Aria di rivolta e tradimento in casa AOL Time Warner. Una commedia Sheakspeariana dove Steve Case veste i panni di Cesare e i direttori dell’azienda, quelli dei senatori armati di pugnale.
Almeno stando alle rivelazioni del New York Times, che svela il retroscena e la resistenza del presidente nel non farsi buttare fuori.
Secondo tre persone vicine all’azienda, i direttori potrebbero tentare di ottenere la partenza anticipata del presidente durante una riunione del consiglio di amministrazione, anche se Case avrebbe abbastanza sostegno tra i consiglieri per conservare il posto.
Infatti gli sono sufficienti tre voti favorevoli su 14 membri, per rimanere sulla sua poltrona.
I direttori contano sui malumori, ormai noti a tutti, di molti azionisti istituzionali che non riescono a digerire il ruolo avuto da Case nella fusione tra i due colossi, AOL e Time Warner.
Una rabbia dovuta al fatto che le azioni della compagnia hanno perso il 70 % del loro valore dopo che era stato concluso l’affare.
A questo va aggiunta l’inchiesta aperta dalla Securities and Exchange Commissione e dal dipartimento di Giustizia per scoprire se AOL ha gonfiato o no i suoi profitti prima dell’acquisizione.
Questa di AOL è una situazione emblematica dell’aria che si respira nelle aziende della new economy e nel settore informatico in generale. Quando anche le seconde linee (i direttori) si mobilitano a favore o contro scelte aziendali, vuol dire che siamo alla frutta.
Nessuno sa che pesci pigliare e questo, sicuramente, non giova al settore che sperava in una rapida ripresa. Ci volevano, poi, anche i venti di guerra della Casa Bianca…