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Aprite le porte della PA all’open source: la richiesta al neo-ministro Stanca

12 Giugno 2001

Aprite le porte della PA all’open source: la richiesta al neo-ministro Stanca

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Una nuova politica di investimenti informatici nella pubblica amministrazione per consentire all’Italia di giocare la partita del free software, creando nuova occupazione e rilanciando l’autonomia del nostro Paese in questo settore.

È la richiesta avanzata dall’OpenPa, l’Associazione per la diffusione del software aperto nella pubblica amministrazione, in una lettera indirizzata al nuovo ministro per l’Innovazione e le tecnologie Lucio Stanca.

Con il suo 1 per cento di investimenti informatici nelle amministrazioni pubbliche l’Italia è ancora il fanalino di coda dell’Europa. L’uso del free software – detto anche open source – è infatti una realtà già ben collaudata nelle strutture statali di Paesi come Francia, Germania e Danimarca.

Il parlamento italiano, da parte sua, ha affermato l’importanza di questo settore in un ordine del giorno approvato dal Senato il 17 dicembre del 2000. L’adozione del free software veniva lì indicata come essenziale per contenere i prezzi, risparmiando soprattutto sulle spese legate ai diritti d’autore; evitare la dipendenza da un singolo fornitore, con possibilità di scegliere in un mercato più vasto e concorrenziale; riutilizzare i codici e le applicazioni, evitando i contratti-capestro oggi imposti da molte industrie del settore; rendere più trasparenti i prodotti software; sviluppare la produzione di software nazionale, creando nuovi posti di lavoro.

Il parlamento ha così impegnato il governo a emanare entro 180 giorni un regolamento per l’esame di progetti e per la progressiva adozione di sistemi operativi non proprietari nelle singole amministrazioni.

Finora, però, nulla è stato fatto. A tale scopo l’OpenPa si è rivolta al neo ministro Stanca ed esprimendo soddisfazione per la sua nomina alla guida del dicastero dell’Innovazione tecnologica gli chiede un incontro allo scopo di creare un dialogo sui temi del rilancio della presenza autonoma dell’Italia proprio nel campo delle nuove tecnologie.

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