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Ancora sugli hacker francesi: le loro ragioni

02 Ottobre 2002

Ancora sugli hacker francesi: le loro ragioni

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Abbiamo riportato ieri la notizia dei 10 arresti in Francia di hacker che volevano dimostrare la poca solidità dei servizi informatici di alcune banche.

Secondo gli hacker, il baco nella sicurezza permetterebbe a qualsiasi pirata, neanche tanto esperto e con pochi mezzi, di accedere ai conti di qualsiasi cliente.

L’Agenzia France Presse ha interpellato le banche e, tre di queste, hanno risposto di essere state avvertite una quindicina di giorni prima.
Tra queste, la Société Générale ha confermato l’esistenza di bug, anche se ha assicurato che i siti indicati non permettono di accedere ai conti dei clienti.

Gli hacker hanno voluto avvisare l’opinione pubblica sulla mancanza di sicurezza nel sistema bancario. Lo hanno fatto cercando un modo che facesse scalpore.
Adesso però, per il codice penale francese, rischiano un anno di prigione e una multa di 15 mila euro, come condanna per essere entrati in modo “fraudolento” in un sito Internet.

Il semplice fatto di aver tentato ripetutamente di penetrare un sistema, anche se non sono riusciti nell’intento è punito come se il fatto fosse avvenuto.

Gli avvocati controbatteranno che i loro assistiti lo hanno fatto per difendere i consumatori.
Il direttore della “scuola” che ha formato gli hacker arrestati, Oliver Spinelli ha spiegato alla Afp che la falla è talmente elementare che non era necessaria l’intrusione nei siti, anche se ha riconosciuto che il loro comunicato iniziale è stato maldestro.

Quindi, giusta l’azione, sbagliato il modo. Pensiamo, però, che la galera sia una punizione troppo pesante per chi non ha, di fatto, alterato o rubato alcunché e ha, anzi, cercato di sollevare un problema e portarlo all’attenzione di tutti.

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