Traduzioni ergonomiche

Te lo dico all’orecchio

di

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13

nov

2017

Auricolari sensibili al tocco capaci di sussurrare nelle nostre orecchie in tutte le lingue del mondo. Soprattutto piacevoli da mettere.

Lo User Experience Design è la disciplina che si occupa di progettare soluzioni che possano migliorare l’usabilità di servizi o artefatti digitali o analogici. In breve ha l’ambizioso compito di migliorare la vita delle persone.

Per riuscirci bisogna identificare fatti, luoghi o momenti che sembrano non essere per noi gradevoli, agibili, accessibili e usabili. Fatti, luoghi o momenti ai quali associamo il più delle volte brutti ricordi.

Sarà capitato a tutti, per esempio, un viaggio in un Paese del quale non si conosceva la lingua. Probabilmente ci siamo trovati in difficoltà davanti a un menu mentre cercavamo di tradurre il nome degli alimenti ai quali siamo allergici o tentavamo di spiegare l’opportunità di occupare una toilette. A distanza di tempo, proviamo a pensare a quale pratica soluzione avremmo desiderato avere tra le mani quella volta.

Sarebbe comodo conoscere tutte le lingue. Soluzione pratica ma difficilmente realizzabile.

Sarebbe comodo avere sempre con sé un interprete. Soluzione poco pratica e di costo elevato.

Colmare il divario

Mentre continuiamo a pensare alla soluzione, focalizziamo quante volte negli ultimi anni abbiamo potuto usufruire di traduttori simultanei come Google Traduttore o Bing Translator per tradurre un testo da una lingua sconosciuta alla nostra.

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Per la traduzione simultanea di una insegna o un segnale, basta inquadrare.

 

A questo punto potremmo ricordare di quella volta in Tibet quando, inquadrando l’insegna con Google Traduttore, abbiamo capito la direzione giusta da seguire. Questo era quanto accadeva fino al 2016. Il 2017 ha dato spazio a una nuova soluzione più veloce e piacevole.

Il 4 ottobre 2017 Google ha presentato i Pixel Buds, auricolari wireless comodi da indossare con i quali si può interagire con semplici gesture come swipe e touch. Proprio attraverso il tocco dell’auricolare destro è possibile attivare Google Assistant, a disposizione per fornirci indicazioni stradali, ricordarci appuntamenti salvati in Google Calendar, accedere alla nostra playlist musicale. Ma la vera magia è Google Traduttore, disponibile in più di 40 lingue diverse.

Anche Microsoft ha messo a disposizione Skype Translate, attraverso cui si può ascoltare la traduzione simultanea in otto lingue o leggere i messaggi della chat tradotti istantaneamente in 50 lingue diverse.

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I Pixel Buds di Google cambieranno radicalmente le conversazioni multilingua.

 

L’ergonomia è la chiave

I Pixel Buds non sono soli: per esempio esistono gli Here One. Kerry Davis, reporter per TechHive, MacWorld e PCWorld, ha intervistato il team dei Doppler Labs, la società americana che da tempo si dedica al progetto. Dall’intervista si evince quanto l’ergonomia e la comodità degli auricolari siano una parte essenziale che conduce a una piacevole esperienza utente. Non conta solo offrire un buon sistema di traduzione istantanea, ma è altrettanto importante rendere piacevole indossare i dispositivi.

Kerry Davis riferisce che, seppure i primi utenti abbiano sostenuto la possibilità di migliorare il prodotto, il parere è stato più che positivo.

 

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Here One: OK la traduzione, ma la chiave del successo è il piacere di indossarli.

 
 

Tutti questi progetti e dispositivi saranno la chiave per riaprire il cantiere della Torre di Babele? Forse. Nel frattempo in Italia attendiamo la fine dell’anno, momento in cui Google Assistant parlerà la nostra lingua.

I Pixel Buds debuttano ufficialmente durante l’evento Google del 4 ottobre scorso.

 




Val Pin (@v_alpin) lavora da diversi anni nel campo dello UX Design. Ha iniziato nel campo dell’e-learning e negli ultimi anni si sta dedicando alla progettazione di ambienti per business platform, buttando sempre un occhio al mobile entertainment per il quale ha lavorato diversi anni come UX Designer. HCI e smart device sono la sua estensione cibernetica. Il suo obiettivo è sempre lo stesso: trovare soluzioni creative da applicare allo UX Design. Per questo il genere sci-fi è la sua fonte di ispirazione. Ha però un grosso difetto: accumula carta per creare prototipi e modellini per qualsiasi cosa.

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