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	<title>Apogeonline &#187; Achille Corea</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Adolf Hitler e la caduta delle parodie</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 07:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
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		<category><![CDATA[Constantin Film]]></category>
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		<description><![CDATA[Il doppiaggio della scena di un film diventa meme e si propaga per la rete. Gli autori se ne compiacciono e benedicono l'inaspettata pubblicità. La casa cinematografica, invece, non apprezza e chiede la rimozione di tutti i video. Una storia di creatività e di occasioni mancate ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.constantin-film.de"> Constantin Film</a>, una società di produzione cinematografica tedesca, ha deciso di chiedere a YouTube  la rimozione dei video che violano il copyright sui propri film. In particolare quelli che riproducono spezzoni da <em>La caduta</em>, un film del 2004 che racconta gli ultimi giorni della vita di Adolf Hitler, interpretato da Bruno Ganz. Con tutto il rispetto che si deve a una pellicola che ha avuto una nomination all’Oscar come miglior film straniero, la notizia non sembrerebbe in grado di suscitare particolari disagi o polemiche, né di ottenere spazi, seppur piccoli, sulla stampa generalista. Eppure è proprio quello che sta accadendo.<span id="more-2675"></span></p>
<p>Il motivo è uno solo: una delle scene cruciali del film, quella in cui Hitler scopre che le sue truppe stanno per soccombere e la sconfitta è vicina, è stata trasformata in un’eccezionale parodia. La maniera utilizzata è molto semplice: lasciando l’audio originale tedesco si sostituiscono i sottotitoli  in cui Hitler rimprovera i propri assistenti per gli errori militari con dei monologhi legati a tutt’altro:  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wd4WZ3LqCKw">i down di Twitter</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_R2Q74x1GLU">l’arrivo dell’iPad</a>, la nuova grafica di Facebook.</p>
<p>Il successo di queste parodie è immediato e si innesca un vero e proprio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meme">meme</a>. Nell’arco dei mesi su YouTube abbiamo visto Hitler arrabbiarsi per qualsiasi cosa. Anche gli utenti italiani si sono sbizzarriti e Hitler ha urlato contro i suoi generali a causa della cessione di Kakà al Real Madrid, l&#8217; aver sottovalutato la rimonta della Roma, per gli attacchi a Berlusconi o per il cast di Sanremo. Addirittura qualcuno si è allargato e ha parodiato anche un’altra scena del film, supponendo che Hitler si sia suicidato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gEzpGTHd0dI">dopo l’ascolto del brano vincitore</a> dell’ultimo Festival.</p>
<p>Ora tutte queste parodie stanno sparendo una dopo l’altra e video con decine e a volte centinaia di migliaia di visualizzazioni svaniscono da YouTube, tra la sorpresa e l’indignazione di molti utenti. La grande domanda che aleggia è: ma perché? Al di là delle sacrosante questioni di principio, il “Meme della Caduta” faceva circolare sempre lo stesso pezzo di film, e di certo non costituiva un disincentivo alle visione, anzi gli stessi produttori e il regista si erano detti compiaciuti. Non era  nemmeno offensivo nei confronti del prodotto, al massimo nei confronti delle persone che citava (e da queste non risultano molte proteste, se non quelle <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/cronaca/2010/29-marzo-2010/cacciari-come-hitler-youtube-sindaco-venezia-querela-1602742222274.shtml">dell’ex sindaco di Venezia</a>, Massimo Cacciari).</p>
<p>Quale che sia il motivo, il senso comune porterebbe a dire che la casa di produzione così si sia privata di molta pubblicità gratuita. Certo si tratta di un tipo di pubblicità della quale non è semplice determinare il vantaggio. Vai a capire in quanti, dopo aver visto le mille parodie, hanno deciso di vedere il film e, tra questi, quanti lo hanno scaricato non apportando alcun vantaggio economico alla produzione. Ma se il vantaggio è incerto, lo svantaggio appare evidente.</p>
<p>C’è infatti il sospetto che bloccare queste parodie non avrà un effetto particolarmente positivo. Già tra i commenti dei blog e dei social network si protesta per la sottrazione di un giocattolo divertente e innocuo, ci si stupisce e ci si indigna, qualcuno propone un boicottaggio delle altre produzioni Constantin (anche se in molti se la prendono con le major americane, parlando di un film prodotto in Germania). Anche qui è difficile capire che seguito avrà il tutto, ma è difficile immaginare che qualcuno sarà invogliato ad acquistare il film perché sono stati levati quei 3.49 su YouTube.</p>
<p>La verità è che una parodia  sancisce il successo dell’oggetto parodiato, anche quando la parodia è più cattiva. Pensate ai feroci sfottò indirizzati agli sceneggiatori di Lost e contenuti nel video della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=m_vdoU5L4Nk">Tartaruga magica</a>, non erano un atto d’amore verso la serie americana? E gli impietosi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Hjq6yIqw9Qw">rifacimenti trash</a> dell’ultimo successo di Lady Gaga, non sono comunque riconoscimenti all’impatto della cantante sull’immaginario collettivo giovanile? Insomma, se non sono offensivi e se non distolgono l’utente dalla possibilità di consumare l’originale, che male fanno? E a chi giova bloccarli? Nel frattempo, come era prevedibile, Hitler <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cqqxRPZdfvs">in un nuovo video</a> ha perso le staffe per questa rimozione. Almeno finché non rimuoveranno anche questa parodia. E così all’infinito.</p>
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		<title>Me la canto, me la monto e me la &#8220;uploado&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Kesler]]></category>
		<category><![CDATA[Corey Vidal]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Inch]]></category>
		<category><![CDATA[John Williams]]></category>
		<category><![CDATA[Moosebutter]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

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		<description><![CDATA[Addio cover piatte. Grazie a montaggi creativi e a molta fantasia, gli artisti in erba replicano in casa l'intera produzione discografica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle settimane scorse parlavamo dei <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/03/18/will-woosh-il-ragazzo-da-8-milioni-di-clic">talenti da cameretta</a>, un esercito in cerca di spazio per esibirsi, fuori dai talent show televisivi e dentro YouTube. Se la cosa ha un senso per attori e comici, ne ha maggiormente per cantanti e musicisti. A favorire questi artisti 2.0, oltre all’esplosione dei servizi di pubblicazione di video e dei social network, c’è anche la diffusione programmi, spesso gratuiti, che permettono di registrare e montare tracce audio su un qualsiasi computer. In questo modo anche il musicista per diletto e il cantante della domenica non devono limitarsi a mostrarci i loro assolo o le esibizioni a cappella, ma possono esibirsi come polistrumentisti, in un surreale coro fai da te, oppure formando un gruppo, seppur virtuale.<span id="more-2493"></span></p>
<p>Insomma, perché pubblicare il risultato che si ottiene riprendendosi con una webcam quando ci si può riprendere più volte e accompagnarsi da soli? Per esempio potete fare come il canadese <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Gt96GtufOLI">Andrew Kesler</a>, che ha dimostrato le sue capacità vocali montando un video in cui ricopre il ruolo di soprano, tenore e basso nel classico <em>Singin in the rain</em>; oppure diventare idoli per migliaia di nerd e appassionati di cinema, come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lk5_OSsawz4">Corey Vidal</a>, che ha riprodotto tutto da solo l’omaggio alle grandi colonne sonore di John Williams (<em>Star Wars</em>, <em>Superman</em>, <em>Indiana Jones</em>) che i Moosebutter<a href="http://www.moosebutter.com/lyrics.php/star-wars?videos"></a> <a href="http://www.moosebutter.com/lyrics.php/star-wars?videos">cantavano in quattro</a>.</p>
<p>Se invece cantare senza una base vi spaventa e preferite tenere uno strumento in mano non c’è problema: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QQax-v67uuw">Jimmy Inch</a> ha ottenuto quasi 120.000 visualizzazioni con un video in cui si fa in tre cantando Africa dei Toto e accompagnandosi alla chitarra e al basso. Come dite? Fare tutto da soli vi sembra molto triste e poco social? E allora trovatevi un socio e collaborate a distanza. In questo caso YouTube si riscopre piattaforma per aggregazione in cui è facile fare casting, non bisogna prenotare la sala prove e nemmeno togliersi le ciabatte: quasi 5 milioni di persone hanno visto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HAM1g0oX4OE">Jimmy e Bastian</a> cantare e suonare <em>Hotel California</em>, ognuno da casa sua. E se non avete sottomano tutti i musicisti necessari potete sempre fare come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IRfIFjQ5sL0">Phil, Dave e Stephan</a>, che hanno suonato separatamente <em>All right now</em>, per poi montare e pubblicare un video in cui cercano un cantante.</p>
<p>Come potete vedere da questi esempi sono video in cui si suona per suonare e per mostrare la propria bravura. Raramente si fa caso all’aspetto estetico e alle scenografie, spesso costituite da camerette in disordine e salotti di mamma e papà. Ma questa semplicità può anche diventare una cifra stilistica. Per esempio l’americana Nataly Dawn si sta facendo notare, oltre che per la sua bella voce, per l’ironia e l’accuratezza delle sue messe in scene casalinghe. In questa cover di <a href="http://www.youtube.com/user/natalydawn#p/u/2/oF-GCZQ0QpM">Do what you want</a> non ha paura di affrontare gli Ok Go (gruppo <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=ok+go+&amp;search_type=&amp;aq=f">abilissimo</a> nello sfornare video che diventano oggetti di culto e virali<a href="http://www.youtube.com/results?search_query=ok+go+&amp;search_type=&amp;aq=f"></a>) e lo fa suonando chitarra, custodie, suole di scarpe e cavatappi. A collaborare con lei quel <a href="http://www.youtube.com/user/jackcontemusic">Jack Conte</a> che, sempre su YouTube, si esibisce mischiando i Radiohead a Chopin e Apehx Twin ai Bright Eyes. Non si dica che manca il coraggio.</p>
<p>So cosa state pensando: questi sono tutti stranieri. Gli italiani, che fanno? Ci sono, e ce la mettono tutta. In molti modi diversi. Dall’ironia di <a href="http://youtube-impeto.blogspot.com">Impeto</a>, un ventiquattrenne napoletano che ha unito su YouTube i contributi di musicisti italiani, giapponesi e australiani per risuonare la sigla del telefilm <a href="http://www.youtube.com/watch?v=s9yo6YA60mU">McGyver</a>, fino all’impegno sociale di più di 30 tra cantanti e musicisti (tra i quali lo stesso Impeto), che hanno realizzato una versione di <em>Domani</em>, autoproclamandosi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OYpFXeFUgPo">Artisti di YouTube uniti per l’Abruzzo</a>, senza incontrarsi e mettendosi davanti alla loro cam.</p>
<p>Come vedete, c’è un universo variopinto e c’è spazio per tutti i generi e tutti i talenti. E se, come me, non sapete suonare nulla e non siete sicuri di avere una bella voce, non scoraggiatevi. Forse possiamo almeno aspirare a un frammento di beatbox in un video come quello, eccezionale, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VSQoSyt1dmM">realizzato da Ngs Music</a>.</p>
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		<title>Will Woosh, il ragazzo da 8 milioni di clic</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romano, poco più che ventenne, Guglielmo Scilla dimostra che il web è sempre più una palestra per affinare e mettere in evidenza il proprio talento. Storia di un piccolo fenomeno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei che, nel suo girovagare tra gli User Generated Content, questa rubrica avesse dato l’idea che il successo di un contenuto realizzato dagli utenti dipenda da fattori estemporanei e quasi casuali. È vero: contano molto il desiderio di condividere una passione,  il gioco che diventa tormentone, il tempismo e il sarcasmo nel reagire agli stimoli dell’attualità. Insomma, i colpi di genio le singole trovate rendono, ma non è che su internet non si possa, con passione e costanza, costruire una propria forma di spettacolo e di intrattenimento.<span id="more-2420"></span></p>
<p>Per  mostrarvi come la rete può essere palestra e trampolino per chi vuole coltivare il proprio “personaggio” questa settimana vi segnaliamo un giovane romano, poco più che ventenne. Si chiama Gugliemo Scilla ma sul web è famoso come <a href="http://www.youtube.com/willwoosh">Will Woosh</a>. Famoso non è un termine scelto a caso, perché qui non parliamo di quei video che, dopo qualche migliaio di visualizzazioni e il link su 3-4 blog “giusti”, vengono incoronati dalla stampa come “l’ultima mania di internet”. Will Woosh è un v-logger che in poco più di un anno ha raggiunto i seguenti numeri: 13.000 followers <a href="http://twitter.com/willwoosh">su Twitter</a>, 53.000 iscritti <a href="http://www.youtube.com/willwoosh">al suo canale YouTube</a>, quasi 70.000  fan <a href="http://www.facebook.com/pages/willwoosh/116534143584?v=wall&amp;viewas=1337776357">su Facebook</a> e, soprattutto, più di 8 milioni di visualizzazioni dei suoi video.</p>
<p>Il modo in cui questo ragazzo ha conquistato numeri che potrebbero fare invidia a più di una tv satellitare è apparentemente di una semplicità disarmante. Una videocamera, qualche parrucca, pochi accessori buffi e tanta voglia di parlare e di ironizzare sul mondo che lo circonda. Guglielmo si riprende e racconta le manie e i tic dei suoi coetanei, interpretando tutte le parti necessarie, dalla ragazza superficiale al giovane senza personalità, passando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oTN9E20jyxU&amp;NR=1">per l’Emo</a> e l’incallito discotecaro.</p>
<p>Video dopo video, Will Woosh ha guadagnato like, commenti, popolarità. Un’ascesa costante, anche se lui stesso racconta in un intervista per il programma <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ga0_DNdYU8Q">Vite reali</a> (in onda su Rai4) di un boom decisivo dopo la citazione da parte di <a href="http://www.youtube.com/user/ClioMakeUp">ClioMakeUp</a>, un’altra youtubber molto seguita per le sue lezioni di trucco in video. Il ragazzo interagisce con gli utenti, li invita a rispondere con commenti e video. I suoi interventi vengono segnalati su forum e community, fino a raggiungere una media di 300.000 visualizzazioni per ogni video,  e permettergli il vezzo <a href="http://www.youtube.com/willwoosh2">di un secondo canale</a> per i backstage e le risposte al suo pubblico che, sempre più numeroso, lo critica (poco), lo esalta (molto), lo loda per la sua espressività (continuamente) e per il suo aspetto (anche l’occhio, si sa).</p>
<p>Rispetto ad altri video-artisti, non sfugge il taglio maggiormente popolare di Will Woosh. Il ritmo è veloce e il tono è informale, come si conviene al web. Ma i temi scelti sono di grande presa, quasi come in una versione giovanile di un programma televisivo di cabaret: i tipi buffi, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3Fj14975wK4">le paranoie sul sesso</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=X6OaFZCPCUw">i rapporti tra uomini e donne</a>, i film di cui non si può non parlare, le bonarie prese per i fondelli <a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh?blend=1&amp;ob=4#p/u/12/M-gODrKTW-4">ai fan di Harry Potter</a><a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh?blend=1&amp;ob=4#p/u/12/M-gODrKTW-4"></a> e <a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh?blend=1&amp;ob=4#p/u/2/vOadLS4SsOM">della saga di Twilight</a>. Il tutto studiato, provato, montato e recitato con l’ambizione di fare un “prodotto di intrattenimento” più che un semplice video-sfogo.</p>
<p>L’impressione è che per la generazione di Will Woosh il web stia già sostituendo quelle palestre per giovani talenti che da qualche tempo offrono meno spazio: le radio private sempre meno sperimentali, le tv locali in crisi, i festival alle prese con i tagli. Ma anche una valida alternativa all’allungare le chilometriche file per il casting di un reality show. Per quello che sappiamo, Guglielmo sta probabilmente saltando tutti questi passaggi, visto che  da Youtube approderà al cinema, come attore nel film <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LVPhvCrHlWM">Una canzone per te</a>, in uscita a maggio. Dietro di lui non è difficile intravedere una nuova schiera di ragazzi e ragazze che la gavetta se la stanno costruendo direttamente nelle loro camerette: scrivendo, recitando, riprendendosi e montando da soli le loro opere. Con in testa l’idea non troppo pazza di raggiungere un pubblico che nessun teatro di periferia potrebbe mai offrire.</p>
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		<title>Anafore, le parole che non ti ho digitato</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Suzuki Maruti]]></category>

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		<description><![CDATA[Storie che escono spontaneamente dalla finestra di ricerca digitando l'inizio di una frase, raccondandoci qualcosa in più di noi e degli altri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google invade le nostre vite. Google spunta in ogni angolo del nostro web. Google potrebbe levarci in un colpo solo mail, documenti, statistiche, video, mappe, conoscenza. Google sa troppe cose di noi. Google è cattivo perché fa vedere i video in cui i giovani si picchiano e fanno le cose brutte. Esagerazioni e battute a parte, il motore di ricerca più famoso del mondo è in effetti diventato una presenza molto ingombrante nella vita degli utenti web, grazie all’indubbia capacità dell’azienda di Mountain View di fornirci alcuni prodotti diventati degli standard. E se a un livello più alto questo genera un dibattito tra addetti ai lavori su posizioni dominanti, rispetto della privacy e necessarie regole e bilanciamenti, anche negli utenti medi e “light” possono nascere delle domande.<span id="more-2317"></span></p>
<p>Infatti noi ci siamo abituati a molte cose, ma mettendoci nei panni di un utente meno disinvolto appariranno subito una serie di cose che possono ancora impressionare, come il vedere che Google ci propone degli annunci in base al contenuto delle nostre mail, si ricorda del posto in cui ci troviamo e dove volevamo andare, si affretta a suggerirci la domanda che iniziamo a digitare.</p>
<p>A Google puntano ad accompagnarci in ogni momento della nostra vita sempre più connessa, mostrandosi come un amico al quale è normale chiedere senza preoccuparsi di svelare troppo. Loro lo sanno benissimo e, forse, stanno cercando di costruire  una “poetica” intorno a tutto questo. Basta guardare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nnsSUqgkDwU">uno degli spot televisivi</a> in onda proprio in questo periodo (segnalato sul <a href="http://www.mantellini.it/?p=7634">Manteblog</a>), dove una storia d’amore è raccontata tramite il form di ricerca più popolare del mondo, protagonista assoluto e narratore silenzioso di un racconto  a colpi di clic.</p>
<p>Sullo stesso principio è basato un gioco proposto da <a href="http://www.enrico-sola.com/">Enrico Sola</a>, un blogger italiano noto come <em>Suzuki Maruti</em>. Sul suo blog sono comparsi i primi esperimenti di un passatempo chiamato <a href="http://www.enrico-sola.com/category/anafore/">Anafore</a>, approdato in seguito anche sul magazine di <a href="http://www.graziamagazine.it/people/forse-cercavi">Grazia</a>. A stimolare la fantasia del blogger sono stati <a href="http://www.google.it/support/websearch/bin/answer.py?hl=it&amp;answer=106230">i suggerimenti di ricerca</a>, che Google fornisce mentre state digitando nel campo “ricerca”. Quella funzione che, mentre voi iniziate a scrivere una parola o una frase, prova a indovinare cosa potrebbe servirvi, dicendovi nel contempo qualcosa sulle ricerche più diffuse, con esiti a volte sorprendenti.</p>
<p>Proprio come nella figura retorica chiamata <em>anafora</em>, Suzuki Maruti usa questa  funzione per formare piccole storie le cui parti iniziano con le stesse parole, puntando a risultati surreali. Per esempio, il solo digitare le tre parole <a href="http://www.enrico-sola.com/2009/11/anafore-la-rivincita-dei-nerd/">“mi ha detto”</a> dà vita a una successione di eventi, una mini-storia che comincia con un dubbio e finisce con una rottura. Se il gioco vi diverte potreste provare anche voi a riprodurlo. Nel peggiore dei casi scoprirete qualcosa di più di quello che  “la gente” cerca su Google.</p>
<p>Potrebbe essere anche un modo leggero per interrogarsi di fronte a strumenti che riescono a suscitare grandi entusiasmi e molta diffidenza,  a volte anche contemporaneamente. Come nel caso di Wave e Buzz, nei primi giorni dei loro lanci manie per bloggers e frequentatori di social network, in seguito bersagli per critiche e abbandoni. Un po&#8217; di consapevolezza e ironia possono essere utili per relazionarsi con marchio che difficilmente un utente web riesce a ignorare. Come ha sagacemente notato un’altra blogger nota come <a href="http://www.dottoressadania.it/2010/02/10/buzz-de-mello/">Dottoressa Dania </a>, «la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a provare l’ennesimo nuovo servizio di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/news-google-buzz.shtml">Google</a>». L’importante è saperlo.</p>
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		<title>Vespa, Noemi e gli altri, la creatività irriverente</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta una foto curiosa e un social network per dare il via a un gioco sociale a metà tra satira e creatività che non risparmia nessuno. Vittima del momento, il conduttore di Porta a Porta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I filosofi e gli artisti situazionisti l’avrebbero forse chiamato un <em>detournement</em>, ovvero il prendere un oggetto di uso comune per stravolgerne il significato. Un’opera d’arte concettuale che nell’epoca del web è diventata un giochino “sociale” con cui passare qualche ora e provocare un sorriso.<span id="more-2163"></span></p>
<h5>Gemelle K</h5>
<p>Sono ormai diversi i casi in cui è bastato dare in pasto alla rete un’immagine discutibile per ottenerne in cambio una serie di creazioni  irriverenti e spesso divertenti. Nel 2007 a innescare questo gioco fu una foto <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/21/fotomontaggio_cugine_Garlasco.shtml">ritenuta di cattivo gusto</a>: ritraeva  “le gemelle K” insieme a Chiara Poggi, la vittima di uno dei “gialli” più sfruttati dalle tv e da una certa stampa, quello di Garlasco. La storia è questa: mentre le telecamere assediavano la casa della ragazza uccisa, le due ragazze sbandieravano una foto in cui sorridevano insieme alla giovane defunta, loro cugina. Dopo molte perplessità sulla foto arrivò l’ammissione: si trattava di un fotomontaggio. Una retromarcia  che non le ha salvate da un feroce sfottò da parte del blog <a href="http://gemellek.blogspot.com/">Agorà vs Gemelle K</a>, costruito con decine di foto che le ritraevano con chiunque e in qualsiasi luogo. La goliardata suscitò altre polemiche e gli stessi autori si lamentarono di come la loro intenzione fosse stata stravolta dai giornali che ne parlavano. Ma questo non frenò i casi successivi.</p>
<h5>Silvio e Noemi</h5>
<p>Era la primavera del 2009 quando sui giornali si cominciava a parlare di alcune “frequentazioni” del Presidente del Consiglio. Uno dei primi articoli sull’ argomento riguardava <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-1/fotografo-visita/fotografo-visita.html">la foto di un brindisi</a> tra la famiglia di Noemi Letizia e il premier. Anche lì l’immagine fu guardata con sospetto: «non sembra un fotomontaggio?» dissero in molti. Dal dubbio che una foto sia ritoccata alla produzione di immagini analoghe passa giusto il tempo necessario ad aprire un software come Photoshop. Nacque così un altro instant-blog, <a href="http://brindaconpapi.blogspot.com/">Brinda con Papi</a>, nelle cui pagine si trovano brindisi tra Berlusconi e personaggi dei cartoni animati, star di serie tv, cantanti, calciatori, alieni e icone del trash anni &#8217;80. Quasi un’antologia dell’immaginario pop italiano, spesso inserito con maestria nell’immagine di partenza, della cui originalità o meno a un certo punto non importava più niente a nessuno.</p>
<h5>Franceschini</h5>
<p>Poche settimane separano il successo di questo blog da un altro piccolo tormentone del web italiano. Durante la campagna per le elezioni Europee, Dario Franceschini (allora leader del Pd) si azzardò a far mettere online un appello agli elettori girato davanti a uno sfondo verde, di quelli che nel cinema si usano per aggiungere gli effetti speciali in post-produzione. Manipolare un video è più complicato rispetto a ritoccare una foto, ma nel giro di pochi giorni Franceschini si ritrovò lo stesso su YouTube a invitare i suoi elettori in mezzo a una scena di Guerre stellari o di Casablanca, come testimoniato dal blog <a href="http://francescreen.blogspot.com/">Francescreen</a>.</p>
<h5>Vespa</h5>
<p>E arriviamo all’ultimo tormentone, nato sulla piattaforma FriendFeed, grazie a un blogger noto come <a href="http://ff.im/fZHf8">Pop Topoi</a>, che cattura dalla tv un’immagine di Bruno Vespa in grado di solleticare gli utenti del social network. Lui stesso la definisce «lo screenshot del secolo» e invita tutti a farne un <em>meme</em>. Nel giro di poche ore la foto del conduttore di Porta a porta, con lo sguardo spiritato e un fucile in mano, finisce incastrata in una serie di immagini famose, da locandine di film come <em>Bastardi senza gloria</em> o <em>Il buono, il brutto, e il cattivo</em> a fotogrammi di film horror e momenti storici famosi. Per guardare questa esplosione di creatività basta cercare sul social network tramite i tag <a href="http://friendfeed.com/search?q=%23thisisporta">shootingbruno</a> o <a href="http://friendfeed.com/search?q=%23thisisporta">thisiporta</a>. Alcune immagini sono ritoccate perfettamente, in altre la realizzazione è più grezza, ma non è questo l’importante. Qui contano la rapidità di esecuzione, l’idea, l’accostamento impensabile. È cosi che quello che una volta sarebbe stata una provocazione artistica diventa alla portata di tutti. Basta un software e un po’ di voglia di dissacrare. Un social network o un blog disposti a ospitare la nostra opera si troveranno.</p>
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		<title>Cover, la leggenda del pianista sul tubo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Black Eye Peas]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Mehldau]]></category>
		<category><![CDATA[Britney Spears]]></category>
		<category><![CDATA[Chopin]]></category>
		<category><![CDATA[E-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Guns n'Roses]]></category>
		<category><![CDATA[Lady Gaga]]></category>
		<category><![CDATA[Metallica]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[tutorial]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

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		<description><![CDATA[Imparano in pubblico, migliorano il proprio stile, condividono accordi, insegnano agli altri. C'è un mondo di creatività dietro all'incontro tra la passione per il pianoforte e le reti sociali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa la radio mi ha svegliato con un brano “solo piano” che ho impiegato qualche istante a riconoscere: era <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qrO4YZeyl0I">Bad Romance</a> di Lady Gaga , uno dei tormentoni degli ultimi mesi. Al termine del pezzo il dj ha tenuto a sottolineare che si trattava di una cover, e che a suonare il brano non era Lady Gaga (in realtà la ragazza <a href="http://www.youtube.com/watch?v=laIr_d0hFB8">saprebbe anche farlo</a>), ma si è ben guardato dal dire il nome dell’interprete. La classica domanda “da dove viene fuori quel brano” mi ha accompagnato per un po’, finché non mi sono reso conto che la risposta la sapevo già. Veniva fuori da un posto dove si trovano cose del genere, dove io stesso ne avevo trovate di molto simili: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jLMA-qxpw54">veniva fuori da YouTube</a>.<span id="more-2057"></span></p>
<p>Andando sul più popolare sito di video generati dagli utenti basta infatti scrivere “piano cover” per ritrovarsi di fronte una sfilza di risultati in cui musicisti di vario livello si mettono davanti al piano o alla tastiera e riproducono brani di ogni tipo, dalla classica al rock, dal pop anni 80 alle hit più recenti. Quasi un genere a parte, per quanto già praticato da artisti di fama come <a href="http://www.bradmehldau.com/">Brad Mehldau</a> e altri, di sicuro il trionfo di un approccio che mischia alto e basso,  che dimostra come si possa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TekL6_df21M">suonare il pianoforte e conoscere Britney Spears</a>, mischiando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ff8UwvPK0G4">gli spartiti di Chopin con quelli dei Guns n’ Roses</a>. C’è di tutto: esiste una versione al piano di un pezzo dei Metallica? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bDRYhx21kd8">Sì</a>. Del tormentone dei Black Eye Pease? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QGJy9EDTEXs">Pure</a>. Dell’inno che accompagna le partite della Champion’s League? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TB8pmO6H2K0">Ovviamente</a>.</p>
<p>Il tutto  grazie a un piccolo esercito di artisti che hanno scelto come loro platea la rete e in particolare YouTube, per un fenomeno che ha qualcosa che lo rende diverso e più interessante rispetto ai tanti che si mettono davanti a una webcam per cantare o recitare. Innanzitutto il fatto che, spulciando tra i video dei “pianisti sul tubo”, si nota ben poco esibizionismo. I luoghi comuni che vogliono la voglia di apparire fine a se stessa come molla principale della presenza sul web si sciolgono di fronte a questi musicisti che raramente si inquadrano il viso, e lasciano quasi sempre tutta l’inquadratura per le mani sullo strumento, rimanendo di fatto anonimi.</p>
<p>Un altro elemento che emerge da questi video e li rende diversi dal semplice “ho voglia di farmi vedere, metto un video” è il desiderio di condividere delle conoscenze. In molti casi, infatti, la versione piano è accompagnata dalle spiegazioni del pianista, che realizza tutorial per altri musicisti e pianisti, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=q9MaaNNUSBg">fermandosi a ogni passaggio, ripetendolo, spiegandolo</a> . Insomma, un lavorio non da poco, che evidentemente dà parecchie soddisfazioni agli autori dei video (in molti casi il numero di visualizzazione si conta in centinaia di migliaia) e che si basa sulla voglia di dimostrare quanto si sia diventati bravi a fare una cosa studiando ed esercitandosi.</p>
<p>Uno sforzo che difficilmente li farà finire sulle prime pagine dei giornali come “nuova mania del web” o argomento del giorno. Quel tipo di successo, purtroppo, è più facile ottenerlo riprendendosi mentre si malmena qualcuno, spogliandosi o diventando fenomeno da baraccone. Ma di questo è difficile dare la colpa a internet, anche se molti ci provano spesso.</p>
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		<title>Post sotto l&#8217;albero, il regalo dei blogger</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 08:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Post sotto l'albero]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Squonk]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra impegno e dilettantismo, dal 2003 si ripete una peculiare tradizione natalizia della blogosfera italiana. Dal web al mondo reale, molto prima che i contenuti generati dagli utenti diventassero di moda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel loro piccolo, anche i blogger hanno una loro tradizione natalizia. Si chiama <a href="http://www.blogsquonk.it/PostSottoAlbero2009.pdf">Il Post sotto l’albero</a>. Tutto cominciò nell’autunno del 2003, quando un blogger noto come Squonk (è un’animale mitologico, ma soprattutto è il titolo di una canzone dei Genesis) mandò una mail a un gruppetto di persone che leggeva. Nella mail c’era scritto, più o meno, «vi va di scrivere un racconto, una poesia, insomma un post, a tema natalizio?». Pochi giorni prima di natale, Squonk pubblicò un pdf composto da 23 contributi per 32 pagine.<span id="more-1654"></span></p>
<p>Il primo Post sotto l’albero è nato così, come una specie di regalo alla rete, che spesso era l’unica cosa in comune che queste persone avevano. Narra la leggenda che alcuni degli autori lo abbiano stampato e distribuito, infilando fogli a casaccio sotto i tergicristalli di ignari automobilisti parcheggiati per le vie di Milano. Chissà se qualcuno dei destinatari ha compreso di avere in mano un raro caso di user genereted content passato dal 2.0 al paese reale, vai a capire.</p>
<p>Sei anni dopo, il Post sotto l’albero numero 7 è un malloppetto di 164 pagine, con 132 autori diversi. Quella mailing list si è allargata, sotto la spinta di tutti quelli che hanno chiesto a Squonk «posso partecipare anche io?» e si sono moltiplicati i link che puntano a quel pdf, e il numero delle volte che è stato scaricato.</p>
<p>Ma lo spirito, e per questo ne stiamo parlando, è sempre quello: migliaia di download dopo, il Post sotto l’albero conserva quel misto di impegno e dilettantismo che aveva all’inizio. Come <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578">scrive</a> il curatore sul suo blog: «È una cosa seria fatta per gioco, è un gioco fatto seriamente». Ha sempre la stessa grafica e l’aria spartana che lo fa somigliare a un ciclostilato, è sempre curata da un solo e ostinato blogger che gestisce un gruppo di autori non pagati, senza guadagnarci nulla.</p>
<p>Già, perché in un’epoca cui qualsiasi manifestazione che abbia anche solo l’aria di rappresentare “il popolo di internet” trova uno sponsor, in un momento in cui basta iscriversi a un qualsiasi social network per doversi destreggiare tra comunicati stampa camuffati da viral-qualcosa e  prodotti di ogni tipo inviati a blogger  nella speranza che si inneschi il passaparola, dietro Il Post sotto l’albero non c’è niente: né una promozione, né nulla che si debba comprare.</p>
<p>E questo nonostante intorno all’iniziativa giri un piccolo mondo per alcuni mesi. L’organizzazione parte a fine estate, con la prima mail di convocazione. A questa seguono alcuni reminder, e tutta una serie di discussioni su vari social. Nei giorni precedenti alla data fissata per la consegna (che non prevede proroghe) è tutto un dissociarsi, un dichiararsi in ritardo, un auto-denunciarsi perché non si consegnerà mai in tempo.</p>
<p>Ma alla fine consegnano tutti, o quasi. E il tomo virtuale viene messo online, comincia a circolare e a essere segnalato da chi ha partecipato, ma non solo. Ogni anno il tomo diventa più grande, ogni anno si dice che potrebbe essere l’ultimo. Intanto ogni Natale ritorna, pieno di racconti, disegni, foto, testi brevi e meno brevi, confessioni personali,  umorismo, cose facete e cose serissime.</p>
<p>Qualche autore che c’era prima mancherà, qualcun altro si aggiungerà, cooptato o auto-candidato. Il tutto senza ritorni, se non una pacca sulle spalle e la soddisfazione di aver fatto qualcosa insieme ad altri, ma senza pagamenti, senza costrizioni, senza la certezza che qualcuno leggerà quello che hai scritto. Dovendo fornire a chi la chiede un’immagine della blogosfera e del web in mano agli utenti, questa forse vale molto più di mille altre.</p>
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