenti come spiegherete alla nipotina che eravate troppo pigri per conservare per lei le vostre canzoni preferite, come fece vostro nonno con voi?

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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