Pruderie dell’apprendimento meccanizzato

Tra censire e censurare

di

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01

ago

2018

Facebook utilizza software all’avanguardia. Nondimeno deve ancora imparare a distinguere l’artistico dal volgare.

Vari dirigenti di musei del Belgio hanno iniziato una protesta perché il social network più frequentato del mondo, con due miliardi di iscritti, censura i nudi di Peter Paul Rubens, gloria nazionale e immortale della pittura.

Nudi che attirano in Belgio milioni di visitatori e che, al netto di qualunque altra considerazione più profonda, sono la ragione principale dell’esistenza e del fatturato dei musei in questione.

Riferimenti se ne possono trovare a iosa: il giudice americano Potter Stewart cui è attribuita (non proprio a ragione) la seguente definizione di pornografia: quando la vedo la riconosco. E ovviamente Duchamp, che con un orinatoio capovolto affermò la facoltà dell’artista di scegliere che cosa definire arte. Piero Manzoni fotografava posti su un piedistallo i visitatori dei suoi happening e rilasciava loro, in quanto sculture viventi, certificati di autenticità.

Quarti di bue

Nella cultura moderna siamo insomma abituati a vedere l’artista definirsi tale e definire tali le sue opere, siano quarti di bue sanguinanti appesi a un gancio (Jannis Kounellis) oppure performer che trasformano in opera d’arte corpo e mente (Marina Abramović).

L’arte, o presunta tale, ha sempre suscitato polemiche e controversie. Certamente il pubblico ha svolto una parte di rilievo, con la propria presenza o assenza, talvolta premiando i bocciati dalla critica, o viceversa.

Un algoritmo difficile

Oggi la domanda da porsi nel mettere il dito tra Rubens e Zuckerberg è A che punto siamo con l’algoritmo per distinguere l’arte dalla pornografia? Gli adulti che entrano in un museo a contemplare nudi del Seicento fiammingo certo non si aspettano di vederli considerati online al pari di quelli di una pornostar. Anche la policy di eliminare qualunque nudità evita magari di pubblicare pornografia per errore, ma come si vede è insoddisfacente.

Servirebbe arrivare almeno al livello (comunque non eccelso) del giudice americano: se non una definizione formale, almeno una qualche evidenza empirica, funzionante in una percentuale decente di situazioni.

È su progressi come questi che si misura l’efficacia dell’intelligenza artificiale e no, è improbabile che le reti neurali a Menlo Park impareranno qualcosa in più dagli album fotografici del mese estivo per eccellenza, dove il costume da bagno sarà la regola più che l’eccezione.

Data Science

Per il machine learning, da questa parte.

 




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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