Scatti buoni in ogni situazione

Il ritratto fotografico: Tim Meyer

di

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26

lug

2017

Un libro con due autori, che hanno fornito risposte assai diverse tra loro. Per questo le abbiamo separate.

L’intervista agli autori de Il ritratto fotografico è stata ricca. Abbiamo allora deciso di farne due interviste differenti, quasi con le stesse domande. Oggi tocca a Tim Meyer, mentre ieri è stata la volta di Glenn Rand.

Apogeonline: Che cosa pensi faccia grande un ritratto?

Tim Meyer: Per citare un buon amico, una foto è di qualcuno; un ritratto è a proposito di qualcuno. Un buon ritratto mi racconta una storia, pone una domanda, invita a una conversazione. Deve essere molto più che una immagine somigliante al soggetto.

Composizione, luce, umore, sfondo… quali di questi elementi sviluppi per primo quando lavori a un ritratto?

Composizione, luce, umore, sfondo are sono tutti elementi importanti di un buon ritratto. Devono collaborare per creare un messaggio univoco. Nei ritratti di personalità forti si potrebbe mettere l’accento sulla composizione, con una illuminazione potente e uno sfondo più scuro a esprimere un carattere dinamico. Un ritratto più pacato e introspettivo avrà probabilmente una composizione più simmetrica con illuminazione morbida e poco contrastata, su uno sfondo più neutro. In breve, penso che tutti gli elementi contribuiscano all’immagine finale.

Quanti ritratti bisogna scattare per considerarsi esperti? Quanti ne dovremmo scattare per uscire dallo stadio del principiante?

Non sono sicuro di avere un numero. Ho sentito dire che le tue prime diecimila fotografie non sono buone. Ho anche visto molti fotografi giovani con un talento naturale che smentisce quest’idea.

Meglio leggere ciascun capitolo de Il ritratto fotografico sequenzialmente oppure saltare di argomento in argomento in funzione dell’informazione che si sta cercando?

Una lettura sequenziale dei capitoli è utile, ma non necessaria.

Il ritratto fotografico

La differenza nei risultati la fa anche la conoscenza.

 

Quanto ci vuole per produrre un ritratto di impatto, considerato il lavoro richiesto di preparazione, istruzione e postproduzione?

Anche qui non so se ho una risposta precisa. I ritratti commerciali tendono a richiedere team di produzione con trucco, parrucco, sarto, stilista. Esigono tempo e organizzazione. Alcuni dei ritratti migliori sono nati da un fotografo che ha saputo cogliere una estemporanea combinazione ideale di tutti gli elementi. In un caso del genere è solo questione di essere pronti a eternare quello che abbiamo davanti.

C’è un ritratto che sogni di scattare e finora non sei ancora riuscito a rendere concreto?

Sto lavorando a un progetto di fotografia dei nativi americani nel loro ambiente naturale. Ho alcune idee ma non sono riuscito ancora a creare immagini che raccontino la loro storia in un modo nel quale ritengo dovrebbe essere narrata.

Rispetto al tuo lavoro di ritrattistica, quanto del tuo tempo è investito nello scatto e quanto in postproduzione?

  • 25% nello scatto.
  • 25% in postproduzione.
  • 50% in produzione delle immagini.

I selfie sono diventati molto diffusi e in fondo sono una forma di autoritratto. Hai consigli per scattarne uno buono?

I selfie tendono a riguardare momento, luogo e circostanza. È quello che esprimono meglio. Diventano importanti come ritratti solamente se colpiscono altri oltre al loro autore.

Le fotocamere degli smartphone sono diventate sempre più evolute negli anni e alcune dispongono di una modalità ritratto. Sono state usate anche per foto di copertina. Pensi che sia possibile scattare ritratti di alta qualità con uno smartphone? Quali sarebbero i pro e i contro di una scelta come questa?

Con uno smartphone si possono scattare buoni ritratti. Bisogna essere coscienti dei suoi limiti. Generalmente la qualità risulta sufficiente per la visione sullo schermo, di un computer o di un cellulare. Ci sono anche diverse cose che uno smartphone non farà e una fotocamera di calibro professionale invece sì.

Quello che dà valore a un ritratto, anche valore monetario se vogliamo, è andare oltre quello che la maggioranza dei fotografi sa fare o riesce a fare. I professionisti sono pagati perché sanno produrre immagini straordinarie in qualunque circostanza, e lo strumento usato importa a nessuno. A fare la differenza tra grandi ritratti di grandi professionisti e il resto stanno conoscenza, creatività ed esperienza.

Ieri abbiamo pubblicato l’intervista a Glenn Rand, coautore assieme a Tim Meyer de Il ritratto fotografico.




Tim Meyer è un fotografo professionista con oltre 35 anni di esperienza durante i quali ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali per il suo stile e la sua tecnica innovativa. Ha conseguito due Master of Arts, in Creative Photography e in Fine Art Photography, oltre all'ambìto titolo di Master of Photography and Photographic Craftsman rilasciato dall'associazione Professional Photographers of America. È stato docente al Brooks Institute, dove ha insegnato tecniche di ritratto fotografico, e tiene conferenze sul tema in tutto il mondo.

In Rete: https://www.facebook.com/TimMeyerPhotography

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