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Alti e bassi delle aziende Linux

11 Settembre 2001

Alti e bassi delle aziende Linux

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Problemi per Caldera ed Ebiz, buone nuove per Red Hat

Quella che segue è una panoramica di fine estate su alcune società Linux e open source. Nuovi problemi per Caldera, con una perdita netta di 18,8 milioni di dollari per l’ultimo trimestre, altri licenziamenti in arrivo e calate a picco al Nasdaq. Ancora più agitate le acque in cui naviga Ebiz Enterprise, produttore di workstation a prezzi ridotti, nonostante i recenti investimenti della stessa Caldera. Ristrutturazione in vista anche per Lineo, tra le aziende-leader per sistemi e strumenti embedded. Ambito in cui si conferma sulla cresta dell’onda Red Hat: appena annunciata il toolkit di programmazione Embedded Linux Developer Suite, insieme all’avvio di un mega-centro di assistenza e sviluppo in India, dove verranno spostate gran parte delle unità oggi operanti in Filippine, U.K., Australia e Giappone.

Quest’ultima scelta è presto spiegata: risparmio economico, innanzitutto, visti i tempi di magra. Da metà 2002 si prevede che, con l’esclusione del quartiere generale in North Carolina e degli altri uffici nord-americani, la super-filiale del subcontinente indiano potrà sostituire gran parte (se non tutte) le strutture attualmente operanti nel resto del mondo. Anzi, il direttore di Red Hat India spera di attivare quanto prima un centro assistenza globale — operazione possibile grazie sia, appunto, ai bassi costi operativi sia all’abbondanza di professionisti offerti dal mercato locale.

Ancora più importante l’annuncio del lancio di un apposito toolkit per lo sviluppo di software specificamente dedicato ai sistemi embedded. Un mercato, è il caso di ricordarlo, in forte ascesa e che gli esperti dicono finirà per triplicarsi da qui a un anno. Si tratta di un’ampia serie di dispositivi informatici, inclusi tra l’altro set-top box, computer palmari e router per network. La Embedded Linux Developer Suite si basa sulla versione 2.4 del kernel Linux, con RedBoot per l’avvio del dispositivo e diversi strumenti di configurazione per altrettanti moduli di software lavorabile. Supporta i chip MIPS, SuperH, Intel-compatibile, PowerPC, ARM, StrongARM e XScale. Il toolkit sarà in vendita negli USA in ottobre, ad un prezzo ancora da stabilire.

Restando nel settore embedded, da segnalare la prossima ristrutturazione in casa Lineo, azienda di dimensioni ridotte ma assai dinamica. Iniziativa, spiegano i dirigenti, resasi necessaria per poter meglio concentrare le forze sullo sviluppo di sistemi operativi personalizzati e strumenti di sviluppo decisamente avanzati, in grado cioè di consentire agli sviluppatori di integrare gli standard ‘aperti’ con le tecnologie proprietarie. Al contempo Lineo conta di rafforzare l’impegno nel perfezionamento delle proprie piattaforme
Embedix e RTXC, offrendo ai programmatori una gamma più diversificata di soluzioni.

In pratica, a breve si annuncia la riduzione di 60 impiegati, con l’aggiunta di un altro centinaio più avanti in concomitanza con l’avvio di nuovi progetti leggermente al di fuori dei sistemi operativi embedded. Il tutto porterà ad una forza lavoro complessiva intorno alle 110 unità, stavolta quasi completamente dedita al ‘core business’ dell’azienda. Passi dovuti, nelle parole dello stesso CEO Bryan Sparks, “in previsione dell’esplosiva crescita del mercato nel prossimo anno…a fronte di un evidente ridimensionamento del settore tecnologico in generale, la domanda per i sistemi operativi embedded si conferma in costante crescita.”

Decisamente poco allegre invece le notizie in arrivo da Caldera International: pur provando diverse strategie la società con base a Orem, in Utah, non sembra essere in grado di tirarsi fuori dai problemi finanziari che vanno colpendo il mondo Linux e quello high-tech più in generale. Intanto, i dati negativi del bilancio dell’ultimo trimestre fiscale chiusosi il 31 luglio scorso, con una perdita secca di 18,8 milioni di dollari. Ciò pur a fronte della medesima cifra per quanto concerne le entrate lorde, mentre per il prossimo trimestre si prevedono incassi tra i 15 e i 20 milioni con perdite operative ancora leggermente superiori, tra 20 e 24 milioni di dollari. L’annuncio ha provocato l’ulteriore caduta del titolo a Wall Street, ora quotato ad appena 45 cent, ben lontano dai 14 dollari ad azione ottenuti nella IPO (initial public offering) del marzo 2000 e ancor più dai quasi 30 dollari raggiunti nei giorni immediatamente successivi.

Non sorprende quindi l’inevitabile corollario, ovvero l’ennesima ristrutturazione aziendale. Il CEO Ransom Love ha già annunciato, licenziamenti e ampie modifiche alla struttura organizzativa, “in accordo con le aspettative delle entrate e con le condizioni economiche a livello mondiale.” Soltanto quattro mesi addietro il personale era stato ridotto di 32 unità. Non pare insomma aver successo la recente operazione di ‘unificare’ Unix e Linux per l’area business, strategia avviata quest’anno con l’acquisizione di Santa Cruz Operation e delle relative due versioni Unix. Strategia che si è rivelata ben più costosa del previsto, pur provocando qualche lievitazione nelle entrate. Il punto rimane la feroce competizione su entrambi i fronti, dovendo fronteggiare formidabili distributori Linux da una parte, Red Hat in testa, e versioni Unix decisamente più popolari dall’altra, soprattutto Solaris di Sun Microsystems e AIX di IBM.

Negativo anche l’effetto dell’investimento (tre milioni di dollari) attivato quasi un anno fa in Ebiz Enterprise, promettente azienda produttrice di workstation a prezzi ridotti all’epoca appena unitasi con LinuxMall.com. Oggi le azioni di Ebiz valgono la ridicola cifra di 4 cent e alcuni osservatori la danno per spacciata. A meno che non rimedi abbondante contante fresco da nuovi investitori. Manovra tutt’altro che facile, vista la risacca economica in cui si dibatte l’intero settore.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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