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A marzo arriva il .eu, il nemico del .com

22 Gennaio 2002

A marzo arriva il .eu, il nemico del .com

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Non abbiamo ancora smaltito la sbornia degli euro (e i suoi centesimini) che ecco arrivare, finalmente, il tanto agognato suffisso.eu che darà una sola patria a milioni di siti Web europei.

Un suffisso che, con gli anni, diventerà famoso quanto il.com e magari indicherà (lo speriamo tutti) le future start-up della new economy. Non più, dunque, “dotcom” ma “doteu” e prenderà il posto dei vecchi suffissi nazionali, come.it per l’Italia,.de per la Germania,.fr per la Francia e così via.

Entro fine marzo, dopo l’adozione di un regolamento europeo, il consiglio dei ministri dei Quindici e il parlamento europeo daranno via libera alla creazione del.eu.

Sarà un passo cruciale, questo, per l’Europa soprattutto per sganciarsi dalla vecchia gestione dei nomi di dominio, largamente controllata dal governo americano e dalla potente ICANN.

Saranno i Quindici, infatti, a scegliere l’organismo europeo che dovrà gestire il registro e accordarsi sulla politica del settore prima della messa in opera dell’infrastruttura tecnica.

Un settore di milioni di euro che gli americani non si faranno strappare così facilmente, con la speranza che all’interno dell’Europa nessuno dei paesi si erga a protezione degli americani.

Secondo Anne Troye, amministratore presso la Commissione europea “il.eu potrà essere operativo entro la fine del 2002”.
Per tutte le aziende e gli internauti che batteranno bandiera europea, il nuovo suffisso non offrirà solo una identità e una visibilità comunitaria, ma soprattutto garanzie giuridiche non offerte dal comune.com.

Molte imprese americane e multinazionali che potrebbero utilizzare di preferenza il.us, utilizzano il generico.com così come molti siti di aziende che hanno sede in paradisi fiscali.

Il.eu, infatti, darà a imprese e utenti, soprattutto nelle loro relazioni un panorama di regole offerte dalle direttive europee sul commercio elettronico e la protezione dei consumatori, della privacy e della proprietà intellettuale, terreni di frizione nei rapporti tra Usa ed Europa.

Sull’applicazione, riconosce la Troye “ci sono due approcci, uno un po’ più liberale e l’altro un po’ più restrittivo che si prova a conciliare”.
Ad esempio, italiani, tedeschi e inglesi propugnatori della teoria di approccio liberale, sono per il “chi tardi arriva, male alloggia”, un modo per favorire il numero di registrazioni ed essere di contrappeso al.com e ai suoi circa 20 milioni di siti.

Un metodo, però, che aprirebbe la stura al cybersquatting, a innumerevoli cause per abuso di nomi di dominio e al mercato della rivendita di siti a prezzo d’oro.

Francesi e spagnoli, invece sono per la via più restrittiva e chiedono controlli a priori sulle registrazioni, a scapito del volume del numero di siti.

La Commissione, quasi certamente, farà una proposta di mediazione che si risolverà nel dare alle aziende che rivendicheranno la loro ragione sociale, il.eu prima della vera e propria apertura al pubblico.

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