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Al via la collaborazione tra OpenPress e Opensource.it

13 Dicembre 1999

Al via la collaborazione tra OpenPress e Opensource.it

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È entrata in fase operativa la collaborazione tra il nostro sito e "Open Source.it", la pagina italiana dell'Open Source promossa dal Csp di Torino e curata, tra gli altri, dal professor Meo del Politecnico di Torino. Pubblichiamo il manifesto dell'iniziativa.

Il progetto “Opensource.it” http://www.opensource.it/ nasce dall’iniziativa di un gruppo di promotori che hanno voluto dare a tutte le persone e alle organizzazioni interessate allo sviluppo dell’Open Source in Italia, un punto di riferimento, di contatto e, al tempo stesso, un reale strumento di lavoro e di collaborazione; nel pieno rispetto della filosofia Open Source, lasciando ogni possibilità di collaborazione aperta, all’interno di un quadro di regole che garantiscano il rispetto del lavoro altrui e la piena reciprocità nel rapporto di collaborazione. “Opensource.it” non ha fini commerciali, non ha sponsor e nessun business plan da rispettare.

La decisione di utilizzare un sito Web come punto di raccolta dei materiali e come luogo di discussione, nasce dalla considerazione che la diffusione del modello “Open Source” ha ricevuto un grande impulso dall’espansione di Internet, che ha consentito alle informazioni, ma anche ai programmi stessi, di circolare molto più rapidamente e capillarmente di un tempo. Oggi siamo abituati a considerare i software come prodotti industriali coperti da copyright, da utilizzare senza poter apportare modifiche sostanziali per adattarli alle nostre esigenze, pagando per questo un prezzo che a volte supera abbondantemente quello del computer sul quale i programmi verranno installati.

Eppure alcune delle maggiori conquiste in campo informatico sono state compiute grazie alla ricerca di enti pubblici e al lavoro di persone che hanno sviluppato applicazioni senza fini commerciali. È stato grazie alla ricerca pubblica, militare e civile, che è nata Internet nel 1969 e il Web nel 1989. Lo spirito di collaborazione e la possibilità di utilizzare liberamente il lavoro altrui per modificarlo, migliorarlo e implementarlo sono alla base del successo di Internet, ma anche di programmi che stanno riscontrando un grande successo di pubblico come il server Apache – il più diffuso tra i server Internet – o il sistema operativo Linux.

Il modello di sviluppo Open Source affonda le sue radici negli albori dell’informatica moderna, ma ha trovato il suo motore in quello che molti definisco ormai il Rinascimento Digitale, un’età nella quale l’informazione può finalmente circolare senza restrizioni grazie alla Rete. La filosofia Open Source sta diventando, infine, anche un nuovo modello di business che ha le potenzialità per rappresentare una minaccia per i grandi imperi del software.

Il meccanismo della libera concorrenza rappresenta, in effetti, un modello ambiguo. I programmi commercializzati attualmente possono essere installati su un computer per essere utilizzati, mentre è espressamente proibito apportare delle modifiche per adattarli alle esigenze di una determinata azienda o utilizzatore. Nessuna documentazione sul codice sorgente, peraltro, viene fornita dai produttori. Questo rappresenta uno svantaggio per gli utenti, che non hanno la possibilità di rendere più affidabili e più adatti alle proprie esigenze i programmi stessi. E, quel ch’è peggio, i produttori, che spesso si trovano ad agire in regime di monopolio, non hanno interesse a modificare i loro programmi per adattarli a specifiche esigenze.

Dagli anni ’80 alcuni pionieri stanno cercando di tracciare strade alternative a quella dell’industria del software. Proprio in quegli anni Richard Stallman, all’epoca ricercatore presso il Massachusetts Institute of Technology, il noto MIT di Boston, dava vita alla Free Software Foundation, con l’obiettivo di creare programmi che, come le idee, sarebbero stati a disposizione di tutti, seguendo la filosofia di Pasteur, Jefferson e altri filosofi (il termine “free” infatti significa “libero”, non solo “gratuito” e si riferisce alla libertà data a ciascuno di condividere il programma con altri e di modificarlo per adattarlo alle proprie necessità).

Per evitare che qualcuno potesse impossessarsene, Stallman introdusse un nuovo tipo di tutela, basata su una concezione ribaltata del diritto d’autore e denominata “Licenza pubblica generale”, che protegge un software contro ogni tipo di chiusura tecnica o legale del suo utilizzo, diffusione o modifica. Questo ha consentito a un gran numero di prodotti di svilupparsi in piena libertà avvantaggiandosi del contributo di numerosi programmatori che, potendo finalmente accedere alle informazioni necessarie, hanno potuto modificare, adattare, migliorare e ridistribuire programmi che oggi rappresentano una valida alternativa a quelli commerciali.

Con questo spirito nasce “Opensource.it”, che spera di poter dare il proprio contributo allo sviluppo di un movimento che sta contribuendo al progresso dell’informatica non solo nel campo teorico, ma anche in quello economico, rendendo il mercato più aperto e più libero.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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