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Chi serve, come, perché e quando no

In squadra

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06

dic

2016

C’è da rifare il sito, volete risultati concreti e ne capite pochino? Abbiamo un tris di suggerimenti pronto per voi.

Immaginiamo che l’azienda sia di quelle che vogliono guadagnare grazie al sito. Se, invece, nel bilancio aziendale il suo costo sta tra la carta intestata e la pianta in vaso della reception, allora questa breve guida non fa per voi.

Web developer

Lo sviluppatore che trasforma il progetto in un sito vivo e funzionante è forse la persona più difficile da scegliere nel team, perché è difficile per chi fa un altro mestiere distinguere quelli bravi dai pasticcioni prima che sia troppo tardi.

Come riconoscere la persona che fa per voi. Se gli passate una base dati con un milione di varianti di prodotto, al massimo alza un sopracciglio. Non si limita a prendere istruzioni ma chiede i motivi delle decisioni e offre suggerimenti. Ha lavorato per aziende più grandi della vostra. Intavola il discorso sulla sicurezza senza che gli venga richiesto.

Scappate a gambe levate quando. Vi dice che lui usa sempre e solo il uòrpres e che vi aiuta a trovare un tema uòrpres (a scelta, bruttissimo o già usato da diecimila altre aziende). Quando gli citano qualsiasi altro strumento gli si impalla l’occhio e chiede un paragone col uòrpres.

Come verificare che stia facendo il suo lavoro. Lo vedete curare gli aggiornamenti del software sottostante al sito web. In presenza di picchi di carico, il sito rallenta ma continua a funzionare benone.

Mi servirà un mese solo per buttare via il codice dello sviluppatore precedente

La cosa che più terrorizza uno sviluppatore è badare ai codici scritti da un altro.

 

Web designer

Figura chimerica composta da mezzo grafico, mezzo architetto, mezzo psicologo e mezzo tipografo. Ecco perché ve ne servono due, come abbiamo già spiegato.

Social media manager

Partendo dal principio che molte persone perdono tempo su Facebook, Pinterest, Twitter e via dicendo, il social media manager dovrebbe sapere attirare un po’ di questa gente da quei siti verso il vostro — o direttamente verso i vostri negozi fatti di mattoni. Se lavorate nella ristorazione, per dire, ha certamente senso.

Come riconoscere la persona che fa per voi. Si offre di creare i contenuti per la vostra pagina Facebook, i tweet, eccetera. Certo, dovrete fornire voi spunti, idee, notizie, foto e via dicendo.

Scappate a gambe levate quando. Vi parla per mezz’ora di quanto i social network han cambiato il mondo, ma non si interessa in dettaglio di voi e del vostro business. Quando se ne va non avete capito cosa vuole fare concretamente.

Se mi darai un sacco di soldi farò una serie indefinita di cose vaghe per migliorare il traffico web

Il bravo social media manager fa pochi proclami e si interessa davvero a voi.

 

Come verificare che stia facendo il suo lavoro. Fissate un obiettivo concreto, oggettivo, misurabile numericamente (per esempio, il fatturato del commercio elettronico sul sito) e concordate una ricompensa basata quasi unicamente su quel parametro. Bloccate ogni modifica strutturale del sito lasciando attivi solo gli aggiornamenti di contenuto ordinari. Misurate il vostro obiettivo prima dell’inizio, dopo un mese, dopo due mesi e dopo tre. Se il risultato non è una costante crescita, cacciatelo a pedate.

SEO/SEM

Il termine SEO è nato quindici anni fa, quand’era possibile fregare Google e convincerlo a mandarvi visitatori immeritatamente. Oggi sarebbe necessario trovare un termine diverso per indicare una persona che ottimizza la visibilità del vostro sito sui motori di ricerca, sia tramite inserzioni a pagamento che in modo naturale ed organico. Insomma, fa in modo che chi vi cerca vi trovi.

Come riconoscere la persona che fa per voi. Analizza i vostri dati di traffico e il sito dei vostri concorrenti diretti prima di cominciare, e presenta un rapporto perfettamente comprensibile a chiunque. Fa poche, concrete e motivate richieste di modifica al vostro sito (c’è poco da fare, la partita ormai non si gioca più in quei termini). Chiede un budget inizialmente minuscolo per le inserzioni, a crescere in caso di successo.

Scappate a gambe levate quando. Declama comandamenti come un profeta biblico, usando una accozzaglia di termini pseudotecnici in inglese. Scoprirete che sono pseudo tecnici perché, a cercarli, NON appaiono pagine di Google.com che spiegano esattamente perché si tratta di una questione rilevante e come si fa esattamente a soddisfare il requisito.

Come verificare che stia facendo il suo lavoro. Medesimo metodo visto per il social media manager.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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Un commento

  1. Enzo

    Spero che questo articolo sia scritto in maniera del tutto affrettata e senza pensare a cosa scrivere, giusto per riempire uno spazio.
    Questo blocco, è del tutto discutibile:

    Come verificare che stia facendo il suo lavoro. Fissate un obiettivo concreto, oggettivo, misurabile numericamente (per esempio, il fatturato del commercio elettronico sul sito) e concordate una ricompensa basata quasi unicamente su quel parametro. Bloccate ogni modifica strutturale del sito lasciando attivi solo gli aggiornamenti di contenuto ordinari. Misurate il vostro obiettivo prima dell’inizio, dopo un mese, dopo due mesi e dopo tre. Se il risultato non è una costante crescita, cacciatelo a pedate.

    Da questo discorso si comprende che i Social non sono compresi, non è ancora chiaro il vero obiettivo dei social network. Legare queste piattaforme alla sola vendita di prodotti, non è corretto..anzi…non fa altro che distruggere un lavoro fatto di branding, strategie, piani editoriali ecc.
    È vero che alla fine ad un azienda interessa vendere, ma i social non devono essere l’unico motivo, se l’azienda non vende le mancanze possono essere anche altre, anzi di solito è così..quindi perché “prendere a pedate” chi cerca di fare il suo mestiere; credo che bisogna fare un mea culpa (da parte dell’azienda) analizzare insieme l’andamento e poi valutare il problema dove sta.

    Un altro punto che non riesco a capire è unire sotto un unica voce SEO e SEM…non è una cosa normale, perché sono due cose diverse…si gestiscono in maniera diversa ed hanno competenze diverse, anzi di solito, ed è così, chi gestisce la SEO non si occupa della SEM.

    Ripeto, spero che queste parole siano state scritte in maniera frettolosa e giusto per riempire uno spazio vuoto.

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