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Architettura ambientale: una strada percorribile

13 Maggio 2002

Architettura ambientale: una strada percorribile

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Oggi si parla sempre più spesso di Bioarchitettura. Fino a poco tempo fa era una disciplina per soli progettisti, oggi è sulla bocca di tutti. Molti ne parlano forse come una moda e la confondono con atteggiamenti e concetti esoterici legati a discipline orientali come Feng Shui e Vastu. Vediamo in quale contesto la Bioarchitettura è nata, di cosa tratta e perché riguarda un po' tutti.

L’attenzione che i più pongono alla Bioarchitettura sta gran parte in quel suffisso “Bio”. Le innovazioni tecniche e scientifiche degli ultimi due secoli hanno violentemente modificato l’equilibrio tra habitat dell’uomo e ambiente naturale, tanto che il problema ecologico ha acquisito sempre maggiori spazi di discussione.

La materia dell’ambiente ha infatti incominciato a essere al centro dell’attenzione della comunità internazionale a partire dagli anni ’60, quando a fronte del crescente sviluppo industriale, è apparso chiaro il rischio che l’inquinamento indiscriminato dell’ambiente avrebbe comportato per la sopravvivenza stessa dell’umanità. Al fine di fornire un’adeguata tutela giuridica dell’ambiente si è reso necessario trovare in primo luogo un fondamento giuridico al concetto di “ambiente”.

Per quanto riguarda la nostra carta costituzionale il diritto all’ambiente, a differenza di altri diritti costituzionalmente garantiti (diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto alla proprietà, ecc.), non è sancito. Sul finire degli anni settanta, primi anni ottanta, l’interpretazione giurisprudenziale ha supplito a questa lacuna e ha riconosciuto a ogni individuo “il diritto a vivere in un ambiente salubre”. Infatti, la Corte Costituzionale, partendo dal presupposto che la nostra costituzione protegge il diritto alla salute di ciascun individuo (art.32) e tutela il patrimonio storico culturale e le bellezze paesaggistiche (art.9), ha ritenuto che, partendo da questi presupposti, si potesse fondare il diritto di ciascuno di noi a vivere in un contesto ambientale salubre.

Se la nostra costituzione non menziona mai il termine ambiente, il trattato istitutivo della Comunità Europea prevede all’art.174 che la Comunità Europea, e quindi gli Stati membri, improntino la loro politica ambientale ai seguenti principi:

  • Principio di prevenzione: qualora sia comprovato che da una determinata azione possano derivare effetti dannosi per l’ambiente, è fatto obbligo per chi svolge tale azione adottare in via preventiva tutti i rimedi idonei ad evitare effetti dannosi (applicazione di questo principio si ha nella normativa di Valutazione di Impatto Ambientale)
  • Principio di precauzione: qualora non sia comprovato che da una determinata azione derivano effetti dannosi, ma sussiste un dubbio sul fatto che tali effetti si possano verificare, si ritiene opportuno che vengano adottate misure di natura cautelare (applicazione di questo principio si ha nella normativa sull’Inquinamento Elettromagnetico)
  • Principio di riduzione alla fonte: se con opportuni accorgimenti all’interno di un sistema produttivo si possono ridurre l’emissione di sostanze o prodotti inquinanti, è fatto obbligo adottare tali provvedimenti (applicazione di questo principio si ha nella normativa sui rifiuti, soprattutto di imballaggio)
  • Principio del “chi inquina paga”: chi causa un danno all’ambiente è obbligato a sopportare tutti i costi necessari a ripristinare la situazione ambientale esistente.

Il diritto ambientale si occupa, dunque, di prevenire, dove è possibile, e di porre rimedio agli effetti negativi provocati dalle attività umane. Quando si parla di diritto ambientale, quindi, si parla inevitabilmente di inquinamento acustico, atmosferico, elettromagnetico, inquinamento al suolo, delle acque, delle attività di valutazione di impatto ambientale, delle attività a rischio di incidente rilevante, ecc.

Sempre riferendosi alle definizioni fornite dalla dottrina giuridica quando si parla di ambiente si possono individuare tre livelli di definizione:

  1. ambiente inteso in senso estetico, può essere individuato quale insieme dei beni culturali ed ambientali di un paese. In altre parole i beni ambientali sono quei beni tutelati direttamente dalle ex leggi Bottai (L.1089/39 e L.1497/39) ora confluite nel Testo Unico sui Beni Culturali e Ambientali di cui al D.Lgs.490/99;
  2. ambiente inteso in senso biologico, può essere identificato quale insieme degli esseri viventi (flora, fauna, esseri umani)
  3. ambiente inteso in senso urbanistico, quale corretto utilizzo del territorio

Il perseguimento di uno sviluppo sostenibile, e quindi eco-compatibile, è divenuto un obbiettivo primario delle politiche di gestione del territorio sia a scala Comunitaria che a scala Nazionale. Nel V° programma d’azione comunitario in campo ambientale il Legislatore Europeo punta sempre più ad uno “sviluppo durevole e rispettoso dell’ambiente”. Punto qualificante del programma è l’affermazione che l’economia e l’ambiente devono procedere di pari passo, da cui l’obbiettivo primario non è quello di prevenire o di penalizzare a posteriori le attività non compatibili con l’ambiente, ma quello di modificare i comportamenti sociali che possono produrre un impatto su di esso. Si tratta quindi di creare una economia in cui le attività umane si svolgono in sintonia con l’equilibrio ecologico ed ambientale.

Destinatari del programma sono tutti i soggetti sociali che partecipano alla determinazione del benessere ambientale: non solo le imprese pubbliche e private, ma anche la pubblica amministrazione ed i cittadini consumatori. Si tende in tal modo a responsabilizzare i settori produttivi e a trasformare la cura e l’attenzione per l’ambiente in un elemento di vantaggio competitivo tra i contendenti.

Rispetto a quanto definito sopra appare chiaro che anche le attività di progettazione e realizzazione edilizia devono attivarsi per ricercare un nuovo modello di sviluppo.
L’organizzazione di nuovi e vecchi insediamenti, la gestione oculata delle risorse, il recupero edilizio ed ambientale, la scelta delle tipologie costruttive più idonee alle necessità locali, la conoscenza dei materiali eco-bio-compatibili e delle tecnologie a basso impatto, sono solo alcuni tra i compiti cui saranno chiamati i progettisti nei prossimi anni.

L’architettura ecologica non è uno stile applicabile al prodotto finito, ma è l’adozione di un atteggiamento che in ogni momento della progettazione e della realizzazione è in grado di mediare le diverse esigenze (organizzative, distributive, economiche) con i caratteri della Bio-compatibilità e della Eco-sostenibilità.

Questo nuovo modo di pensare all’architettura e all’edilizia è nato nei primi anni Ottanta nell’Europa Centrale. Qui la riconsiderazione dei processi edilizi in prospettiva ambientalista ha portato alla creazione della Baubiologie, la “biologia del costruire”. Dalla Germania, dove l’attenzione ai problemi ambientali è più sentita che altrove, la Bioedilizia si è andata sviluppando repentinamente in tutto il mondo, e con significativo ritardo in Italia, dove incomincia ad essere presente solo nell’ultimo decennio del secolo scorso.
La Bioarchitettura è una disciplina progettuale che attraverso studi approfonditi svolti da equipe costituite da medici, architetti, ingegneri, geologi, ecc., cerca di dare una risposta all’origine di alcuni problemi che insidiano la salute dell’uomo e dell’ambiente in epoca contemporanea.

In Bioarchitettura ambiente, architettura e attività antropiche interagiscono. Il fine è quello di arrivare a concepire strutture edilizie e tipologie di interventi che tengano conto sia dell’impatto del costruito con l’ambiente esterno, sia delle valenze biologiche e psicologiche che gli ambienti chiusi e confinati hanno sugli organismi viventi.

Alle insidie storiche dell’ambiente domestico (umidità, scarsa igiene, luce naturale) in epoca contemporanea si sono aggiunte una gamma più ampia di fattori aggressivi. Negli anni Settanta le prime ricerche hanno verificato la presenza di elevati livelli di tossicità negli ambienti interni. Considerando il fatto che la maggior parte delle persone trascorre il 90% dell’intera giornata in luoghi chiusi, la nocività di questi elementi è stata messa in relazione con sintomi di malessere e patologie molto comuni. Questo inquinamento proviene da molti fattori: emissioni di sostanze nocive e tossiche dai materiali edili e dell’arredo, attività degli impianti, climatizzazione eccessiva, umidità o secchezza dell’aria, illuminazione priva di contrasto o vibrante, produzione di campi elettromagnetici da parte di elettrodomestici vari, uso di sostanze chimiche varie e di detergenti per la manutenzione, inquinamento acustico, presenza di microrganismi e muffe.

Inoltre, l’edificio, o l’intervento su di esso, è la risultante di un processo molto complicato di “investimento” che ha attinto a piene mani da “riserve” messe a disposizione dalla natura e dal mondo produttivo: energia diretta e indiretta, materiali, spazio, tempo, risorse di ogni genere.

Il progetto ecologico parte dalle considerazioni fatte fin qui: il fine è quello di realizzare sia un intervento edilizio sano, sia di ridurre l’impatto ambientale di quanto viene realizzato. Pertanto in relazione al contesto cercherà di corrispondere il più possibile agli standard ideali in funzione dell’armonizzazione del luogo, del risparmio di risorse e della salute degli abitanti; gli strumenti saranno volti ad individuare materiali, modalità costruttive, tecnologie e tipologie abitative ecocompatibili.

Un luogo comune da sfatare è quello per cui una casa ecologica costa di più di una qualunque casa di buona qualità.

Uno dei problemi che ha più influenzato la qualità del settore delle costruzioni è il problema economico che, poiché nella nostra società il tempo è spesso denaro, è strettamente associato a quello del tempo: realizzare velocemente perché in tal modo si abbattono i costi. Costruire bene richiede tempo, questo vale sia per una casa ecologica sia per una casa di buona qualità che non esprima concetti ecologici.

Una costruzione che voglia esprimere buoni parametri qualitativi non può essere realizzata sotto i costi. Non dimentichiamo che costruire bene significa dare alle proprie opere la qualità della durevolezza nel tempo.

Dice il Palladio (architetto e trattatista, Padova 1508 – Vicenza 1580): “L’architettura è un cristallo: quando è pura è pura come un cristallo, magica, chiusa, esclusiva, autonoma, incontaminata, incorrotta, assoluta, definitiva come un cristallo. (…) nella natura essa rappresenta il finito contro l’indefinito; nel tempo e nella materia ciò che resta contro ciò che passa: la “perpetuità”.

Nel “De Architectura” di Vitruvio (primo secolo a.C.), l’unico trattato di architettura che ci sia giunto completo dall’antichità, ancora utilizzato nel Medioevo, nel Rinascimento ossatura indispensabile nella formazione degli architetti, sono contenuti diversi spunti per interpretazioni più attuali che mai:

  • Le regole del buon costruire non vanno rivoluzionate: vanno riscoperte e intelligentemente adattate alle esigenze attuali e integrate alle attuali opportunità;
  • Non c’è buona architettura senza amore per la bellezza e comprensione della sua importanza, senza cultura umanistica e profondo interesse per la natura e per l’uomo, senza sperimentazione e continua ricerca.

Pertanto parlare di Bioarchitettura in questo contesto non vuole essere un modo per assecondare acriticamente una moda, ma un’occasione per potere fornire strumenti specialistici per riuscire ad interpretare il contesto che ci circonda, valutarne le caratteristiche e fornire una chiave di lettura dei fenomeni. L’ambizione è di riuscire a fornire elementi per poter valutare criticamente le scelte di ciascuno in riferimento all’ambiente in cui si trova a vivere.

Verranno forniti di volta in volta temi e approfondimenti per diverse questioni: si farà un’analisi degli elementi inquinanti e si indirizzerà la questione della Valutazione d’Impatto Ambientale, si parlerà di energia e di efficienza bioclimatica, del ruolo degli impianti e di come sceglierli, delle energie rinnovabili, dei materiali e delle tecnologie messe a disposizione dell’individuo, di percezione e cura dell’armonia, e ancora di universalità e attualità delle tradizioni arcaiche.

Questi alcuni spunti; ogni articolo successivo cercherà di offrire ulteriori approfondimenti e si porrà come struttura aperta a scambi e arricchimenti.

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