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Arrivano i missionari su Second Life

23 Marzo 2007

Arrivano i missionari su Second Life

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Dalla confessione in Rete all'apertura di punti di presenza dentro le reti sociali più in voga, la religione prova a reinventare il proprio rapporto con la tecnologia

Le tecnologie… gli dai un dito e si prendono un braccio. Non c’è campo in cui le nuove tecnologie non stiano influenzando (o rivoluzionando o scardinando) il comportamento delle persone, delle aziende, delle entità sociali. Logico quindi che anche in quanto attiene alla spiritualità se ne senta l’effetto.

Il rapporto tra società e religione sembra essere in una fase di trasformazione con tendenze contemporaneamente contrapposte, di fervore e adesione da un lato e di allontanamento dall’altro. Se in alcuni ambiti si assiste ad un rinnovato fervore religioso, in altri si vedono problemi di accettazione. Ad esempio, se i giovani sostenitori di Papa Benedetto XVI riempiono Piazza San Pietro (ma i Ratzinger Boys erano una bufala), a Washington l’Arcidiocesi ha deciso di investire in una campagna pubblicitaria a supporto del sacramento della Confessione, abitudine che sembra in declino da quelle parti.

Si è dunque scelto di usare lo strumento della comunicazione, per rifocalizzare l’attenzione del “mercato” sulla opportunità e necessità di accedere alla Confessione; e per questo l’Arcidiocesi ha utilizzato annunci sulla metropolitana, sui bus, cartelli stradali, spot radiofonici, brochures. Per riportare il gregge al confessionale, tanto deserto che in certe chiese americane ora si confessa solo su appuntamento.

Parte del problema risiede in cambi sociologici, nella percezione del rapporto tra fedele e chiesa, sul concetto stesso del peccato. E su questo la tecnologia ha probabilmente poco da dire. Alcuni hanno provato ad esaminare il problema dal punto di vista invece dell’ergonomia del confessionale, proponendo soluzioni innovative e più accoglienti – si parla di prototipi di confessionale sviluppati da aziende specializzate, dotati di aria condizionata e soluzioni ergonomiche. Ma sembra che faranno poca strada, data la scelta della Chiesa Cattolica di evolvere con estrema cautela.

Diverso è lo scenario quando cambiamo prospettiva e guardiamo alle chiese cristiane, ma non necessariamente cattoliche degli Stati Uniti. Diversamente dalla Chiesa Cattolica, che ha scelto di non farsi influenzare più di tanto dai cambiamenti sociali e di non “adattare” il suo modello, questo chiese si sono riservate una maggiore ampiezza d’azione, la possibilità di sperimentare ed innovare, di cercare nuovi modi per attrarre e mantenere fedeli, di fidelizzare e curare il proprio gregge. Di adoperarsi non solo con parole e opere ma anche con marketing e Relazioni Pubbliche. Usando anche – è ovvio – gli strumenti dell’online.

Forse, un’altra parte del problema sta nel rapporto con il ministro di Dio incaricato di raccogliere la confessione – e a supporto di questa ipotesi ci sono segnali di successo da parte di siti Internet dedicati alle “confessioni” online. A parte molti blog, che sembrano essere dei veri e propri confessionali personali, esistono siti specializzati nel raccogliere le confessioni, laiche o cattoliche, del popolo della rete.

Tra i più notevoli, da segnalare MySecret.tv, sito web in cui all’utente è permesso scaricare il proprio fardello dall’anima, raccontare i propri segreti. Anche se proposto come un primo step verso la confessione vera e propria (anche perchè non può chiaramente erogare una assoluzione e un perdono dei peccati), non è chiaro quanti dei numerosi clienti del sito effettivamente poi proseguano con una confessione presenziale.

La pratica di avere aree confessionali online sembra essere in fase di diffusione presso le centinaia e migliaia di chiese statunitensi, e non manca chi ci ha visto un business e propone l’accesso alla confessione telematica… a pagamento. Lifechurch.tv (l’entità dietro a MySecret.tv) ha inoltre affrontato una sperimentazione ancora più radicale e, forse un po’ per seguire una moda, un po’ per non porre limiti al suo ambito d’azione, ha aperto una “filiale” su Second Life.

Con l’acquisto di 16 acri di terreno virtuale, LifeChurch (da alcuni definita la chiesa più innovativa del mondo) sembra intenzionata a posizionarsi come l’entità leader nel soddisfare i bisogni spirituali della crescente popolazione del mondo virtuale così oggi popolare e sotto i riflettori dei media. Un’intera isola di Second Life (Experience Island) sta venendo quindi sviluppata con un “campus” e sta uscendo proprio in questi giorni dal beta test. Un po’ presto quindi per emettere dei giudizi, ma un segnale interessante.

Dopo l’avvento del social networking di stampo religioso, sono proprio ora le chiese a sbarcare in Rete, non con la semplice presenza istituzionale ma adattando il proprio “servizio” alle nuove regole di un pubblico che vive, si comporta, interagisce in modi innovativi. Ponendo a rischio l’ortodossia dell’insegnamento? Forse, ma non sta a me giudicare, dal basso della mia ignoranza. D’altra parte, dagli albori della storia, moltissime chiese hanno abbracciato il concetto dell’impegno missionario, di trovare e curare i fedeli là dove si trovano, per strani che fossero i luoghi dove i potenziali fedeli risiedevano per necessità o per scelta.

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