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	<title>Apogeonline &#187; Antonella Napolitano</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Metavid, gli archivi e la trasparenza</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/17/metavid-la-trasparenza-passa-dagli-archivi</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 08:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutta l'attività del Congresso americano, video per video. Nel repertorio collaborativo della vita istituzionale americana è possibile ricostruire gli iter legislativi e la storia politica di deputati e senatori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Il processo di democratizzazione può sempre essere misurato con questo criterio essenziale: la partecipazione e l&#8217;accesso a un archivio, la sua costituzione e la sua rappresentazione». Questa frase di Jacques Derrida, tratta dal saggio <em>Mal d&#8217;archivio</em>, racconta perfettamente lo spirito di <a href="http://metavid.org/">Metavid</a> e non a caso viene citata dai suoi creatori. Metavid è un&#8217;iniziativa indipendente che si propone di creare un archivio di video dell&#8217;attività del Congresso degli Stati Uniti e di favorire la produzione partecipata di ulteriori elementi testuali. Lo scopo è permettere a tutti la ricerca di informazioni approfondite sia sull&#8217;operato dei parlamentari sia sui singoli progetti di legge.<span id="more-499"></span></p>
<p>L&#8217;attività di Metavid nasce dalla constatazione che gli archivi delle trasmissioni televisive delle sedute parlamentari americane non erano liberamente disponibili e non consentivano una contestualizzazione e produzione di significato su quanto effettivamente discusso dai membri del Parlamento. Come spesso accade negli Stati Uniti, i creatori di Metavid sono due studenti californiani dell&#8217;università di Santa Cruz, Michael Dale e Abram Stern, che lo hanno sviluppato nel 2006 come progetto per la <a href="http://metavid.org/wiki/Democratizing_the_Archive:_An_Open_Interface_for_Mediation">tesi di laurea</a> di Dale.</p>
<p>Il software Metavid registra le trasmissioni su canali tv, i video vengono riversati in rete e archiviati nel sito, dove possono essere ricercati per parola chiave. Ed è qui l&#8217;elemento della partecipazione degli utenti assume un ruolo chiave: tutti gli interessati sono invitati a collaborare prendendo visione dei brani, inserendo i tag appropriati e le trascrizioni degli interventi. Ogni deputato o senatore è classificato con il brano di un proprio intervento e le informazioni disponibili su <a href="http://opencongress.org/">Open Congress</a> e <a href="http://maplight.org/">MAPLight</a>, due siti indipendenti che tracciano l&#8217;operato dei parlamentari anche in relazioni ai fondi ricevuti per le campagne elettorali (di Open Congress, in particolare, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/22/01/200810220101">abbiamo parlato diffusamente</a> in passato). Infine è disponibile una classificazione dei disegni di legge con le indicazioni del proponente e i video che riguardano la discussione in aula.</p>
<h5>Non piace a C-Span</h5>
<p>Da trent’anni le sedute del Congresso statunitense sono trasmesse dal canale via cavo <a href="http://www.cspan.org/">C-Span</a>. E qui nasce il più classico dei conflitti tra televisione e internet. Al momento della nascita di Metavid, infatti, i video erano resi disponibili da C-Span per due settimane dalle riprese, in formato Real Media. I file erano compressi e codificati con l&#8217;esplicito obiettivo di impedirne modifiche e utilizzo a chi non ne avesse acquistato i diritti (l’abbonamento va dai 30 ai 45 dollari). C-Span produce contenuti per cui detiene il copyright e naturalmente cerca il proprio modello di business nella vendita dei propri programmi, così come nella produzione di libri e di merchandising. La sostenibilità deriva dunque dal copyright e dagli accordi fatti dal canale per ridistribuire il materiale.</p>
<p>I contenuti prodotti dal governo statunitense sono però di pubblico dominio e non soggetti a limitazioni. La situazione è ancor più paradossale se si considera che C-Span non è un canale pubblico né liberamente visibile a tutti: per vederlo occorre abbonarsi a un pacchetto di emittenti via cavo che lo comprenda). Le sedute del Congresso e del Senato proposte da C-Span sono dunque un servizio pubblico ma, nel momento in cui vengono riprese da un cameraman del canale tv, sfuggono al pubblico dominio.</p>
<p>È facile immaginare come Metavid abbia incontrato ben presto problemi legali: nel corso del 2006 il canale tv ha chiesto la cancellazione degli archivi di Metavid. Dalla controversia che ne è seguita Metavid ha ottenuto un significativo risultato: gli unici video rimossi sono stati quelli che erano stati realizzati con telecamere di C-Span, mentre hanno potuto mantenere online tutti i contenuti prodotti dal governo. Il canale ha poi chiesto a Nancy Pelosi, presidente della Camera, che le telecamere C-Span fossero le uniche a autorizzate a riprendere le attività parlamentari, ma la richiesta è stata negata.</p>
<p>Nell&#8217;estate 2007 C-Span ha lanciato all’interno del proprio sito web una Video Library, una pagina dalla quale si accede gratuitamente ai programmi, incluse le sedute del Congresso. Parte dei video sono anche disponibili sulla pagina di YouTube del canale tv.</p>
<h5>La rimediazione dei contenuti</h5>
<p>In tre anni di attività Metavid ha raggiunto una partecipazione di alcune centinaia di utenti attivi al mese. L&#8217;attività partecipata promossa da Metavid mette in atto una rimediazione di contenuti che i suoi fondatori definiscono «il processo di rinegoziazione del significato prodotto dalla mediazione degli archivi». In altre parole auspicano la creazione di un archivio audiovisivo dell&#8217;attività legislativa in forme che permettano la partecipazione possa favorire e assicurare una trasparenza continuata.</p>
<p>Nel 2007 e 2008 il progetto ha ricevuto complessivamente circa 320.000 dollari dalla <a href="http://www.sunlightfoundation.com/">Sunlight Foundation</a>, fondazione americana molto attiva nel promuovere progetti che incrementino la trasparenza amministrativa. L&#8217;obiettivo finale però non è la sostenibilità del progetto, ma la creazione di un sistema aperto che favorisca la partecipazione e l&#8217;aggregazione dei cittadini sui temi che ritengono importanti. Per questo motivo il lavoro dei fondatori e dei volontari prosegue alla ricerca di nuove e più mirate funzionalità. Nello spirito open source, Metavid rende liberamente disponibili tutti i documenti e il software alla base del suo funzionamento, senza alcuna restrizione sul riutilizzo.</p>
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		<title>La Casa Bianca alla prova della trasparenza</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/22/la-casa-bianca-alla-prova-della-trasparenza</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 09:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Napolitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog e Wiki]]></category>
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		<category><![CDATA[WhiteHouse.gov]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack Obama non aveva ancora terminato il suo giuramento da presidente quando il nuovo sito istituzionale è andato online, prima testimonianza visibile della politica di apertura e partecipazione a lungo predicata dal nuovo capo di stato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In qualche modo si tratta del primo dato tangibile dell&#8217;amministrazione Obama, qualcosa che è possibile confrontare con le promesse della lunghissima campagna elettorale. I precedenti, inoltre, sono di livello altissimo: il lavoro innovativo svolto dallo staff di Obama farà scuola sia per quanto riguarda la campagna elettorale che nel periodo di passaggio di consegne tra elezione e insediamento. In quasi due anni di campagna <a href="http://my.barackobama.com/">MyBarackObama.com</a> è riuscito a dare vita a un social network che  ha aggregato, motivato e mobilitato un numero di persone senza precedenti.<span id="more-353"></span></p>
<p>In soli due mesi e mezzo <a href="http://change.gov/">Change.gov</a> &#8211; il sito che lo staff di Obama ha realizzato tra l&#8217;elezione e l&#8217;insediamento per comunicare coi cittadini &#8211; è forse andato anche oltre, con una piattaforma di comunicazione e di confronto aperto, costantemente aggiornato sull&#8217;operato del gruppo al lavoro impegnato nelle operazioni di transizione. Le aspettative, insomma, sono elevatissime e le analisi del nuovo sito istituzionale non si sono fatte attendere, tra entusiasmo iniziale e critiche nemmeno troppo velate per l&#8217;approccio non così innovativo come sperato.</p>
<h5>Il sito obamizzato</h5>
<p>La prima considerazione è di impatto: il sito della Casa Bianca si è «obamizzato», <a href="http://www.engagedc.com/2009/01/21/the-new-whitehousegov/">sostiene il consulente repubblicano Patrick Ruffini</a> facendo riferimento alla grafica del sito della campagna elettorale del neo-presidente e di Change.gov. A eccezione del logo della Casa Bianca e di un analogo schema di colori di fondo, in effetti il nuovo sito non somiglia a quello precedente. Al centro c&#8217;è un banner di immagini e messaggi e, subito sotto, tre colonne con gli ultimi post del blog, i temi più importanti del momento e, almeno per ora, il video del <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/the_whistle_stop_tour/">Train Tour</a>, il viaggio verso la capitale che il presidente ha fatto in treno in occasione delle cerimonie di insediamento.</p>
<p>Oltre alle sezioni più classiche sul governo e la sua agenda, è in evidenza la cosiddetta <a href="http://www.whitehouse.gov/briefing_room/" class="broken_link" >Briefing Room</a>, un&#8217;area dedicata alla comunicazione che comprende un blog, la presentazione dei 43 presidenti precedenti, i messaggi settimanali alla nazione sotto forma di video (<a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=15511AD488EE8A38">Obama aveva già cominciato</a> nel periodo del passaggio di consegne) e altre pagine che conterranno atti e documenti ufficiali della presidenza Obama.</p>
<p>C&#8217;è ancora qualche bug e Ruffini fa qualche lieve critica, ma in generale apprezza l&#8217;organizzazione del sito, efficace nel veicolare messaggi di rilievo, e il metodo con cui il tutto viene portato avanti. L&#8217;ex-consulente della campagna elettorale di Bush nel 2004 non risparmia però una frecciata nel finale: WhiteHouse.gov è un sito costruito utilizzando un formato proprietario di Microsoft, che cosa ne penseranno gli entusiasti di Obama appartenenti alla community dell&#8217;open source?</p>
<h5>Il nuovo rapporto con i cittadini</h5>
<p>«Questo è solo l&#8217;inizio del nostro impegno per dare a tutti gli americani una finestra sull&#8217;operato del governo». La promessa non potrebbe essere più chiara e impegnativa, specie perché viene ribadita nel post inaugurale del primo blog presidenziale. Questa sembra essere la grande novità, sia per lo strumento che per l&#8217;approccio al rapporto con i cittadini. Il blog verrà gestito da varie persone e <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/change_has_come_to_whitehouse-gov/">il primo post</a> è affidato a Macon Phillips, direttore della sezione New Media della Casa Bianca. Secondo Philips, l&#8217;azione del governo Obama su internet si articola secondo tre aspetti: comunicazione, trasparenza e partecipazione.</p>
<p>Il  blog promette di comunicare tempestivamente le novità di rilievo. Phillips segnala la disponibilità di un feed Rss per il blog e invita a iscriversi agli aggiornamenti che saranno inoltrati via email da parte del presidente e dell&#8217;amministrazione. I primi contenuti riguardano il discorso dell&#8217;insediamento con la pubblicazione del testo e del video (proveniente dal <a href="http://www.youtube.com/user/whitehouse">canale ufficiale della Casa Bianca</a> su YouTube) e quello in ricordo di Martin Luther King risalente al 19 gennaio scorso. In questo momento, però, i post non sembrano essere ordinati nel consueto ordine cronologico inverso: resta da vedere se si tratti di una scelta definitiva o provvisoria, forse dettata dal voler mettere in evidenza il primo post di spiegazione.</p>
<p>Durante la campagna elettorale e nei mesi di transizione si è puntato moltissimo sulla trasparenza amministrativa, promettendo la disponibilità di documenti online, organizzati in modo semplice. L&#8217;impegno è anche quello di esporre con chiarezza le decisioni e priorità governative, grazie alla pubblicazione delle decisioni presidenziali. Fino ad ora le decisioni sono andate nella giusta direzione, ma questa politica verrà messa alla prova molto presto, sostengono i commentatori.</p>
<p>Quanto alla partecipazione: nel primo post viene anche segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli: una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni, probabilmente senza precedenti. Questo tipo di azione riprende in realtà diversi tentativi di progetti collaborativi indipendenti per la revisione delle leggi e l&#8217;apertura al contributo dei cittadini: il più importante è <a href="http://publicmarkup.org/">PublicMarkup</a>, creato dalla Sunlight Foundation, una fondazione molto attiva sul fronte della trasparenza dell&#8217;apparato pubblico.</p>
<p>Ad ogni modo le dichiarazioni sul primo post e da parte dello staff fanno però pensare che questo sia davvero solo un inizio e che ancora altro verrà fatto in termini di apertura alla partecipazione dei cittadini.</p>
<h5>Le critiche</h5>
<p>«La Casa Bianca dovrebbe rimandare a posti dove le nostre menti possano essere nutrite con nuove idee, prospettive, luoghi, punti di vista, cose da fare, modi in cui possiamo fare la differenza. Dovrebbe prendere rischi perché questa è la realtà: siamo tutti enormemente a rischio». <a href="http://www.scripting.com/stories/2009/01/21/theWhiteHouseWebsite.html">L&#8217;osservazione viene</a> proprio dal padre dei blog, Dave Winer, certamente non impressionato nel vedere questo strumento usato all&#8217;interno del sito del governo del suo paese. Lo scetticismo di Winer è motivato dal suo desiderio che il sito del governo americano diventi uno spazio pubblico, un luogo di dialogo tra governo e cittadini, un punto di incontro tra gente proveniente da diversi settori affinchè possa entrare in contatto. Certo, conclude Winer, «non deve essere necessariamente su whitehouse.gov ma perché no? Perché aspettare?».</p>
<p>La prima e più evidente critica è la mancanza di commenti: come si può parlare di comunicazione innovativa se non c&#8217;è dialogo? Il dibattito avviene già nei commenti allo stesso post di Winer e riprende varie posizioni presenti in Rete. Un sito come Whitehouse.gov creerebbe moltissimi problemi nella gestione dei commenti, sia per la quantità che per il tipo di commenti che potrebbero arrivare: in molti notano come sul blog della Casa Bianca questa gestione richiederebbe un enorme dispendio di tempo e attenzione, oltre a una precisa policy sui commenti con numerose implicazioni legali.</p>
<p>La fondamentale differenza con la presenza di un candidato, o anche di un presidente, su varie piattaforme è che queste non sono siti del governo e, quindi, non sotto la sua diretta responsabilità. Senza entrare in interpretazioni del Primo Emendamento, che garantisce la libertà di espressione ai cittadini, basti considerare, per contro, il fatto che generalmente non ci si aspetta che lo staff di Obama risponda ai commentatori su piattaforme esterne come YouTube: l&#8217;account ufficiale è stato in effetti aperto tre giorni fa lasciando i commenti aperti ai video inseriti.</p>
<p>Altri fanno notare che Obama non usa questi nuovi strumenti per dialogare con i cittadini, ma utilizza canali innovativi per comunicare con loro. Secondo queste voci il cambiamento dell&#8217;amministrazione si misurerà quando ci saranno leggi e temi importanti in discussione e il governo dovrà davvero dare seguito alle promesse di trasparenza: la sfida più grossa, dicono in molti, sarà rendere altrettanto trasparenti anche i siti delle altre agenzie governative.</p>
<h5>Le novità e le opportunità</h5>
<p>Sul versante copyright il cambiamento è rilevante e già molto celebrato: la policy del sito stabilisce che i contenuti di terze parti siano sotto licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/">Creative Commons 3.0</a>, che consente di distribuire e adattare contenuti, purché ne sia citata la fonte. Si tratta della licenza più ampia a disposizione, <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/12267">si fa notare</a> con comprensibile orgoglio dal blog di Creative Commons. Non va dimenticato, inoltre, che i contenuti prodotti dal governo statunitense sono – per legge federale – già di pubblico dominio e non soggetti a copyright.</p>
<p>Ma i pionieri del web guardano ancora oltre: <a href="http://radar.oreilly.com/2009/01/change-gov-becomes-whitehouse-gov.html">Tim O&#8217;Reilly considera</a>, ad esempio, il potenziale di innovazione dal punto di vista delle piccole aziende che si occupano di tecnologia. Tutto il lavoro dietro lo sviluppo di questo sito non è stato affidato alle solite agenzie con grossi contratti col governo ma da piccole società che hanno curato i vari aspetti. Secondo O&#8217;Reilly è la dimostrazione delle effettive possibilità di raggiungimento di risultati con il lavoro di piccoli gruppi, purchè abili e ben coordinati: «Penso che nei prossimi anni per chi si occupa di tecnologia ci saranno molte opportunità per fare la differenza e aiutare la nostra pubblica amministrazione a raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi».</p>
<p>L&#8217;amministrazione Obama avrà un ruolo importante nel determinare le prossime mosse ma il contributo di tutti sarà di grande importanza, <a href="http://broadcast.oreilly.com/2009/01/government-transparency-is-our.html">spiega Timothy O&#8217;Brien</a> in uno dei blog della community O&#8217;Reilly, facendo appello agli sviluppatori di applicazioni. Molto lavoro di questo tipo viene già utilizzato in progetti indipendenti per incrementare la trasparenza sulla spesa pubblica e sui finanziamenti ai membri del Congresso. Rendere l&#8217;informazione accessibile è un obiettivo ambizioso e non lo si raggiunge in un giorno, conclude O&#8217;Brien, portando come metro di paragone il più celebre esempio in ambito tecnologico: Google, un motore di ricerca nato dal lavoro di due studenti e diventato il leader nel settore.</p>
<p>Una storia per certi versi simile a quella di Barack Obama, il candidato outsider che diventò presidente degli Stati Uniti.</p>
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