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Anycast

20 Dicembre 2001

Anycast

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Dopo il narrowcast, questa è un'altra prospettiva possibile per la condivisione degli ambienti informativi, dalla comunicazione all'enterteinment

Nell’autunno scorso Sony ha presentato un ambiente multimediale integrato che ha chiamato “anycast”. Il nome si rifà a “broadcast” e “narrowcast”:

  • Broadcast in agricoltura è il gesto della semina con cui si spargono i semi tutto intorno. Nella diffusione radiotelevisiva indica la trasmissione generalista rivolta ad un vasto pubblico.
  • Narrowcast è il contrario di broadcast, e indica una trasmissione mirata su un pubblico specifico.
  • Anycast , al di là della proposta Sony, potrebbe essere il nuovo termine che indica l’integrazione fra radiotelevisione, telecomunicazioni e informatica, o fra produttori di contenuti, gestori di connettività, fornitori di tecnologie per l’informazione e comunicazione.

L’integrazione tra i tre settori era stata prevista nell’ambiente del Media Lab fin dalla metà degli anni ’90.

Nella società industriale e in gran parte di quella postindustriale, siamo stati abituati a concepire macchine e sistemi tecnologici come insiemi chiusi, capaci di svolgere solo alcuni compiti. La macchina da cucire non può fare le stesse cose di una bicicletta, anche se tutte e due hanno i pedali.
Le nuove tecnologie vanno verso l’integrazione. Con un computer posso sia scrivere sia disegnare.
Tuttavia, finora, le compatibilità sono ancora difficili. Non possiamo fare le stesse cose con un computer e con un televisore, anche se in teoria potremmo farlo.

L’obiettivo dell’integrazione invece è questo: arrivare a disporre di strumenti e tecnologie tali che il luogo, il tempo e il modo della fruizione dei contenuti siano irrilevanti, dovunque io mi trovi o si trovino le informazioni, in qualunque tempo, dalla comunicazione sincrona alla asincrona, con qualsiasi modalità, tecnologia, linguaggio.

Per dirigersi verso questo obiettivo la Sony ipotizza quattro scenari: Mobile Information Society, Home network, E-tv, PC centric world. Questi scenari permettono di creare, gestire e diffondere contenuti a chiunque, in qualsiasi momento, dovunque si trovi.

In sostanza, io opero da casa mia con una rete ben strutturata (home network) e pongo al centro del mio mondo il mio personal computer (Pc centric world). Digitalizzo tutti i miei contenuti, da quelli verbali a quelli audiovisivi, con standard compatibili fra pc e tv (e-tv). Se però vado fuori casa, con i sistemi mobili – notebook, palmari, telefoni Umts – resto comunque inserito nella mia rete informativa (mobile information society).
Ma vediamoli più in particolare.

E-tv

Data l’importanza che ha la televisione, come ambiente in cui larghe masse condividono i principali avvenimenti, svaghi ed emozioni nel mondo, essa si profila come la piattaforma più probabile su cui sperimenteremo il mondo convergente.
La TV non sarà più soltanto “a senso unico”, sarà interattiva: un’esperienza di reale “comunicazione”. Domani, i collegamenti telematici ad alta velocità consentiranno di offrire gli stessi servizi a tutti i ricevitori intelligenti di “e-tv” in ogni famiglia. Addio ai palinsesti e alle pubblicità a “taglia unica”, ben venga il mondo della diversità e della scelta infinita!

Un futuro PC-centrico

Infotainment, interattività, ricerca di informazioni specifiche. Dal telecomando semipassivo alla gestione di mouse, tastiere, consolle. Non solo ricettore, ma produttore di contenuti.

La società dell’informazione mobile

Telefonini in grado di ricevere contenuti multimediali offriranno anche la possibilità di interagire con il fornitore di infotainment. Gli utenti potranno indicare le loro preferenze, consentendo al provider di configurare su misura notiziari, divertimenti e altri servizi accessibili con qualsiasi tipo di dispositivo.

La rete domestica

Arriva l’e-home: la casa elettronica, una casa in cui tutti i dispositivi elettrici sono collegati l’uno con l’altro e con Internet. Tutti i componenti funzionali necessari ci sono già: una rete di connessione verso il mondo esterno, i media, i ricevitori, le console multimediali.
Ciò che manca è il collante capace di mettere insieme tutti questi elementi: una rete e un linguaggio comuni che consentirebbero di programmare il video con i comandi della macchina da cucire, scaricare un modello da cucire dall’impianto stereo mentre si ascolta un brano di musica scelto con i comandi del frigo aspettando che passi il caffè; una televisione infine che offra programmi differenziati a seconda di chi guarda.

Oggi giorno, nessuno è in grado di dire quale sarà il dispositivo di comando universale che avrà il controllo su tutto ciò: TV, console di giochi, centralino telefonico domestico o magari, chissà, la centralina dell’impianto di riscaldamento? Eppure, tutto questo non è fantascienza: esistono già le tecnologie di base necessarie, basta mettersi d’accordo sugli standard da condividere.
La rete domestica darà ai consumatori una libertà di scelta assoluta. Nel mondo delle reti, si moltiplicano i software intelligenti capaci di conoscere i gusti e le preferenze dei singoli utenti per offrire loro servizi personalizzati.

La società “anycast”

Come verranno finanziati i contenuti? Quali modelli economici ne guideranno lo sviluppo? Quale ruolo dovrebbero svolgere i governi nella loro creazione e regolamentazione? Chi saranno i principali protagonisti? E quale sarà l’impatto sulla qualità dei contenuti?
Una cosa è certa: con l’avvento dell’AnycastWorld, i contenuti cambieranno. Ma creatori e distributori di contenuti saranno sensibili al richiamo delle sole masse, elaborando programmazioni adulatorie? Oppure esiste tutto sommato una soglia di qualità in base alla quale gli utenti-consumatori decidono di spegnere o di continuare a guardare?
L’interattività sarà la chiave magica che manterrà acceso l’interesse dei telespettatori? L’educazione, le votazioni, il lobbying, i dibattiti, i giochi entreranno a far parte dell’esperienza sociale dell’AnycastWorld.
E cosa dire della regolamentazione? Oggi, chi dispone di un accesso ad Internet può vedere tutto quello che desidera? L’AnycastWorld eroderà le nostre identità culturali e nazionali? Avremo tutti accesso a questo nuovo mondo? Saremo tutti in grado di permetterci i relativi dispositivi e di pagare per i contenuti?
L’impatto sociale della tecnologia è un argomento che solo ora comincia ad essere considerato con la debita serietà. È facilissimo lasciarsi abbagliare dagli affascinanti vantaggi delle nuove tecnologie, trascurando di valutarne gli effetti sociali sul lungo periodo.

I contenuti

Quando disporremo di piattaforme uniche o del tutto compatibili fra di loro, non dovremo più preoccuparci delle tecnologie, ma potremo concentrarci sui contenuti, che poi è l’unica cosa che ci interessa. I fornitori di contenuti saranno privilegiati, ma dovranno fare buone campagne di marketing e rendere visibili e riconoscibili i loro contenuti.

Contenuti mobili da una piattaforma all’altra (internet, Tv, mobile). Un concetto importante dell’anycast è il passaggio senza soluzione di continuità dal lavoro al tempo libero, dallo studio al divertimento, dalle informazioni alla televisione. In tal senso il contenitore di contenuti non sarà una emittente televisiva o un sito web, ma tutti e due indifferentemente. Quindi da una parte ci sono tecnologie che devono essere integrabili l’una con l’altra, dall’altra produttori di contenuti che devono poter andare su qualsiasi tecnologia, come la tv, internet, apparecchi mobili, consolle di giochi.

Partendo dalla considerazione che il termine “broadcast” non si adatta più appieno al mondo della televisione, nel 1999 la Sony ha immaginato una piattaforma di comunicazione chiamata AnycastWorld. AnycastWorld è un forum continuo di sperimentazione di tendenze e discussioni sulle implicazioni della convergenza fra le industrie dei new e degli old media.
AnycastWorld si basa su un programma di ricerca su tendenze , fatti e opinioni intorno alla convergenza di industrie dei media vecchi e nuovi, industrie di servizi consumer e business, e ogni altra organizzazione interessata. Il suo sito permette di seguire la ricerca e i dibattiti.

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