Licenze per chi non deve chiedere mai

Il permesso c’è già

di

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02

dic

2016

Una licenza Creative Commons applicata correttamente risolve dubbi e problemi in modo automatico. Non c’è che leggerla.

Tutte le mie opere (libri, articoli, slide) sono rilasciate con licenze libere, che il più delle volte consentono la modifica e lo sfruttamento commerciale (spesso una Creative Commons Attribution-ShareAlike, che poi è quella di Wikipedia).

Una scelta di campo dettata da ragioni di coerenza: la gente mi conosce come un divulgatore delle licenze open e in generale delle nuove forme di gestione del diritto d’autore, sarebbe il colmo se poi io per primo non dessi il buon esempio. In realtà poi, guardando bene in giro, non tutti i colleghi che si riempiono la bocca di belle parole a favore dell’openness poi applicano la stessa coerenza intellettuale; ma questo è un altro discorso, di cui tra l’altro abbiamo già parlato.

Ciononostante

Costantemente mi succede di ricevere email in cui mi viene chiesto il permesso di utilizzare qualche mio contenuto. Io ogni volta rispondo dicendo che non è necessario interpellarmi, dato che l’opera in questione riporta un chiaro disclaimer con il rimando alla licenze e che quindi basta leggere quello e attenersi a quanto indicato lì. In fondo, come spiega in modo cristallino un riuscitissimo filmato introduttivo al mondo Creative Commons, non c’è bisogno di chiedere il permesso perché il permesso è già stato concesso (appunto attraverso la licenza).

D’altronde, basta spulciare un dizionario generico di lingua italiana per vedere che l’etimo di licenza è il verbo latino licēre, che appunto significa permettere, autorizzare.

Alcuni mi rispondono che avevano visto la licenza ma che avevano preferito comunque scrivermi per una questione – per così dire – di galateo intellettuale. Ma altri si mostrano disorientati e mi lasciano intendere di non aver ben capito come funzionino queste benedette licenze libere. E per me che ho fatto della divulgazione e formazione su questi temi non è certo un bel segnale.

Perciò, se non volete farmi venire questi dubbi, quando volete usare le mie opere, vi prego, leggete semplicemente la licenza e… non chiedetemi il permesso.

Permesso concesso

 

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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