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Anche Compaq adesso crede in Linux

25 Giugno 2001

Anche Compaq adesso crede in Linux

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Nuovo software e investimenti pro open source anche per Compaq, mentre Red Hat lancia un database coi fiocchi e va in attivo

Linux attira sempre più le grandi aziende informatiche, e queste tengono fede ai propri impegni. In funzione di apripista rimane IBM, che quest’anno ha deciso d’investire 1 miliardo di dollari in progetti legati al sistema open source. Subito dietro, Hewlett-Packard e Dell hanno dichiarato di considerare Linux uno dei sistemi operativi “strategici” all’interno della propria attività, affiancandone la produzione al solito Windows. Ora ecco aggiungersi alla lista un altro colosso statunitense, Compaq Computer. La quale si appresta a lanciare un pacchetto software che consente alle macchine Linux di operare al meglio pur di fronte a improvvisi crash o altre interruzioni. Nel frattempo continua a brillare la stella Red Hat, con il preannuncio dell’arrivo del Red Hat Database, software che vorrebbe rubare parecchio spazio al numero uno del settore, Oracle. In aggiunta, il bilancio dell’ultimo trimestre che segnala i primi guadagni netti e rispecchia in pieno le previsioni degli esperti.

A ben vedere, quella di Compaq non è altro che l’ultima di una serie di iniziative “ad hoc” avviate per non perdere terreno nei confronti degli altri big e tenersi al passo coi rapidi cambiamenti del mondo Linux. Non a caso il vicepresidente dell’azienda, pur preferendo il no comment sull’entità degli investimenti previsti in ambito Linux, ricorda come siano parecchie le unità interne alle prese in qualche modo con il sistema open source e suoi derivati. Queste spaziano dai sistemi Alpha a numerosi gruppi software, da offerte di servizi e supporto a strutture per il training e la didattica. L’annuncio del nuovo software denominato “single system image” non fa altro che confermare l’impegno complessivo. Si tratta di un pacchetto che consente ai programmi di girare su molti server diversi, facendo apparire i “cluster” come una singola macchina. Apprezzato dagli esperti, il software viene già impiegato sulla versione Unix della serie Tru64 e su UnixWare di Caldera International. Altro fattore interessante, la nuova tecnologia di clustering verrà diffusa sotto la stessa General Public License che copre Linux. Mentre sono in corso collaborazioni con i maggiori distributori, tra cui Red Hat, SuSE e Turbolinux, per convincerli ad adottare il nuovo software Compaq.

Nel frattempo sta per essere presentato ufficialmente un altro pacchetto dalle buone speranze, il Red Hat Database. Altra mossa aggressiva alla ricerca di nuovi clienti, stavolta rubando spazio al più noto e quotato software prodotto da Oracle. Tra l’altro, quest’ultima ha sempre dato man forte al giro Linux, e nel 1999 è stato trai primi investitori di Red Hat. Secondo alcune fonti, ciò potrebbe concretamente accadere soprattutto per quanto concerne l’imprenditoria medio-piccola. Più complicato invece penetrare a livello di grandi enterprise, in buona parte per la necessità di offrire adeguato supporto tecnico 24 ore su 24. E pur dando lavoro a circa 600 persone, l’azienda di Durham, in North Carolina, non è in grado di offrire adeguate strutture per sostenere tali sforzi.

In altri termini, al momento il numero uno del software per database, Oracle, non teme rivali. È però vero che l’ingresso di Red Hat nel settore provocherà forti scossoni a tra le situazioni minori, soprattutto quelle che già lavorano su database basati su programmi open source. Tra queste vanno menzionate società quali NuSphere, Abriasoft, IBPhoenix e Great Bridge, le quali vanno costruendo il proprio business intorno a progetti aperti per database già avviati tipo MySQL, PostgreSQL e Interbase.
Oltre ad allinearsi pienamente con i prodotti e la filosofia open source, la nuova uscita di Red Hat bene s’inserisce in quelle proposte di abbonamenti personalizzati per il supporto e l’aggiornamento che vanno riscuotendo sempre più successo. Senza poi dimenticare come il pacchetto per database costituisca l’ulteriore espansione di quell’offerta diversificata che mira a coprire settori diversi, dai sistemi operativi al software d’alto livello. Una strategia che inizia a prender piede, come testimonia l’arrivo di nuovi clienti tra le grandi corporation, tra cui Nortel Networks e Cisco Systems, che faranno girare alcuni dei rispettivi network sui sistemi Linux messi a punto da Red Hat.

Da segnalare infine i dati positivi riportati da quest’ultima nel bilancio dell’ultimo trimestre chiusosi il 31 maggio scorso. Pur con i necessari aggiustamenti tecnici, si è raggiunto un guadagno netto di 600.000 dollari. Le entrate lorde hanno superato i 25 milioni, con un incremento del 18 per cento rispetto ai 21 milioni dello stesso periodo del 2000 — anche se in leggera discesa, 5
per cento, se confrontate a quelle del trimestre scorso. Al di là delle crude cifre, la sostanza è che per la prima volta il maggior distributore Linux vanta un bilancio in attivo e ha generato un “cash flow” di segno positivo. Elementi ancor più importanti, come non ha mancato di sottolineare la press release diffusa all’uopo, in un momento di chiara difficoltà per l’intero ambito dell’info-tech. Sembra dunque promettere bene l’ennesima estate torrida del pinguino.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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