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5 risposte su… fotografare con il flash

07 Aprile 2021

5 risposte su… fotografare con il flash

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Ci sono ottime ragioni per imparare a dominare la fotografia speedlight (con flash a slitta) e diventare lampista!

Di che cosa parliamo

  1. Come funziona la riflessione della luce
  2. Che caratteristiche ha lo stile di illuminazione Paramount
  3. Che cos’è una parabola nella fotografia speedlight
  4. Come fare rimbalzare il flash sul soffitto
  5. Come funzionano gli ombrellini fotografici

1. Come funziona la riflessione della luce

Ti ricordi gli specchi ustori? Sì, proprio quelli con cui si dice che Archimede incendiò le navi romane nell’assedio di Siracusa. Ecco, diciamo che Archimede aveva capito bene il fenomeno della riflessione della luce già secoli fa e ne aveva sfruttato ingegnosamente l’effetto.

La legge della riflessione della luce si compone delle due sottoleggi qui esposte:

  1. Il raggio incidente, la normale alla superficie riflettente nel punto di incidenza e il raggio riflesso giacciono sullo stesso piano.
  2. L’angolo di incidenza è uguale all’angolo di riflessione.

Non siamo tornati alle superiori, quindi non ti preoccupare: cercherò di spiegarti più che altro le conseguenze di questa legge e l’utilità per noi fotografi.

Partiamo dal fatto che la prima sotto-legge è importante, ma per i nostri scopi è fondamentale la seconda parte, ossia che l’angolo di incidenza è uguale all’angolo di riflessione. Cerchiamo di capirne il significato con un facile esempio: immaginiamo di avere a che fare con un raggio laser. Come mostrato nella figura qui sotto, la luce viene emessa dal nostro sistema laser, percorre in linea retta la distanza che la separa dalla superficie riflettente e, una volta riflessa, riparte seguendo un’altra retta. Il raggio di luce emesso forma un angolo con la superficie riflettente che si chiama angolo di incidenza (i). Ebbene, la legge della riflessione ci dice semplicemente che l’angolo formato dalla luce riflessa con la superficie, chiamato angolo di riflessione (r), è uguale all’angolo di incidenza (i).

La legge di riflessione: un raggio laser, puntato su una superficie riflettente con un angolo di incidenza i, si riflette con un angolo di riflessione r uguale all’angolo di incidenza

La legge di riflessione: un raggio laser, puntato su una superficie riflettente con un angolo di incidenza i, si riflette con un angolo di riflessione r uguale all’angolo di incidenza.

La realtà, però, non è così lineare, perché abbiamo a che fare con sorgenti di luce che non sono raggi laser e le superfici riflettenti non sono specchi perfettamente piani, ma hanno una certa rugosità e, spesso, una curvatura. Tuttavia, la validità della legge permane e l’averla compresa ci aiuta fortemente a capire come direzionare la luce nelle situazioni in cui vogliamo evitare riflessi indesiderati.

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Un esempio classico di utilità della legge di riflessione si ritrova nella gestione del riflesso della luce sugli occhiali di un soggetto. Trascurando le volte in cui questo riflesso è piacevole o ricercato, nella maggior parte dei casi è un effetto indesiderato perché nasconde gli occhi che, tipicamente, sono il cuore di un ritratto. Analizziamo insieme perché accade e cerchiamo di trovare una soluzione.

La prossima figura mostra cosa succede quando si verifica questo problema: la sorgente di luce (che può essere un flash, una lampada o il sole) arriva con un certo angolo di incidenza sugli occhiali di Martina e questi la riflettono con un angolo identico per la legge della riflessione. Se la macchina fotografica si trova lungo la direzione della luce riflessa, allora nella foto apparirà il riflesso sugli occhiali. Cosa possiamo fare quindi per eliminarlo? È sufficiente far sì che la macchina fotografica non si trovi lungo la direzione della luce riflessa.

La legge di riflessione e il riflesso sugli occhiali: come si presenta il problema

La legge di riflessione e il riflesso sugli occhiali: come si presenta il problema.

Poiché non sempre è possibile, perché significherebbe cambiare inquadratura, per raggiungere questo obiettivo esistono svariate tecniche, che si basano tutte sullo stesso principio, ovvero cambiare l’angolo di incidenza per ottenere un angolo di riflessione diverso. Tra le soluzioni, possiamo chiedere alla persona di non guardare in camera (per esempio guardando di lato oppure abbassando lo sguardo), oppure possiamo cambiare l’angolo di provenienza della luce (sia cambiando l’angolo verticale, sia cambiando l’angolo azimutale, cioè orizzontale).

Esiste un ultimo trucchetto, molto efficace, che è quello che ho adottato nella figura seguente: chiedere al soggetto ritratto di inclinare un po’ gli occhiali in avanti alzando le aste sopra le orecchie (e se il soggetto ha i capelli lunghi conviene inforcare gli occhiali partendo dalle tempie cosicché alcuni capelli rimangano tra gli occhiali e le orecchie e impediscano ai primi di ritornare nella posizione originale a causa del peso dei capelli). Così facendo il grosso della luce riflessa finirà verso il pavimento e quindi otterremo una foto senza riflessi. Semplice, no?

La legge di riflessione e il riflesso sugli occhiali: problema risolto

La legge di riflessione e il riflesso sugli occhiali: problema risolto!

C’è un ultimo aspetto da considerare quando si parla di riflessione della luce, ovvero la rugosità della superficie su cui la luce si riflette. Se andassimo a vedere le superfici al microscopio, scopriremmo che uno specchio è una superficie praticamente liscia, mentre un muro presenta irregolarità molto grandi (ce ne accorgiamo passandoci semplicemente una mano sopra). Pertanto, se la luce colpisce uno specchio, i raggi riflessi avranno tutti la stessa direzione, come viene mostrato qui sotto: si parla, in questo caso, di riflessione diretta o speculare (dal latino speculus, specchio).

Riflessione diretta o speculare

Riflessione diretta o speculare.

Quando, invece, la luce incontra una superficie rugosa, i raggi di luce vengono riflessi in tutte le direzioni. Ogni singolo raggio continua a seguire la legge della riflessione, ma, a causa della presenza di granularità, gli angoli formati dai raggi incidenti (paralleli tra loro) con la superficie stessa sono i più svariati. Si parla in questo caso di riflessione diffusa (vedi questa figura).

Riflessione diffusa: la rugosità di un materiale influenza la direzione della luce riflessa. La legge della riflessione è verificata considerando un’analisi di dettaglio

Riflessione diffusa: la rugosità di un materiale influenza la direzione della luce riflessa. La legge della riflessione è verificata considerando un’analisi di dettaglio.

La realtà, però, non è mai bianca o nera, quindi, quando avremo a che fare con luce riflessa, ci troveremo di fronte a un comportamento misto. Una superficie rugosa, infatti, presenta comunque una direzione predominante (per esempio un muro può avere molte irregolarità, ma ha una direzione prevalente, che è quella su cui giace il piano del muro stesso), pertanto la riflessione sarà un misto di diretta e diffusa: la luce si distribuirà in tutte le direzioni, ma con prevalenza nella direzione della riflessione diretta. È per tale ragione che, quando facciamo rimbalzare una luce su un muro, nonostante questo sia rugoso, siamo in grado di anticipare quale sarà la direzione prevalente della luce riflessa, perché questa coinciderà con la direzione della riflessione diretta.

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2. Che caratteristiche ha lo stile di illuminazione Paramount

Lo stile Paramount è quello che ritroviamo in tantissimi vecchi ritratti hollywoodiani, da cui il nome è appunto derivato. Detto anche butterfly (o a farfalla) a causa della forma dell’ombra che si genera sotto il naso, questo stile prevede di porre la luce principale di fronte al soggetto. Ciò significa che, se il soggetto ha il viso girato verso destra, la luce deve provenire da destra, frontalmente a esso.

Stile Paramount: posizione del flash rispetto al soggetto

Stile Paramount: posizione del flash rispetto al soggetto.

Questo stile di illuminazione a me piace molto perché definisce bene gli zigomi, tuttavia bisogna prestare attenzione all’altezza dello stativo perché, se portato troppo in alto, i risultati potrebbero essere poco piacevoli.

Stile Paramount: risultato

Stile Paramount: risultato.

È buona norma portare la luce principale un po’ più in alto rispetto agli occhi del soggetto, perché l’occhio umano è abituato alla luce del sole che arriva dall’alto, ma, come sempre, bisogna fare attenzione a non esagerare: l’effetto procione è in agguato.

Confrontiamo a questo scopo il setup della prossima figura con quello di prima.

Stile Paramount: posizione del flash in alto rispetto al soggetto.

Stile Paramount: posizione del flash in alto rispetto al soggetto.

La posizione del flash rispetto al soggetto è la stessa per quanto concerne l’angolo orizzontale, però l’angolo verticale è cambiato molto e di conseguenza il risultato ottenuto con la sorgente più alta (nella figura sottostante) presenta numerose differenze con quello precedente.

Stile Paramount: risultato con flash collocato in alto

Stile Paramount: risultato con flash collocato in alto.

Per prima cosa, l’ombra sotto le arcate sopracciliari è molto più estesa e lo stesso vale per l’ombra sotto il collo. Alzando ulteriormente il flash, si può addirittura perdere la catchlight nell’occhio.

Stile Paramount: flash posizionato troppo in alto rispetto al soggetto con conseguente perdita della catchlight negli occhi

Stile Paramount: flash posizionato troppo in alto rispetto al soggetto con conseguente perdita della catchlight negli occhi.

Con la perdita totale della catchlight, in aggiunta all’espansione dell’ombra sotto l’arcata sopracciliare, sembra che la persona ritratta non abbia gli occhi (a mio parere ricorda molto un teschio); quindi, a meno che non sia ricercata, un’elevazione eccessiva va evitata.

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3. Che cos’è una parabola nella fotografia speedlight

La parabola, chiamata anche focale equivalente o zoom su alcuni flash, rappresenta l’angolo di apertura della luce emessa dal flash. Si misura in millimetri e, esattamente come per gli obiettivi, a 24 mm corrisponde un angolo ampio e a 105 mm un angolo ridotto.

Indicazione del valore di parabola sul flash Canon 580EX II

Indicazione del valore di parabola sul flash Canon 580EX II.

I flash più moderni possono variare la parabola tra 20 e 200 mm, mentre quelli un po’ più vecchiotti di solito variano tra 24 e 105 mm (l’intervallo coperto dal classico obiettivo tuttofare 24-105). Nella figura sottostante puoi vedere come cambia la luce emessa dal flash Canon 580EX II al variare della parabola (il flash è stato posto a 50 cm dalla parete).

Variazione del fascio di luce emessa dal flash Canon 580 EX II al variare della parabola: a) 14 mm, b) 24 mm, c) 28 mm, d) 35 mm, e) 50 mm, f) 70 mm, g) 80 mm, h) 105 mm

Variazione del fascio di luce emessa dal flash Canon 580 EX II al variare della parabola: a) 14 mm, b) 24 mm, c) 28 mm, d) 35 mm, e) 50 mm, f) 70 mm, g) 80 mm, h) 105 mm.

Questo è un flash storico di Canon, ormai sostituito dal più moderno 600 EX II-RT; eppure, è un piccolo carro armato che non mi ha mai lasciato a piedi, lo possiedo tuttora e lo uso con soddisfazione sebbene siano tanti gli anni di impiego e innumerevoli le cadute. Come puoi vedere nell’immagine qui sopra, al variare della parabola da 24 a 105 mm (da b a h), il fascio di luce emessa diventa sempre più ristretto. Questo è importante da sapere perché, se vogliamo concentrare la luce in un posto specifico o, al contrario, farle coprire grandi spazi, abbiamo già uno strumento a disposizione che può essere adatto ai nostri scopi senza dover scomodare accessori esterni.

La parabola può essere impostata in modalità AUTO, cioè automatica, o in manuale. Nel primo caso il valore verrà determinato dal corpo macchina, mentre, nel secondo, saremo noi a deci- derlo. Nella figura che segue puoi vedere come si presenta la parabola sullo schermino del flash Canon 580 EX II: quando la parabola è in manuale appare una piccola M; invece, quando è in AUTO accanto all’indicazione zoom non compare nulla. Su altri flash appare proprio la scritta AUTO: l’informazione a schermo dipende ovviamente dal modello.

Parabola in modalità AUTO (a sinistra) e in modalità manuale (a destra)

Parabola in modalità AUTO (a sinistra) e in modalità manuale (a destra).

La modalità di funzionamento automatica ha senso solo in un caso specifico che in gergo tecnico viene chiamato flash diretto, ovvero quando il flash è posto sul corpo macchina e indirizzato frontalmente come l’obiettivo. Quando la parabola è in AUTO assume lo stesso valore della focale utilizzata in quel momento dal fotografo. Se sto scattando a 24 mm, il flash si posiziona con la parabola a 24 mm in maniera tale che la luce copra tutto l’angolo inquadrato con quella focale. Passando a 50 mm anche il flash si posizionerà su tale parabola; questo discorso ha valore sino a 105 mm, oltre il quale il flash non potrà più variare la sua parabola (a meno che non sia uno di quelli che arrivano a 200 mm). Ora capisci anche perché l’intervallo di variazione è il classico 24-105 mm: in questo modo il flash copre esattamente le focali dell’obiettivo tuttofare più famoso e utilizzato dai fotografi di mezzo mondo.

In qualsiasi altro schema, la modalità automatica non ha senso di esistere, perché lega la larghezza del fascio di luce emessa dal flash alla focale utilizzata. Supponiamo che io abbia il flash staccato dal corpo macchina; che io fotografi la persona con un 24 mm o con un 200 mm, una volta che ho impostato il flash per produrre una luce piacevole, non voglio che questa cambi a seconda della focale che uso! La luce deve rimanere la stessa in ogni scatto, in maniera tale che ci sia continuità tra una foto e l’altra, indipendentemente dall’obiettivo e dalla focale utilizzati.

Molti flash speedlight possiedono un piccolo diffusore che può essere estratto all’occorrenza e che, una volta posizionato, porta la parabola sul valore 14 mm. Come puoi ben immaginare, la luce emessa coprirà l’angolo inquadrato da un obiettivo 14 mm, ovvero un super grandangolare. Può essere utile in alcune occasioni utilizzare tale valore, perché, come mostrato nella figura seguente, la luce prodotta, oltre a coprire un’area molto grande, è anche piuttosto uniforme.

Estrazione del diffusore dalla testa flash per ottenere una parabola a 14 mm

Estrazione del diffusore dalla testa flash per ottenere una parabola a 14 mm.

Tuttavia, sul flash i 14 mm vanno utilizzati con cautela per due motivi. Il primo è che è l’unico valore di parabola che richiede lo spostamento manuale di un pezzo meccanico, quindi l’intervento deve essere eseguito sullo speedlight e non può essere impostato da remoto (con possibili perdite di tempo se il flash è lontano): per passare da 14 mm a 24 mm o valori di parabola superiori, si deve fisicamente rimuovere il diffusore, riposizionandolo nel suo alloggiamento. La seconda ragione, più importante, è legata alla ragguardevole perdita di potenza provocata dal piccolo diffusore. La prossima figura riporta il confronto tra il flash con parabola a 105 mm e a 14 mm, utilizzato a pari potenza. In media, nel passaggio dalla parabola più chiusa ai 14 mm si perdono circa 4 stop. È importante ricordarsi questo aspetto nei momenti in cui sembra che il flash illumini poco o niente, anche se a piena potenza: se abbiamo bisogno di molta luce, il diffusore è da evitare.

Confronto di un flash a pari potenza con parabola a 14 mm e a 105 mm

Confronto di un flash a pari potenza con parabola a 14 mm e a 105 mm.

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4. Come fare rimbalzare il flash sul soffitto

La tecnica principe di utilizzo del flash on-camera consiste nel farlo rimbalzare sul soffitto.

Schema del flash on-camera con rimbalzo sul soffitto

Schema del flash on-camera con rimbalzo sul soffitto.

In tal modo la luce arriva frontalmente, ma assume una morbidezza data dal fatto che il cono di luce si espande, impatta la superficie del soffitto e, per la legge della riflessione, ritorna verso il basso illuminando il soggetto.

Risultato del flash on-camera con rimbalzo sul soffitto

Risultato del flash on-camera con rimbalzo sul soffitto.

Per ottenere il massimo da questa tecnica dobbiamo sempre pensare al comportamento della luce.

  • Innanzitutto, dobbiamo avere in mente la legge della riflessione per puntare correttamente il flash, valutando quale sia l’angolo migliore tra quelli offerti dalla rotazione della testa dello speedlight.
  • In secondo luogo, dovremo impostare una potenza maggiore rispetto a quella del flash diretto, perché il percorso effettuato dalla luce che rimbalzerà sul soffitto sarà molto più lungo.
  • A questo punto pensiamo alla dimensione della luce rispetto al soggetto: per massimizzarla, occorre che la luce arrivi al soffitto con una grande dimensione, ed è per questo che conviene rendere più grandangolare possibile la parabola (io solitamente uso 24 mm perché a 14 mm perdo troppi stop di potenza).
  • In ultimo, bisogna considerare il colore. Questo aspetto deve essere sempre valutato con attenzione perché la luce assume il colore delle superfici su cui si riflette. In molti locali, sia le pareti che i soffitti sono spesso dipinti con tinte sgargianti: se facciamo rimbalzare la luce su un soffitto rosso, avremo una dominante rossa su ogni cosa, che poi sarà molto difficile da rimuovere a posteriori.

L’applicazione di questa tecnica dipende non solo dal colore delle pareti, ma anche dall’altezza del soffitto. Con un soffitto troppo basso, il fascio di luce non avrà tempo di aprirsi e assumere quindi una dimensione importante, mentre se è troppo alto rischiamo di non avere sufficiente potenza perché il soggetto venga correttamente illuminato: questo può capitare, per esempio, nelle chiese con alte navate.

La luce di rimbalzo sul soffitto, nonostante sia comoda e funzionale, presenta un problema: l’illuminazione, arrivando dall’alto, spesso produce ombre sotto gli occhi (generate dalle arcate sopraccigliari) che assomigliano a occhiaie molto pesanti. Gli inglesi chiamano questo effetto raccoon, che significa procione, proprio perché il pelo nero sotto gli occhi di questo animale ricorda l’ombra prodotta dal flash di rimbalzo sul soffitto. Conoscendo questo difetto, risulta molto semplice superarlo. Basta, infatti, aggiungere una componente (debole) di luce frontale che schiarisca tali ombre. Per farlo abbiamo fondamentalmente tre metodi.

  • Utilizzare il mini-riflettore bianco incorporato nei flash. Questo rifletterà un po’ della luce prodotta che andrà a riempire le ombre. Il vantaggio di utilizzare questo riflettore è che è incorporato nello speedlight, quindi è sempre a disposizione ed è comodissimo da tirare fuori in caso di necessità. Lo svantaggio è che, essendo molto piccolo di dimensioni, la luce che rifletterà sarà molto dura e si perderà un po’ della morbidezza ottenuta con il rimbalzo sul soffitto.

A sinistra: risultato con la schiarita prodotta dal mini-riflettore. A destra: utilizzo del mini-riflettore incorporato nel flash per schiarire le ombre

A sinistra: risultato con la schiarita prodotta dal mini-riflettore. A destra: utilizzo del mini-riflettore incorporato nel flash per schiarire le ombre.

  • Utilizzare un riflettore di dimensioni più grandi rispetto a quello incorporato. Si possono montare sul flash sia prodotti professionali pensati proprio per questo utilizzo, come i Rogue FlashBender, sia prodotti fai-da-te, come per esempio un semplice pezzo di cartoncino bianco piegato e agganciato con un elastico (o con il velcro) al tuo flash. Il vantaggio dell’utilizzo di tali riflettori è che la componente di luce frontale è più pronunciata di quella ottenuta con il riflettore incorporato perché le dimensioni sono maggiori, però presentano lo svantaggio di essere sistemi che vanno montati sul flash, quindi il loro utilizzo non è immediato.

A sinistra: risultato con la schiarita prodotta dal Rogue FlashBender. A destra: utilizzo di un Rogue FlashBender per schiarire le ombre

A sinistra: risultato con la schiarita prodotta dal Rogue FlashBender. A destra: utilizzo di un Rogue FlashBender per schiarire le ombre.

  • In ultimo c’è un metodo che ho utilizzato alcune volte in passato: l’impiego della propria mano come riflettore. Se non si vuole utilizzare il riflettore incorporato perché è troppo piccolo, ma non si ha il tempo di montare un modificatore come il FlashBender, si può tenere la macchina fotografica con una mano e utilizzare la seconda mano sopra il flash per riflettere la luce frontalmente. La luce sarà sicuramente più morbida di quella ottenuta con il riflettore incorporato, ma presenterà una dominante cromatica rossa, perché, come ricorderai, la luce assume il colore della superficie su cui si riflette. Poiché le nostre mani non sono bianche, la luce riflessa avrà questo problema.

Utilizzo della mano come riflettore per schiarire le ombre

Utilizzo della mano come riflettore per schiarire le ombre.

In base alla mia esperienza, posso affermare che la componente cromatica introdotta con questo metodo spesso è troppo intensa, quindi obbliga a lavorare molto in postproduzione per eliminarla. Tuttavia, poiché può sempre essere utile conoscere questa tecnica, mi è sembrato ragionevole elencarla.

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5. Come funzionano gli ombrellini fotografici

Odi et amo, scriveva Catullo. Tra tutti i diffusori, gli ombrellini fotografici sono quelli che suscitano i sentimenti più diversi: c’è chi li adora nonostante i loro limiti (come il sottoscritto) e c’è chi, scoperti i softbox, li lascia perdere. Vediamo insieme come funzionano, i loro vantaggi e svantaggi, e perché dividono così tanto l’opinione dei fotografi.

Gli ombrellini fotografici funzionano esattamente come i pannelli riflettori e diffusori visti in precedenza, ma possono essere utilizzati comodamente senza un assistente o un secondo stativo, dato che la quasi totalità dei supporti presenta un foro per il loro alloggiamento.

Alloggiamento dell’ombrellino sul supporto per flash

Alloggiamento dell’ombrellino sul supporto per flash.

Esistono gli ombrellini diffusori, anche detti pass-through in inglese, e quelli riflettori.

Lastolite Trigrip diffusore e riflettore

Lastolite Trigrip diffusore e riflettore.

Con i primi è sufficiente puntare il flash verso il soggetto e frapporre tra i due l’ombrellino.

Utilizzo dell’ombrellino diffusore (pass-through)

Utilizzo dell’ombrellino diffusore (pass-through).

Nel secondo caso, il flash va invece puntato in direzione opposta rispetto al soggetto in maniera tale che, rimbalzando sulla superficie interna dell’ombrellino composta da materiale riflettente, la luce ritorni ammorbidita sul soggetto.

Utilizzo dell’ombrellino riflettente

Utilizzo dell’ombrellino riflettente.

Esistono ombrellini fotografici di svariate dimensioni: chiaramente, più un ombrellino è grande, più morbida sarà la luce prodotta. Tuttavia, bisogna sempre ricordarsi che gli speedlight non possono coprire angoli enormi, a meno di una perdita di potenza molto importante, quindi è inutile esagerare con la dimensione degli ombrellini. In base alla mia esperienza, uno speedlight con parabola a 24 mm, che è il valore che consiglio di utilizzare in quanto rappresenta un buon compromesso tra copertura dell’ombrellino e perdita di potenza, riesce a riempire all’incirca un ombrellino di 100-110 cm di diametro. Va inoltre ricordato che l’ombrellino va fermato sul supporto non a metà dell’asta, ma alla sua estremità, così da massimizzare la dimensione della luce rispetto al soggetto e da consentire al fascio di luce emesso di allargarsi a sufficienza per coprire tutta la superficie dell’ombrellino e non solo il settore centrale (a questo proposito ho realizzato un video).

Come NON utilizzare gli ombrellini fotografici.

Gli ombrellini riflettenti, invece, esistono sia con interno argentato, sia con interno bianco; il secondo generalmente restituisce risultati un po’ più morbidi del primo.

Cosa cambia tra l’uso di un ombrellino diffusore e uno riflettente? Per prima cosa il diffusore permette di utilizzare il flash a potenza inferiore, perché con il riflettente la luce deve percorrere molto più spazio. Infatti, con il diffusore la luce emessa dal flash percorre solo la distanza flash – soggetto (passando appunto attraverso l’ombrellino), mentre con il riflettente la luce deve percorrere la distanza flash – ombrellino e ombrellino – soggetto. Pertanto, se il flash ha raggiunto il limite della potenza disponibile, conviene nettamente utilizzare un ombrellino diffusore.

In secondo luogo, a parità di dimensioni, il diffusore permette di ottenere una luce un po’ più morbida, perché, se compariamo la disposizione degli elementi di un ombrellino riflettente e di un pass-through, quest’ultimo riesce ad avvicinarsi maggiormente al soggetto, con conseguente aumento della dimensione relativa.

L’ultima differenza tra i due riguarda invece un discorso di inquadratura: più l’ombrellino è vicino al soggetto, più è difficile escluderlo dallo scatto. Per questo motivo, è facile che l’ombrellino diffusore rimanga inavvertitamente all’interno dello scatto. Chiaramente con quello riflettente questo problema viene minimizzato; anzi, a volte, la scelta dell’ombrellino è vincolata allo spazio di manovra richiesto per eseguire la foto.

I vantaggi degli ombrellini fotografici sono legati al fatto che hanno costi contenuti rispetto ad altri diffusori, sono leggeri e, una volta chiusi, occupano anche poco spazio. Lo svantaggio più grande è che la luce diffusa da un ombrellino si propaga in tutte le direzioni e non riusciamo a limitarla, come per esempio si riesce a fare con un softbox. Mentre in alcuni casi questa dispersione della luce in tutte le direzioni possibili non è un fattore negativo, in altri si preferisce avere la luce limitata a una porzione del soggetto e in quel caso l’ombrellino diventa inadeguato.

Personalmente trovo che gli ombrellini siano ottimi modificatori di luce perché possono restituire un risultato estremamente morbido con una spesa esigua; tuttavia, bisogna essere consci dei loro limiti.

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Questo articolo richiama contenuti da Fotografare con il flash.

Immagine di apertura originale dell’autore.

L'autore

  • Stefano Tealdi
    Stefano Tealdi ha scoperto la passione per la fotografia durante gli anni di studio di ingegneria, passione che lo ha portato ad approfondire, tra gli argomenti di tecnica fotografica, l’utilizzo dei flash a slitta. La sua attrazione per il controllo della luce e il connubio luci-ombre si concentra sul ritratto, arricchito all’occorrenza con tecniche di post-produzione avanzata. La predilezione per l’insegnamento ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione del suo canale YouTube, i cui video istruttivi sull’uso dei flash e i relativi backstage, raccolti nella serie "Guida Italiana per lampisti", lo hanno portato a essere conosciuto in tutta Italia.

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