Sicurezza solo nell'inazione

Il duello impari tra tribunali e Facebook

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18

nov

2016

Si acuisce il problema delle azioni giudiziarie verso social network planetari da parte di autorità con giurisdizione nazionale.

Dopo le perplessità destate dal sistema di censura di Facebook per vari episodi di rimozione, tra cui alcuni davvero paradossali, Zuckerberg e soci si trovano ora a dover fronteggiare altre vicende giudiziarie non proprio piacevoli.

In Germania un giudice ha aperto un fascicolo penale proprio per accertare le responsabilità dei dirigenti del social network sulle delicate questioni dell’apologia del nazismo e della negazione dell’Olocausto. In Italia invece il colosso californiano, nella sua estensione europea Facebook Ireland, si è trovato a comparire di fronte a un tribunale (questa volta civile) per gli strascichi della vicenda triste e delicata della giovane morta suicida a settembre, di cui volutamente non farò il nome; tanto tutti ormai sanno chi è e cos’è successo.

Effetto Streisand

L’ordinanza in questione è stata emessa dal Tribunale di Napoli Nord lo scorso 4 novembre e, al di là dell’irrisoria cifra di risarcimento imposta a Facebook, rischia di portarsi dietro ulteriori conseguenze giudiziarie anche per altre persone fisiche, se il giudice ordinasse a Facebook di esibire i nomi delle persone che hanno pubblicato il famigerato video. Come già segnalato altrove, a furia di provvedimenti giurisdizionali, l’oblio mediatico sulla vicenda continua ad allontanarsi.

Tra l’altro alcuni hanno fatto notare che il video, pur essendo stato rimosso dai canali principali, continua a ricomparire qua e là nei molti siti hard che prevedono la possibilità da parte degli utenti di caricare direttamente dei contenuti.

Secondo le dichiarazioni dei suoi legali, la madre della defunta, che ora agisce giudizialmente in quanto erede,

è rimasta soddisfatta per la pronuncia del Tribunale civile di Napoli Nord contro un colosso come Facebook, perché sa che in futuro sarà più difficile per altre ragazze essere vittima della gogna mediatica subita da sua figlia, ma la sua battaglia è per la totale e definitiva rimozione sul web di ogni traccia che possa riportare a essa. Per questo attiveremo il Garante Privacy, con l’indicazione nel reclamo degli URL, chiedendo che li rimuova e ne inibisca la successiva pubblicazione.

Si fa dunque appello non solo ai tribunali ma anche al Garante, nonostante io non sia così sicuro che si otterranno risultati apprezzabili. Abbiamo già spiegato che un medium come Internet spesso sfugge al controllo dei legislatori nazionali e dei giudici; parimenti abbassa di molto l’efficacia di eventuali provvedimenti di un’autorità amministrativa con competenza limitata al suolo italiano.

Meglio evitare

Questa triste vicenda è diventata l’ennesima prova che l’unico modo sicuro per evitare che video e foto privati e sensibili non sfuggano di mano è non diffonderli in alcun modo (o addirittura non realizzarli nemmeno?). Come abbiamo già detto, la rete ha la sue dure regole e sarebbe opportuno conoscerle prima di giocare col fuoco.

Problema ancora più delicato quando si tratta di minori (non era questo il caso, ma ogni giorno si sente qualche storia simile), che da un lato hanno una indiscussa agilità con le tecnologie e specialmente con le piattaforme social, ma dall’altro non hanno ancora piena percezione dell’impatto possibile di certe azioni. Lì forse non è tanto questione di tribunali o garanti, ma di una più attenta educazione all’uso di questi strumenti.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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