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Amazon immagazzina il supporto di Obama

06 Settembre 2013

Amazon immagazzina il supporto di Obama

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Una strategia che sta portando al monopolio di fatto sulla grande distribuzione del libro elettronico. Con una seconda preoccupazione.

La decisione di Obama di tenere un discorso in un magazzino di Amazon è stata accolta con discreto sdegno. Tra gli altri, Dennis Johnson – fondatore di Melville House – è intervenuto molto duramente sul blog della casa editrice.

Amazon ha vinto la sua ultima battaglia. La guerra sembra essere finita, i buoni hanno perso. L’unica cosa che avrebbe potuto porre un freno ad Amazon era l’intervento del governo, ed è difficile immaginare che il Dipartimento di Giustizia decida di aprire un’indagine antitrust nei confronti di una società che ha ottenuto le lodi del presidente degli Stati Uniti e nei cui magazzini lo stesso presidente ha deciso di trascorrere qualche ora del suo tempo.

La visita arriva in un momento delicato. Il Dipartimento di Giustizia ha da poco condannato Apple nel procedimento sul controllo del prezzo degli ebook; lo stesso procedimento in cui erano coinvolti cinque dei principali editori americani, che hanno deciso di patteggiare, ammettendo di fatto di aver collaborato con Apple per mantenere alti i prezzi degli ebook e costringere Amazon ad accettare che fossero gli editori a stabilire i prezzi al lettore, e non il rivenditore.

Amazon – che non era coinvolta nel processo – né è uscita di fatto vincitrice. Apple – e con lei gli editori – è stata accusata di essere il centro di una cospirazione tesa ad aumentare il prezzo degli ebook. Inoltre il Dipartimento di Giustizia sta cercando di rendere la pena più dura. L’obiettivo è costringere Apple a reintrodurre per le applicazioni dei suoi concorrenti la possibilità di acquistare ebook, cosa che andrebbe di nuovo a vantaggio anche di Amazon.

In questo momento Amazon è più forte che mai e sembra davvero godere del favore dell’Amministrazione USA, ma restano comunque alcune considerazioni da fare. In primo luogo – come conferma lo stesso Johnson – la linea seguita dall’industria editoriale per contrastare Amazon è richiedere allo Stato se non interventi diretti (insostenibili, soprattutto negli States) quantomeno – ed è il caso del procedimento contro Apple – la libertà di unirsi e manipolare i prezzi, in nome del pluralismo e della battaglia contro un monopolio. Quello che non è mai stato fatto è impiegare le energie e le risorse per studiare ed eseguire strategie competitive in grado di mettere in difficoltà Amazon senza passare attraverso la creazione di cartelli.

In secondo luogo, da un certo punto di vista la situazione è ancora peggiore di così. Più un mercato è globale, più è facile che si creino monopoli. In questo momento poche, grandi compagnie si spartiscono le funzioni principali della rete. Facebook, Twitter e Google possono da sole soddisfare la quasi totalità delle esigenze di un utente medio. Gli utenti più avanzati molto probabilmente aggiungono a questi un’altra manciata, ma è molto raro che si vada oltre.

Google, soprattutto, dovrebbe decisamente preoccupare l’industria editoriale. Oltre ad assolvere un gran numero di funzioni, costituisce di fatto il monopolio per le ricerche online – all’interno delle quali penalizza sempre più i risultati organici in favore delle inserzioni a pagamento e dei suoi prodotti – e sta investendo molto su prodotti contestuali.

Google Now, Field Trip e i Google Glass utilizzano l’enorme quantità di dati a disposizione di Google per fornire agli utenti informazioni basate sul contesto – la posizione, l’orario, la direzione in cui viaggiano – all’interno del quale si trovano, affrontando in modo nuovo e decisamente più efficace problemi che sono stati fin ad ora risolti grazie a prodotti editoriali: guide turistiche, quotidiani e periodici locali, mappe di viaggio non sono che i primi a sentirne gli effetti.

L'autore

  • Ivan Rachieli
    Ivan Rachieli, 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Ha lavorato in GeMS con gli ebook, e in ZephirWorks con le applicazioni web. Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Se avete voglia di conoscerlo meglio, potete fare due chiacchiere con lui su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog.

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