Una visione unificata. E aumentata

Ai botti di fine anno provvede Microsoft

di

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21

dic

2016

WinHec è la conferenza dei partner hardware di Microsoft, dove si presentano le novità legate al mondo Windows.

E di nuovo, terminata la conferenza, mi pare di vivere in un universo parallelo, di essere una specie di Andrea-nativo, se qualcuno coglie il riferimento a Fringe. Perché di nuovo, la società che ci ha dato Clippy, Windows ME, Bob, Zune, Windows RT, Vista, ha tenuto un’altra conferenza con il botto, con annunci a raffica e prodotti futuristici. Sospetto che qualcuno, lì dentro, assuma la droga di Limitless da un po’ di tempo.

Ma andiamo con ordine. Sui siti dei fan Apple, da almeno due o tre anni, si vocifera che MacOS sia in procinto di essere portato su ARM e che la prossima generazione di MacBook potrebbe montare, almeno per alcuni modelli, processori ARM. Annuncio regolarmente smentito dal silenzio della casa di Cupertino e dal fatto che ogni volta nei MacBook troviamo chip Intel (non che non siano validi, beninteso). Apple avrà altri piani.

WinHec Microsoft, zitta zitta, esce con due annunci che lasciano senza fiato. Il primo è che Windows 10 è stato interamente portato su piattaforma ARM e, in particolare, sui chip realizzati da Qualcomm, con la quale la casa di Seattle pare avere una fortissima partnership.

Ultrasottili con ultra-autonomia

Sappiamo bene che i precedenti tentativi di Microsoft di abbracciare architetture multipiattaforma non sono stati particolarmente fruttuosi. Il primo Windows NT girava su Intel, PowerPC, MIPS, Sparc e DEC Alpha. Il problema fu che nessuno compilava le applicazioni per processori diversi da Intel e quindi, progressivamente, Windows NT perdette tutte le architetture. Rimase con x86, x86_64 e Itanium.

Windows RT non fu certo meglio. Girava su ARM (Tegra in particolare) ma era una versione limitata del sistema, non poteva far girare alcun programma che non fosse installato dallo Store, non fu mai aggiornato e contrariò tutta una serie di utenti.

Windows su ARM

Windows su processori ARM prelude a una classe nuova e interessante di device.

 

Ora da WinHec si parla di un porting completo del sistema operativo e di un modulo che permette, come fece Rosetta nel passaggio da PowerPC a Intel di Apple, di far girare qualunque applicazione Win32 su piattaforma ARM. Si inizia a ragionare. Ma ne varrà la pena? La cosa potrebbe essere molto interessante. Se pensiamo che uno Snapdragon 820 se la può giocare con un Core M di Intel, con un consumo inferiore e prestazioni 3D decisamente superiori, si può pensare che ci attenda all’orizzonte una serie di dispositivi ultrasottili, con batteria da un’intera giornata.

Addio vecchie SIM

Microsoft, tra le altre cose, ha anche dichiarato il supporto alle eSIM, ovvero dei chip saldati in piastra che si prestano ad essere il nuovo standard per le reti 4G e 5G. Non servirà più cambiare SIM o avere telefoni dual SIM. Ogni eSIM può contenere fino a dodici certificati rilasciati da uno o più operatori, permettendoci quindi di disporre, contemporaneamente di più contratti di connettività.

Al contrario di Windows Mobile, Windows 10 non dispone della gestione di una telefonia tradizionale. Ma considerando quanto Microsoft stia cercando l’ibridazione di tutti i dispositivi, non mi stupirebbe trovare sia funzioni per la gestione della baseband nei PC sia client Voice Over IP che permettano di registrare più dispositivi ad uno stesso numero, esattamente come fa Google con il servizio Voice negli stati Uniti.

eSIM

Se le nanoSIM usate attualmente sembrano piccole, le eSIM ridefiniranno il concetto.

 

In effetti la dichiarazione che sarà possibile acquistare piani telefonici direttamente dallo store di Microsoft fa ben pensare in merito. Vorrebbe dire non dover dipendere più da uno smartphone ma di poter usare più o meno qualunque dispositivo Windows 10 per accedere alle funzioni di comunicazione voce. D’altronde Microsoft lo ha detto: hanno mancato clamorosamente il fenomeno smartphone e quindi il loro ritorno nel mercato mobile può avvenire solo con la prossima Next Big Thing. In caso contrario sarebbero destinati a soccombere o a prendersi solo una fettina di mercato, troppo risicata per attirare gli sviluppatori e colmare l’application gap.

Una visione… aumentata

Se ci si fermasse qui sarebbe già interessante. Mentre Apple perde tempo a trastullarsi con due diversi sistemi operativi, troppo impegnata a valutare con attenzione che il porting su ARM di MacOS possa creare una lotta fratricida in casa, Microsoft ha unificato il tutto e si presenta con una visione unica e indipendente dal dispositivo.

Ma c’è di più. Perché la casa di Seattle, quella che stava all’innovazione come McDonald’s alla dieta mediterranea, ha deciso che è tempo di staccarci da una visione 2D dell’informatica. Quindi basta schermi piatti e desktop bidimensionali. Dopo l’uscita a sorpresa di Hololens (strumento professionale di alto costo comunque accolto con molto favore dai costruttori di automobili e velivoli e, in generale, da chi è coinvolto nei campi del design e della progettazione), ha deciso di porre la realtà aumentata a disposizione delle masse.

C’è ancora da dire su WinHec e lo farò domani. Nel frattempo ricordo che è possibile visionare i filmati di tutti gli speech dell’evento.




Andrea Ghirardini (@darkpila) è uno dei precursori della Digital Forensics in Italia. Sistemista multipiattaforma – anche se con una netta preferenza per Unix – con una robusta esperienza in materia di sicurezza informatica, si occupa in particolare di progettare sistemi informativi di classe enterprise. È Chief Technical Officer in BE.iT SA, società svizzera facente parte del gruppo BIG, specializzata nella gestione discreta e sicura di sistemi informativi aziendali. Per Apogeo è autore di Digital Forensics edito nella collana Guida completa.

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