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Al bancomat si accede con il cellulare

19 Luglio 2002

Al bancomat si accede con il cellulare

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Pagare diventerà sempre più facile in Giappone, dove la NTT DoCoMo sta per mandare in pensione portafogli, carte magnetiche per pagamenti e carte per il bancomat. In collaborazione con la banca IY Bank, il colosso giapponese sta mettendo a punto un servizio che permetterà agli utenti di accedere agli ATM (Automatic Teller Machines, macchine tipo bancomat), non più con una carta magnetica, ma con un semplice click sul terminale 540i.

Quest’ultimo è equipaggiato con un chip per la registrazione dei dati di accesso e con un collegamento infrarosso per connettersi agli ATM. Quando questo servizio sarà pienamente diffuso, anche le carte magnetiche andranno a far compagnia ai vecchi portafogli nel museo dei metodi di pagamento.

Il servizio si chiamerà Mobile Cash Card e dovrebbe iniziare ad essere operativo a metà del prossimo anno.

Alcuni analisti, tuttavia, hanno espresso qualche dubbio: bisogna vedere, infatti, quanto sarà semplice l’operazione. Inoltre, la maggior parte degli utenti ha già le carte magnetiche e non è poi così faticoso usarle, tanto da voler cambiare un metodo collaudato.

Probabilmente gli utenti giovani, come spesso accade per le innovazioni tecnologiche, saranno più ricettivi. La scorsa estate NTT DoCoMo ha lanciato un servizio che potrebbe essere considerato una specie di prova generale di quello annunciato.

Versando preventivamente una piccola somma, quest’ultima può essere utilizzata per pagare, con il cellulare, le lattine di Coca Cola dei distributori automatici.

Il progetto adesso è certamente molto più ambizioso: non più solo Coca Cola, ma accesso diretto, tramite terminale, ai più di 4000 bancomat di IY Bank.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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    Non pensare che abbiamo scelto questa formula per non rendere merito o prendere le distanze da chi ha scritto qualcosa! Piuttosto in alcuni casi l'abbiamo utilizzata nella convinzione che non aggiungesse valore al testo sapere a chi appartenesse la penna – anzi la tastiera – di chi l'ha prodotto.

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