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Assassinio via Internet: accusata la ragazza palestinese

22 Marzo 2001

Assassinio via Internet: accusata la ragazza palestinese

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Due casi, seppure diversi, rimettono in causa Internet, le storture sul suo uso e sulla libertà di pensiero.

Il primo, eclatante, è finito a gennaio sulle prime pagine in tutto il mondo, anche perché si inseriva nella tragica lotta tra palestinesi e israeliani.
È di questi giorni, la notizia che un tribunale militare israeliano ha formalmente accusato una giovane ragazza palestinese di aver ucciso un adolescente israeliano, attirato in un agguato mortale attraverso una chat.

La ragazza, Amana Jawad Mona è arrivata al tribunale di Beit El, vicino a Ramallah (una delle zone calde del conflitto) in Cisgiordania.
Mentre entrava, riportano le agenzie, urlava “Sono fiera di me! Sono fiera di me!” agitando le mani incatenate.

La ragazza, come dicevamo, avrebbe promesso su una chat Internet un appuntamento galante a un ragazzo israeliano, Ofir Rahum, il cui corpo è stato ritrovato il 18 gennaio crivellato di pallottole.

Secondo la confessione della ragazza, sarebbero stati due uomini a uccidere il ragazzo che si opponeva al rapimento.

Seconda notizia, di stampo completamente diverso.
Un americano di origine araba è stato condannato nel Qatar a due anni di prigione seguiti dall’espulsione per aver “portato offesa” all’emirato in un articolo pubblicato su Internet.

Un quotidiano del posto riporta che l’americano, di cui non si conosce l’identità, è stato condannato “a due anni di prigione e all’espulsione dal paese per aver recato offesa al Qatar su un sito Internet”.

L’avvocato del condannato ha dichiarato che porterà appello contro il verdetto.

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