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A piccoli passi verso la sanità digitale

23 Giugno 2010

A piccoli passi verso la sanità digitale

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Dalle cartelle cliniche elettroniche e accessibili online ai sistemi di interazione personalizzati e di facile accesso tramite i network digitali. Tra incomprensioni e ritardi, la strada in questo settore è ricca di opportunità

Consultare la propria cartella clinica, prenotare le visite mediche, comunicare con il proprio medico di base. Senza più file agli sportelli, né carte da archiviare: tutto online, comodamente da casa.  Mondo ideale? Negli Stati Uniti la comunicazione medica tramite internet è realtà già da tempo: e non si tratta solo di mera comunicazione sanitaria, limitata alle “mappe degli ospedali in zona”, ma di interazione medico-paziente. La tendenza statunitense più recente, per esempio, è l’utilizzo da parte dei medici dei social network, e in particolare di Twitter, per informare in breve tempo i propri assistiti (o anche per mettersi in contatto con altri colleghi).

Cartelle cliniche digitali

E in Italia, si può parlare di innovazione del sistema sanitario? Secondo l’Agenda digitale pubblicata dalla Commissione Europea, entro cinque anni tutti dovremmo poter accedere alle cartelle cliniche online: «Dobbiamo investire nell’uso intelligente della tecnologia e nello sfruttamento delle informazioni per trovare soluzioni che riducano il consumo energetico, sostengano una popolazione che invecchia, consentano ai pazienti di avere un ruolo più incisivo e migliorino l’accesso alla rete delle persone con disabilità» si legge nel documento. «Uno degli obiettivi potrebbe essere di consentire ai pazienti la consultazione delle cartelle cliniche, ovunque si trovino in Europa, entro il 2015».

Stando ai dati di una ricerca condotta da Federsanità Anci, sui Livelli di Innovazione Tecnologica In Sanità (LITIS), sono molte le potenzialità di crescita e di sviluppo, ma pochi ancora gli effetti reali  sulla vita di medici e pazienti. Insomma, gli strumenti per l’e-health ci sono, ma le aziende sembrano ancora in ritardo nella concreta realizzazione dei servizi sanitari elettronici. In più, si sente molto il divario a livello innovativo tra nord e centro sud.

Cup trasparente

Intanto, seppur a velocità diversa, diverse regioni si stanno muovendo. Al Forum PA che si è tenuto a Roma lo scorso mese, sono stati premiati undici progetti di sanità elettronica che hanno visto come protagonisti il Lazio, la Liguria, l’Emilia-Romagna, le Marche, il Veneto, la Campania, la Lombardia e il Piemonte. Progetti (alcuni dei quali già attivi) che vanno dalla creazione di database per l’inserimento di dati clinici ambulatoriali, ospedalieri e riabilitativi, a card Usb che permettono di seguire la donna in gravidanza (previo inserimento dei referti medici), e da sistemi informatizzati che consentono di effettuare prenotazioni sanitarie e pagamenti dei ticket a registri per memorizzare la storia dei pazienti più piccoli.

Esemplare il progetto del CUP2000, come modello di accesso (semplice e trasparente) ai servizi sanitari:  un fascicolo sanitario elettronico (FSE) sotto forma di una Mypage – pagina personale- in cui è archiviata (e aggiornata in tempo reale) la storia clinica del cittadino. Il procedimento è semplice: una volta effettuata la registrazione sul sito, paziente e medico di base possono accedere al Patient Summery, un documento che riassume le informazioni cliniche, e aggiornare la propria scheda sanitaria (completa di tutti i referti medici). Nel 2009 si contano già oltre 3.000 richieste di laboratorio, 600 di radiologia e 600 di terapia anticoagula orale.

Cambiamenti necessari

«È in atto un cambio di episteme, uno di quei passaggi storici che possono cambiare profondamente il modo di essere e di vedere la sanità italiana. Riuscirà la classe politica e manageriale della sanità a comprendere e indirizzare questo mutamento di episteme?» si chiede Mauro Moruzzi, direttore generale del CUP 2000. «È il vero interrogativo dei prossimi mesi e dei prossimi anni, poiché c’è sempre il rischio di chiusure e incomprensioni culturali che possono ritardare di anni (a volte di decenni) i cambiamenti necessari».

Cambiamenti che rappresenterebbero un notevole vantaggio per il cittadino, in termini di facilità di accesso alle cure e in termini di costi. Ma probabilmente è ancora necessario del tempo, poiché digitalizzare processi ed informazioni (trasformandoli in servizi) è un lavoro complesso e delicato.

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