Prima parte: si presenta Microsoft

Build contro WWDC

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13

giu

2017

Gli eventi annuali per sviluppatori delle due società che si spartiscono la quasi totalità del mondo IT (almeno lato client).

Anche quest’anno, seppur per certi versi in maniera più contenuta che nel 2016, si è notata una tendenza a parti invertite rispetto al passato, con Microsoft che durante Build 2017 ha cercato di dare una forte impressione di essere l’azienda che investe in ricerca e sviluppo mentre Apple, invece, ha consolidato le proprie posizioni.

Primo round: Microsoft

Partiamo subito dalle note negative. Qualcuno si aspettava, finalmente, il rilancio della piattaforma mobile. Così non è stato. Microsoft nel settore ha sbagliato tutto, ha tirato gli utenti all’esasperazione e ha collezionato hater anche tra i fanboy fino a che molti entusiasti della piattaforma, compreso il sottoscritto, si sono loro malgrado rivolti altrove, per via della mancanza di terminali, la carenza di app e la totale mancanza di comunicazione.

A Build 2017 si è vista una marea di apparecchi iOS e Android, ma di Windows 10 Mobile manco l’ombra. Si continua a vociferare della Next Big Thing, ma qualunque cosa sia è rimandata a data da destinarsi, probabilmente nel corso del 2018. Sarà un altro reboot (l’ennesimo) ma si sa: in Microsoft con i reboot hanno sempre avuto un buon feeling…

Passiamo all’hardware. È stato presentato un nuovo Surface. Un vero e proprio laptop (da cui il nome), anzi, la rivisitazione Microsoft dell’ultrabook. Sottile, potente, in quattro colori con penna e mouse abbinati, batteria da dodici ore e tastiera rivestita in an Italian fabric named Alcantara. Una macchina tarata per contrastare i MacBook Air, che in più offre un touchscreen con supporto per la penna attiva ad un prezzo sostanzialmente inalterato.

Surface Laptop

Quattro colori diversi per Surface Laptop, con tanto di rivestimento in alcantara.

Lettera S

Novità di rilievo presentata con questa macchina è Windows 10 S. È un sistema pensato per l’utente medio e per gli studenti. Rispetto alle comuni versioni di Windows 10, permette di installare programmi UWP dallo Store. Niente più .Net/Win32, solo programmi verificati da Microsoft. Da un lato questo è stato spacciato come una novità mirata a fornire un sistema più sicuro ed affidabile, dall’altro possiamo vederlo come l’ultima mossa della casa di Redmond per popolare il proprio Store (notoriamente poco fornito) e dare una smossa ai propri developer, ancora troppo ancorati al precedente framework.

A questo scopo Microsoft ha spinto moltissimo sul proprio Bridge per il porting in formato UWP delle applicazioni precedentemente sviluppate sullo store (ex Project Centellian). La dimostrazione più palese ne è la comparsa nello store di Office, quello completo, non la versione Mobile che vi abbiamo trovato finora. Sono state annunciate nuove applicazioni, già portate sullo Store. Forse l’annuncio più particolare è stato iTunes, ora disponibile come una vera UWP.

Lettera T

Ma se il mobile sta agonizzando in un angolo, perché Microsoft ha tutta questa smania di far abbandonare agli sviluppatori il precedente framework per passare a UWP? I motivi sono molteplici e, se analizzati, si nota come facciano parte di una strategia delineata.

Microsoft sta spingendo per fornire i suoi servizi su tutte le piattaforme possibili. Una politica come quella di Henry Ford con il Modello T, tipo usate quello che volete purché il software sia Microsoft.

Così non solo abbiamo tutta l’offerta dei servizi principali disponibile per praticamente tutte le piattaforme (iOS, Android, Mac e Windows), ma vale anche per gli strumenti di sviluppo. Visual Studio è ora disponibile anche per Mac e non solo; con le nuove librerie, Xamarin e XAML 1.0, sarà possibile scrivere un solo codice in grado di poter essere compilato e portato ovunque. Questo è sia interessante sia una stilettata a Apple dato che, fino a ora, possedere un Mac era praticamente una conditio sine qua non dello sviluppo per macOS e iOS.

Visual Studio per Mac

Visual Studio per Mac. Lo hardware che volete, purché il software sia Microsoft.

 

Lettera C

Ma la necessità di UWP si fa molto più delineata se si prende in considerazione il nuovo annuncio relativo al prossimo grande update di Windows 10 che arriverà a settembre, ovvero il Fall Creator Update. Diciamocelo, l’update di marzo non è stato così clamoroso. Sono state inserite un bel po’ di cose sotto il cofano ma, per gli utenti finali, ben poco è cambiato. Discorso sostanzialmente diverso per il prossimo aggiornamento che porta con sé una tonnellata di novità a tutti i livelli.

La prima è un nuovo toolkit per svecchiare la GUI, per .Net stagnante da un po’ e per la UWP (con Metro/Modern) bruttarella e troppo minimalista. La seconda è la realtà virtuale, in tutte le sue forme. Perché a Build si sono visti anche i primi kit, in particolare quello di Acer, che permetteranno il prossimo salto nell’era del personal computing. Vero, ci sono già Oculus Rift e l’ottimo HTC Vive, ma il loro utilizzo è stato molto limitato, per lo più nell’entertainment.

Lettera V

Ma qui il discorso è sostanzialmente diverso. Gli HUD che seguono le specifiche di Microsoft non hanno alcun bisogno di sensori esterni per il posizionamento (facilitando molto il setup iniziale ma anche consentendo la portabilità in vari ambienti), dispongono di due telecamere anteriori (che permettono di riprendere l’ambiente esterno e miscelarlo con la grafica del computer) e sono integrati con il sistema operativo.

Microsoft ha infatti ripreso la GUI del sistema operativo creata per Hololens e vi ha creato attorno un ambiente virtuale dove l’utente può muoversi liberamente ma anche posizionare le applicazioni (rigorosamente UWP, e questo è uno dei motivi per cui Microsoft sta spingendo sull’acceleratore della conversione), ovunque nell’ambiente virtuale: per esempio sulle pareti, sui mobili o tenendole sospese nell’aria. Un sogno alla Johnny Mnemonic per chi sia un fan dei multimonitor.

Controlli Acer per la realtà virtuale Microsoft

Ai tempi della realtà virtuale, il mouse comincia a sembrare un oggetto antiquato.

 

Il tutto viene diretto attraverso il controller dell’Xbox One oppure con i controlli VR che Acer ha mostrato nella loro futuristica bellezza. Il prezzo di 399 dollari è molto popolare e sbaraglia la concorrenza, che si trova di colpo fuori standard e anche il doppio più cara.

Lettera A

E non esiste solo il desktop. Si è parlato dei nuovi sistemi, che usciranno a fine anno, basati su piattaforma Qualcomm 835 e Windows 10 su ARM, e del nuovo Surface Pro (la quinta generazione del convertibile di casa Microsoft perde il numero che la designa). Abbiamo poi una versione di Windows 10 dedicata alle workstation (a rievocare il florido mercato delle Workstation negli anni ’90), con un nuovo file system (ReFS) di classe server.

Ma la nuova Microsoft punta in primis sul cloud e sull’intelligenza artificiale. Azure quindi si presenta come un cloud multiforme in grado di essere, per certi versi il supercomputer di tutti noi. E così si sfrutta la sua potenza computazionale per effettuare la traduzione in tempo reale delle presentazioni di PowerPoint, per alimentare una rete neurale immensa che dia intelligenza ai nostri bot, assistenti digitali, reti di macchine IoT che popoleranno le nostre case connesse prossime future, e a quanto altro ora non riusciamo ancora a immaginare.

In un prossimo articolo si parlerà di WWDC 2017, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple, analoga per posizionamento a Build di Microsoft e quindi confrontabile.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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