Non bastano la visione né la tecnica

Un sistema di voto con cuore e cervello / 2

di

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21

giu

2017

Proporzionale? Maggioritario? Si possono avere insieme in modo attuabile, se ci lasciamo guidare dalla matematica.

Piero Speroni di Fenizio (già comparso su queste pagine con le sue E-lezioni di matematica) ha recentemente pubblicato una proposta di sistema elettorale capace di mettere insieme l’idea maggioritaria (governabilità) e quella proporzionale (rappresentatività). In questa lunga intervista, che spazia su tre articoli, ce ne spiega i dettagli e i fondamenti. Queste le domande che abbiamo preparato e inizieranno a trovare risposta da questa pagina. In corsivo quelle che sono già state trattate negli articoli precedenti.

  • La scienza ci insegna che un sistema elettorale perfetto non può esistere. In che senso si intende perfetto? Come facciamo a giudicare la bontà di un sistema elettorale?
  • Come funziona il sistema elettorale che hai proposto? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?
  • Così come lo hai enunciato o in modo simile, è un sistema già in uso in altri Paesi?
  • Come giudichi il rischio che un partito acquisisca un peso parlamentare eccessivo rispetto al proprio peso elettorale, rispetto alla prospettiva di una migliore governabilità?
  • Hai provato a simulare il risultato che avremmo avuto alle ultime Politiche utilizzando il tuo sistema anziché quello in vigore?
  • Hai un messaggio per i nostri uomini politici? E per chi li elegge?

Chi desiderasse leggere la prima parte dell’intervista può farlo ora.

Apogeonline: In che senso si intende perfetto? Come facciamo a giudicare la bontà di un sistema elettorale?

Piero Speroni di Fenizio: Kenneth Arrow lo intendeva a partire dalle tre proprietà trattate nella parte precedente di questa intervista. Poi ci sono tante altre proprietà diverse (si veda la pagina di Wikipedia che mette a confronto i vari sistemi di votazioni) e alcune sono compatibili con alcune altre e altre combinazioni sono invece incompatibili. Il giudizio di un buon sistema dipende da che cosa si sta cercando di raggiungere.

E le proprietà dei sistemi elettorali sono leggermente diverse dalle proprietà dei sistemi di votazione. Cercare di studiare le caratteristiche dei sistemi elettorali a partire dai sistemi di votazione è un po’ come cercare di capire le caratteristiche dell’acqua a partire dalle proprietà della singola molecola H2O. Non è un passaggio banale. E soprattutto ci sono proprietà aggiuntive che bisogna considerare.

E questo mi permette di introdurre il sistema elettorale che abbiamo sviluppato con il mio amico e collega, il matematico Daniele Gewurz. Nei sistemi elettorali (che dunque eleggono un parlamento di partiti, non una persona né un comitato) ci sono due particolari proprietà importanti, generalmente viste come mutualmente esclusive:

  • Governabilità.
  • Rappresentanza proporzionale.

La governabilità richiede che il partito vincente abbia abbastanza potere (seggi) da poter costituire un governo di maggioranza. Sistema rappresentativo vuol dire che ciascuna persona eletta rappresenta un particolare gruppo di votanti. Il sistema è poi rappresentativo proporzionale se i suddetti gruppi sono circa della stessa dimensione. Circa è dovuto al fatto che nessun gruppo può eleggere meno di un parlamentare, per cui inevitabilmente ci saranno resti. Se inoltre un gruppo di votanti sufficientemente grande volesse un rappresentante parlamento, questo dovrebbe essere eletto. Il parlamento dovrebbe insomma essere, nella concezione della rappresentanza proporzionale, uno specchio del paese.

Il Parlamento inglese

Mettere insieme governabilità e rappresentanza proporzionale è difficile per tutti.

 

Queste due caratteristiche (maggioritario/proporzionale) sono considerate entrambe importanti per un sistema elettorale. E purtroppo mutualmente esclusive. Nel senso che se si costruisce un sistema elettorale in cui la percentuale di parlamento controllata da un partito è proporzionale al numero dei voti che ha ricevuto, difficilmente questo partito avrà un numero di seggi tale da poter governare da solo.

Questo è visto da alcuni come un pregio (la politica come arte del compromesso tra punti di vista differenti), ma nell’attuale clima politico con tre poli che farebbero di tutto pur di non allearsi l’uno con l’altro e, facendolo, perderebbero molti voti da parte degli scontenti, il rischio è una paralisi in cui nessun partito o coalizione possa governare. Per questo si cercano sistema elettorali che sono un po’ proporzionali e un po’ maggioritari. Finendo spesso in sistemi elettorali che non godono più della proporzionalità (ci sono rappresentanti eletti, a cui non corrispondono gruppi di elettori). E spesso neanche della governabilità, dando al primo partito numeri insufficienti.

La chiave di tutto questo è che maggioritario e proporzionale sono, almeno all’apparenza, mutualmente esclusivi. Daniele Gewurz e io sosteniamo che questa sia una falsa dicotomia.

È assolutamente possibile costruire un sistema elettorale sia proporzionale che maggioritario.

Come funziona il sistema elettorale che hai proposto? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Ogni votante scrive nella scheda elettorale una X accanto a tutti e soli i partiti che lo possono rappresentare. Il significato di questo voto è che vota uno tra questi partiti. Ed è disposto che il suo voto venga assegnato a uno di questi partiti senza che lui abbia il controllo su quale partito lo prenderà. Da notare che non sta elencando i partiti, da quello che gli piace di più a quello che gli piace di meno, ma sta definendo un insieme di partiti tutti ugualmente (sufficientemente) adatti a rappresentarlo. Se l’elettore vuole può segnare anche tutti i partiti, o anche solo uno oppure nessuno.

Se non ne segna nessuno, la scheda è nulla. Se ne segna una sola, è in grado di essere sicuro che la scheda venga assagnata a quello e solo quel partito. In questo senso il sistema offre delle possibilità in più al votante, per esempio: a me questo partito o quel partito non interessa, basta che sia uno di questi due. Notare che non sta dicendo: voglio che il mio voto vada diviso equamente tra questi due partiti. O voglio votare entrambi questi partiti. Non diamo ai votanti questa possibilità. Chiediamo loro, se sono dispositi, di dare al sistema una maggiore libertà nel costruire il parlamento. Regole ferree decideranno come questa libertà verrà usata. Ma a priori qualsiasi attribuzione in cui assegnamo una scheda multipla a uno dei partiti segnati è un’assegnazione accettabile rispetto ai votanti.

Proporzionale

Una volta assegnate le schede (vedremo come), si usa un sistema proporzionale puro per assegnare i seggi. Quindi il parlamento che si ottiene risulta essere alla fine una fedele rappresentazione proporzionale di una delle possibili assegnazioni delle schede elettorali. E come tale è proporzionale. Non quasi proporzionale, non circa proporzionale, ma proporzionale puro.

Quindi i possibili parlamenti proporzionali, una volta che le persone hanno votato, non sono una sola, ma sono tante soluzioni. Tanti possibili parlamenti, tutti proporzionali, a seconda di come vengono assegnate le schede tra le combinazioni possibili. Alcuni di questi parlamenti avranno certe maggioranze, altri ne avranno altre. Altri ancora saranno congelati da rapporti di forza troppo bilanciati.

Maggioritario

Tra tutti i possibili parlamenti proporzionali scegliamo (con una procedura) il parlamento più maggioritario possibile. Cioè il parlamento in cui il primo partito è il più grande possibile, il secondo partito è il più grande possibile tra i rimanenti e così via. Notare che in questo parlamento tutti i partiti presenti sono i più grandi possibili; vedremo poi che conseguenze questo comporta. Anche in termini di proprietà matematiche del risultato.

La conta

Come si ottiene il più grande parlamento maggioritario tra i possibili parlamenti proporzionali? Prima di tutto si conta quanti voti ciascun partito ha ottenuto. E si assegna al partito che ha ricevuto più voti tutte le schede che lo hanno votato.

Consideriamo per esempio tre partiti, A, B e C, con 67 votanti che hanno espresso le preferenze nella tabella che segue.

Numero votanti

A

B

C

10

X

7

X

9

X

11

X

X

15

X

X

13

X

X

2

X

X

X

Risultati

2+15+11+10=38

2+13+11+7=33

2+13+15+9=39

 

Il partito C si aggiudicherebbe 39 schede. Poi si ripete il conto tra le rimanenti schede, come nella tabella qui sotto.

Numero votanti

A

B

C

10

X

7

X

9

X

11

X

X

15

X

13

X

2

X

Risultati

11+10=21

11+7=18

39

 

Il partito A si aggiudicherebbe 21 schede e il partito B si aggiudicherebbe le rimanenti 7 schede. Il risultato finale sarebbe: C: 39, A: 21, B: 7. Supponiamo che il parlamento abbia dieci seggi: sarebbero assegnati in maniera proporzionale pura dando un seggio per ogni sette voti. Cioè C: 5, A: 3, B: 1. E il rimanente verrebbe assegnato a C che ha il resto maggiore. Dunque C: 6, A:3, B:1. Con ogni parlamentare eletto da gruppi di cittadini di circa sette persone (ricordiamo il resto che ha assegnato un parlamentare a C che aveva quattro votanti non rappresentati). Maggioritario e proporzionale nello stesso momento.

L’intervista a Pietro Speroni di Fenizio su una nuova proposta di sistema elettorale, insieme proporzionale e maggioritario, prosegue nei prossimi giorni su Apogeonline. La prima parte è stata pubblicata ieri.

Un nuovo e risolutivo sistema elettorale, spiegato velocemente dall’intervistato.




Pietro Speroni di Fenizio (@pietrosperoni) si è laureato in matematica a Roma e ha completato un master in Evolutionary and Adaptive Systems a Brighton, nel Regno Unito. Si è occupato di vita artificiale e poi di Chemical Organization Theory prima di completare un post doc in Portogallo e occuparsi di eDemocracy. Ha avuto una figlia ed è tornato dall'Inghilterra in Italia per fare il papà, mentre continua a fare il consulente e ricercatore indipendente. Ultimamente ha iniziato a interessarsi di governance di criptomonete come applicazione della eDemocracy.

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