Crepe nel monopolio

Quanti dolori per Intel

di

thumbnail

13

mar

2017

Il produttore di chip di Santa Clara, negli scorsi anni, ha messo a segno una serie di colpi non da poco, da dominatore del mercato.

La fase felice è iniziata con la serie Core. Da Core Duo, la famiglia è cresciuta con Core 2 Duo e si è evoluta con Core i3/i5/i7 per sei generazioni. Ai Core si sono aggiunte le famiglie Atom e i Core m a basso consumo.

Durante questo lungo periodo, parliamo di dieci anni, Intel ha sbaragliato la concorrenza. Molti concorrenti hanno chiuso o cambiato target (Cyrix, Via, Transmeta) mentre il suo principale rivale, AMD, è sopravvissuta arrancando e si è salvata solamente per l’acquisizione di ATI e per aver piazzato due delle sue APU (specificamente progettate perché quelle PC, diciamocelo, non erano certo esaltanti) nelle due console più potenti del mercato, ovvero PlayStation 4 e Xbox One.

Quest’anno, all’opposto, in Intel non tira una grande aria. In primis è stato abbandonato lo sviluppo di System-On-Chip (SOC) mobile. Certo i risultati erano quelli che erano ma, considerato dove sta andando il mondo, non è sembrata una gran furbata.

L’azienda ha presentato la settima generazione dei processori Core. L’annuncio non è certo stato dei più convincenti. Il processo di realizzazione è ancora a 14 nanometri e rompe l’alternanza strategica tic-toc (un anno la nuova versione, un anno la vecchia versione migliorata) che ha retto finora, senza offrire più che una revisione della precedente generazione (la sesta, nome in codice Skylake). Tutte le recensioni sono concordi: Tutto qui? Ci aspettavamo di più. Forse non Epic Fail ma certamente un Fail.

Sotto il tiro di ARM

Oltre a questo, varie notizie hanno fatto tremare il quartier generale Intel di Santa Clara come se fosse partito il Big One. La prima certamente è arrivata da Microsoft. Non solo a Seattle, zitti zitti, hanno effettuato il porting completo di Windows 10 su piattaforma ARM, ma hanno stretto un’alleanza con Qualcomm di quelle furbe. Ovviamente non sto parlando di cellulari, campo nel quale Microsoft ha combinato già abbastanza disastri; quanto dell’annuncio a sorpresa che entro la fine del 2017 arriveranno nuovi computer basati su ARM e always-on mediante un collegamento cellulare. Macchine leggere, con consumi minimi e impensabili per qualunque architettura Intel, destinati a diventare i migliori amici dei road warrior.

Surface RT

Il nuovo corso di Windows su CPU ARM promette più del deludente Surface RT.

 

Microsoft ha fatto un liscio clamoroso con la sua precedente avventura nell’architettura ARM e Windows RT. Ora però riesce a far girare programmi .exe compilati per Intel x86. Blogger, influencer e esperti stavano ancora a bocca spalancata quando Qualcomm se ne è uscita con la presentazione del nuovo Snapdragon 835, un otto core a 64 bit racchiuso in un SOC in grado di supportare qualunque cosa, da Bluetooth 5 a LTE, con una GPU accelerata 3D e un consumo da lampadina a Led.

E spunta Ryzen

Per giunta AMD, il concorrente da molto tempo in stato di non morte, che in questi anni ha lavorato incessantemente con risultati mediocri nel migliore dei casi, è risorto come la fenice.

Il nuovo nato è Ryzen. Tutte le precedenti architetture (Fusion, Bobcat, Bulldozer) non arrivavano nemmeno ad insidiare le controparti Intel. Gente del marketing, molto imbarazzata, parlava di occasioni in cui, con il vento in poppa e contro un Core di Intel passato prima al microonde, potevano essere un filo più veloci. Magari offrivano un rapporto prezzo/prestazioni più interessante ma non avevano argomenti convincenti.

Ryzen

AMD ora ha una architettura capace di impensierire seriamente i progettisti Intel.

 

Ryzen, primo nato dell’architettura Zen frutto di cinque anni di sviluppo, è veloce. Più veloce del più veloce processore Core i7 di settima generazione, costa meno e consuma meno. La nuova architettura AM4 di contorno ingloba tutte le ultime tecnologie (DDR5, fino a otto core, PCIe 3.0, USB 3.1, NVME e Sata Express).

Insomma AMD è tornata ed è intenzionata a dare battaglia, forte di tutto lo studio che ha fatto e del lavoro effettuato sulle console (che confermano l’adozione di AMD anche per PlayStation 4 Pro e il veniente Project Scorpio), sulle APU e sulle schede grafiche. I fan stanno già urlando Shut up and take my money.

Intel si ritrova quindi attaccata da tutti i fronti: Qualcomm sul mobile e sull’efficienza energetica, AMD sulla parte desktop e, con i nuovi Opteron basati su Zen, anche su quella server. E noi ci freghiamo le mani: il monopolio de facto di Intel rischia di frantumarsi.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

Letto 2.310 volte | Tag: , , , , ,

Lascia il tuo commento