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Alla ricerca del microcomputer perduto

05 Giugno 2012

Alla ricerca del microcomputer perduto

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La programmazione che attira i ragazzi e spinge all'attenzione verso i dettagli, più che dalla nostalgia, sorge dall'innovazione.

Qualche settimana fa Lucio mi parlava della riapparizione sul mercato dello storico Commodore 64, facendomi notare che l’argomento era probabilmente degno di una segnalazione su Apogeonline.

È inutile negare che per me – ma immagino per tanti altri della mia generazione – il marchio Commodore sia una sorta di madeleine in grado di evocare ricordi e sensazioni che mi riportano ai primi passi della mia esperienza di programmatore e alla mia infanzia. Dando però un’occhiata alle caratteristiche tecniche e al prezzo di questa riedizione, ho trovato veramente poco dello spirito che incarnava il mitico microcomputer: più che altro sembra un oggetto per incurabili nostalgici.

Per contro, invece, quando ho scoperto l’esistenza di Raspberry PI sono sobbalzato sulla sedia. È quello lo spirito giusto! Un microcomputer da 50 euro che si collega al televisore, con risorse sufficientemente limitate da indirizzare verso uno stile di programmazione attento ai dettagli. Vi ricorda qualcosa?

Raspberry PI

Lo schema strutturale, semplice e perciò affascinante, di Raspberry PI.


I creatori di Raspberry PI sintetizzano così la sua genesi:

The idea behind a tiny and cheap computer for kids came in 2006, when Eben Upton and his colleagues (…), became concerned about the year-on-year decline in the numbers and skills levels of the A Level students applying to read Computer Science in each academic year. From a situation in the 1990s where most of the kids applying were coming to interview as experienced hobbyist programmers, the landscape in the 2000s was very different; a typical applicant might only have done a little web design.

Non sono più gli anni ottanta e rispetto al Commodore 64 – che aveva a disposizione solo BASIC e assemblerRaspberry PI è una piattaforma di sviluppo molto più ricca e confortevole, con  differenti distribuzioni Linux e svariati linguaggi di programmazione, tra cui anche l’interessante kidsruby. Raspberry PI è un eccezionale strumento didattico, che dovrebbe seriamente essere preso in considerazione degli insegnanti delle scuole medie e superiori. Questo è il suo video introduttivo.

Il Commodore 64 era anche una divertentissima console per giocare e da questo punto di vista Raspberry PI non è da meno: con una GPU comparabile a quella della prima Xbox, è in grado di far girare senza problemi giochi come Quake III, anche se non è questa la sua principale vocazione.

Non so se Raspberry PI contribuirà concretamente a formare una generazione di programmatori più capaci di quelli che escono adesso dalle università, ma mi auguro che possa portare un po’ della magia dei microcomputer degli anni ottanta tra gli adolescenti di oggi.

Certo è che il successo del progetto è tale che in questo momento, per averlo, bisogna mettersi in lista d’attesa.

L'autore

  • Andrea C. Granata
    Andrea C. Granata vanta oltre 25 anni di esperienza nel mondo dello sviluppo software. Ha fondato la sua prima startup nel 1996 e nel corso degli anni si è specializzato in soluzioni per l'editoria e il settore bancario. Nel 2015 è entrato a far parte di Banca Mediolanum come Head of DevOps, ruolo che oggi ricopre per LuminorGroup.

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