Design, linguaggio e informazione

Vietato non toccare

di

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23

feb

2017

Riflessioni ingenue su un web che dovrebbe essere progettato e implementato a prova di bambino per servire appieno gli adulti.

È passato qualche giorno dall’incontro Munari e le parole al Museo dei Bambini di Milano con Stefano Bartezzaghi, che ha discusso la figura di Bruno Munari e il suo approccio al design, orientato agli oggetti, ai bambini, ai libri e alle parole.

Argomento quest’ultimo caro a Bartezzaghi, affascinante nel descrivere l’atteggiamento di Munari verso le gerarchie e la convenzioni: niente contestazioni o rivoluzioni, ma una presa d’atto e un riconoscimento. Da cui nasce la libertà di giocarci, con le convenzioni, senza irridere o svilire e sempre rivelando nel contempo qualcosa di originale.

Giorno dopo giorno le cose sentite hanno risuonato sempre più con i temi dell’architettura dell’informazione e del design del linguaggio, cui Apogeonline ha dedicato due articoli e Yvonne Bindi un libro (più intervista).

Language design

Da Munari al design del linguaggio il passo è breve.

 

In un’epoca dove l’apice della tecnologia personale era rappresentato dall’accesso alla fotocopiatrice, Munari aveva colto elementi di cui solo ora, forse un po’ anche colpevolmente, si comprende l’importanza nell’ambito della comunicazione digitale. E per i bambini aveva disegnato quella che oggi avremmo chiamato una user experience, caratterizzata dalla libertà di esplorazione e dalla possibilità, se non addirittura l’incentivo, all’errore come strumento di apprendimento e crescita.

Ovvero, manipolazione diretta e forgiveness: due fondamenti dell’interfaccia umana, che negli anni ottanta ha aperto a tanti le porte di un computing prima inaccessibile. All’insegna del vietato non cliccare.

Si sono fatti passi avanti e oggi ci troviamo a parlare di architettura dell’informazione e design del linguaggio: ogni parola, racconta Yvonne Bindi, è un elemento di interfaccia e come tale va trattato:

Lo scopo è imparare a usare le parole come fossero esse stesse delle interfacce che permettono di compiere azioni.

Una nozione che poggia sulla decostruzione operata da Munari di un cartello allora iconico, primo esempio di design del linguaggio:

è vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro
è vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso
è ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro
è levato il gessetto ai non addetti all’ingrosso
è ingrossato il divieto ai non lavati di fosso
è addetto all’ingresso il non vietato al lavoro
è avvallato il lavoro all’ingresso del foro
è levato di dosso il divieto del tetto
è addossato il divieto ai non venati di rosso
è arrossato il viadotto ai derivati del cloro
è venduto il cruscotto con paletti di gesso
è ingessato il bompresso ai maledetti del fosso
è mozzato il permesso ai garretti del toro
è maledetto il congresso dei cavalli del moro
è forato il moretto nei contratti del coro
è contrito il foretto ai lavori del messo
è cessato il forzetto al divieto dell’oro
è venduto il merluzzo non senza decoro
è dettato il permesso ai verdetti del foro
è vietato l’ingresso agli addetti al lavoro

Se qualche web designer o architetto dell’informazione è in ascolto, consiglio la visita al Museo dei Bambini, dove la mostra su Munari è aperta fino al primo maggio. Per visitarla bisogna togliersi le scarpe ma ne vale la pena; se ne uscirà con le tasche colme di spunti di design ed esperienza di utilizzo.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server e i recenti OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

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